Camillo di Christian RoccaHome, Dixie Chicks

La guerra è finita, cantate in pace. E così anche uno degli effetti collaterali della campagna militare è svanito in un battibaleno, come neanche la guardia repubblicana di Saddam. Crollato il feroce regime, speriamo che i cantanti abbiano finalmente messo giù i megafoni e portato su i microfoni. Si torna a cantare, si smette di fare politica. Operation Music Freedom. Evviva. Ora, finalmente, si potrà parlare delle più improbabili icone pacifiste di questo secolo, le Dixie Chicks, per quello che suonano, per la loro musica, invece che per i proclami geopolitici di una delle tre ragazze texane. La bionda, quella che somiglia a Floriana del Grande Fratello, aveva detto che si vergognava del suo compaesano George Bush. Natalie Maines non ha fatto altro che ripetere quello che dicono quasi tutti i rocchettari del mondo, ma per lei, per una Dixie Chick, è diverso. E’ facile essere David Byrne e dire Bush boia; facilissimo essere Caetano Veloso e inneggiare al tropicalismo antiyankee; sono bravi tutti, chiamandosi Peter Gabriel, Laurie Anderson, Brian Eno e Ryuichi Sakamoto, a costituire l’associazione dei "musicisti uniti per vincere senza guerra". Se sei una Dixie Chick, una ragazza texana, campionessa della musica country, quindi patriottica per definizione e snobbata nei circoli intellettuali della East Coast, non è così semplice. Finisce che le radio locali ti boicottano, che le critiche e gli insulti diventano insopportabili, che le accuse di propaganda antiamericana cancellano la realtà di un disco che, invece, è molto bello. Quindi, un consiglio. Ascoltate il cd delle Dixie Chicks e non badate a due cose: 1) alle ridicole polemiche sul patriottismo; 2) all’aspetto sexy delle tre bambole del sud, la Flo del Gf, e due specie di Paola e Chiara from Dallas, Texas. "Home" non è né un disco politico né un disco da lollipop di plastica. Le tre ragazze sono brave, e la loro musica country-leggera è molto divertente. Non è un disco di alternative country, cioè di quel genere acustico e cerebrale dei tanti volenterosi emulatori di Neil Young. La musica delle Dixie è quella che il film dei fratelli Coen, "Fratello, dove sei?", ha rilanciato e rigenerato in America. Finalmente si suona e si tace. E quelli che hanno tentato la furbata pacifista, magari confidando nella resistenza di Saddam, sono rimasti fregati. Tra le vittime il nostro Lou Reed, autore di una versione anti Bush di Walk on the Wild Side, e il vostro (mio non è mai stato) Claudio Baglioni, prossimo autore di Requiem, una canzoncina arcobaleno con memorabili versi tipo questo: "Lassù le bombe volano come sassi, quaggiù le mine sono tombe sotto i passi". Amen.
Christian Rocca

Cristina Donà  Dove sei tu (Mescal)
Finalmente un disco italiano di cui non vergognarsi. Cristina Donà è brava, canta, suona e compone tredici canzoni belle.

Virginiana Miller  La verità sul tennis (Sciopero records – Sony)
I Radiohead de noantri sono molto più melodici e meno sperimentatori degli originali. Il paragone è eccessivo, ma cosa c’è di meglio in Italia?

The Minus 5  Down with Wilco (Yep Roc Records)
Ovvero come prendere uno dei Wilco, metterlo nel gruppo, e fare il disco che i Beatles avrebbero inciso se oggi facessero alternative country.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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