New York. L’Arabia Saudita non è nella lista dei paesi dell’asse del male. Il regno wahabita è alleato degli Stati Uniti, eppure tutti in America sanno che Riad non è il migliore degli amici possibili e che prima o poi bisognerà affrontare il tema. Lo hanno scritto ieri il Washington Post e Newsweek. Ci sono già due libri, e un terzo in uscita, che preparano "the case against Saudi Arabia". Il primo è di Stephen Schwartz, "The two faces of Islam: The House of Sa’ud from Tradition to Terror". Il più importante è quello dell’ex ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Dore Gold, "Hatred’s Kingdom – How Saudi Arabia Supports the New Global Terrorism". Il terzo uscirà a luglio, si intitola "The Fall of the House of Saud" ed è scritto dall’ex funzionario Cia, Robert Baer. I terroristi dell’11 settembre erano in maggioranza sudditi del regno, le moschee saudite propagandano l’odio antiamericano, il governo finanzia il terrorismo internazionale. La strategia del terrore di Osama bin Laden si inserisce nella complicata successione del regno saudita, ed è quindi facile immaginare la sua penetrazione dentro il sistema di potere di Riad. Gli attentati della settimana scorsa contro obiettivi americani hanno riaperto a Washington il caso saudita, specie dopo che l’ambasciatore americano ha accusato Riad di non aver considerato le informazioni dei Servizi su un possibile attentato terrorista. I sauditi, ha scritto il New York Times, dopo l’11 settembre qualcosa hanno fatto ma soltanto il minimo necessario. Ora, dopo che Washington ha inviato a Riad una sua squadra di investigatori, iniziano i primi contrasti prontamente smentiti dall’attivissima ambasciata saudita negli Stati Uniti. Nel weekend il potentissimo ambasciatore Bandar ha annullato all’improvviso le sue partecipazioni ai talk show Usa. Secondo il New York Sun, Bandar è impegnato in un nuovo piano di pace saudita, il secondo dopo quello fallito qualche mese fa. Ma pare che Hamas sia ancora finanziata da Riad, tanto che a ottobre, Haled Mishal, uno dei capi terroristi palestinesi, è stato ricevuto dal principe Abdullah.

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