La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 8 aprile, Giorno XV
della Nuova Era Forte & Andreottiana, si apriva con: "Nel
cuore di Baghdad". L’articolo, splendido, è di Bernardo
Valli. Qui, un assaggio: "Baghdad deserta, con le porte
sprangate, in queste ora emana mille odori. Di tutti i tipi:
della povertà, della paura, della sofferenza, e anche
quello della sporcizia, di escrementi, insomma della merda".
Buono, come sempre, "il punto strategico" di Vincenzo
Nigro: "E se alla fine avesse avuto ragione Donald Rumsfeld?
Detta così, in Europa potrebbe suonare come una bestemmia".
Anche tra i republicones, invero.
Magdi Allam è sempre più Rummy. Ieri il suo editoriale
diceva le cose che nei titoli non ci sono mai: "Per Bassora
è finalmente il giorno della riscossa popolare. Eccola
la gente che accoglie a braccia aperte le forze americane e britanniche.
La si è vista a Bassora, a Najaf, a Nassiriyah e a Karbala.
Le immagini di giovani in festa mentre abbattono le statue di
Saddam si commentano da sole". Si commentano da sole, in
effetti. Sarà per questo che i republicones, Rummy a parte,
non le commentano? Magdi Rummy chiude così: "Se si
tiene presente che la guerra di liberazione del Kuwait durò
44 giorni, la guerra dei Balcani e in Kosovo 76 giorni, la guerra
contro i Taliban in Afghanistan 60 giorni, il fatto che al ventesimo
giorno di questa guerra, contro un regime tutt’altro che docile,
si sia prossimi alla fine, dà la misura del successo".
E’ quasi tutto corretto su Rep. di ieri (pensate: anche i titoli
degli editoriali americani erano fatti bene), ma non è
niente di fronte alla bellezza dell’articolo dell’ex dissidente
polacco e icona della sinistra, Adam Michnik. Andrebbe ripresa
ogni singola riga, ogni singola parola. E’ difficile spiegare
meglio di Michnik le ragioni di questa guerra. Bravi i republicones
ad averlo pubblicato, speriamo che ora lo studino però.
Qualche frase: "Nella sfera morale mi pongo la domanda se
la guerra contro il regime iracheno è giusta e rispondo:
sì, è una guerra giusta, come lo fu quella della
Polonia contro Hitler e quella della Finlandia contro Stalin.
Nell’ambito politico mi formulo la domanda se la guerra ha senso
politicamente e la mia risposta è chiara: questa guerra
ha come fine rovesciare un tiranno che sostiene il terrorismo
internazionale e che tenta di entrare in possesso di armi di
sterminio di massa, è una guerra politicamente giustificata";
"Oggi come in passato continuo a rifiutarmi di mettere il
segno di uguale tra un regime conservatore e antipatico, ma democratico,
e una dittatura. Per questo non dirò mai che Chamberlain
e Hitler erano uguali, o Roosevelt e Stalin, o Nixon e Mao Tse
Tung o Adenauer e Ulbricht"; "Non mi piace il primo
ministro d’Israele, Sharon, per la sua brutalità e demagogia
primitiva, ma in nessun caso le metterò accanto ai leader
di Hamas che esortano a compiere barbari attentati suicidi";
"L’11 settembre è stato commesso in nome dell’ideologia.
Il terrorismo ha così dichiarato guerra al mondo democratico.
E noi vogliamo difendere questo mondo, anche se conosciamo oltremodo
i suoi difetti e peccati".
L’umoralista Michele Serra paragona i falchi Usa a quei comunisti
della sua generazione che vedevano i buoni tra "gli operai
e il loro partito" e i cattivi tra gli altri. Stessa "spocchia
semplificatrice e fanatismo ideologico" che si trova in
quelli che "oggi sono al governo della prima potenza mondiale".
Paragone da ribaltare, in realtà. I falchi "al governo
della prima potenza mondiale", per quanto spocchiosi e fanatici,
sono quei "cattivi" che ci hanno salvato dai "buoni"
cari alla generazione dell’umoralista. (continua)
9 Aprile 2003