Camillo di Christian RoccaKarl Rove ha parlato, il gioco si fa duro

New York. Karl Rove ha parlato, la campagna elettorale di Bush per le Presidenziali del 2004 è iniziata. Ufficialmente si aspetterà il Memorial Day (il 26 maggio), ma l’annuncio della ricandidatura di Dick Cheney alla vicepresidenza e la rara uscita pubblica di Rove hanno accelerato i tempi. Rove, 52 anni, faccia da bimbo innocente, pelle chiara e occhi azzurri, è il riservatissimo senior political advisor di George W. Bush, l’uomo più temuto di Washington, l’intelligentissimo consigliere personale del presidente definito "il cervello di Bush" da un libro uscito un paio di mesi fa. Karl Rove sta dietro tutte le grandi decisioni della Casa Bianca, tanto che nella capitale dell’impero i Democratici usano dire "Rove" invece che "Amministrazione Bush" e da qualche giorno si interrogano "se Rove abbia intenzione di invadere la Siria". Esagerazioni, ma Rove è davvero una celebrità. Mercoledì è andato in New Hampshire dove ha tenuto un discorso atteso e seguito da sette network e decine di giornalisti. Sembrava un candidato alla presidenza più che uno stratega, citazioni storiche, battute e riflessioni politiche. In un colpo solo Rove ha minimizzato la corsa dei nove pretendenti democratici alla Casa Bianca, tanto che il candidato di sinistra Howard Dean, in zona per le Primarie, non se lo è filato nessuno. E i titoli di apertura dei telegiornali non sono andati all’importante discorso sull’energia di Joe Lieberman ma, appunto, al discorso di Rove, avvenuto nello Stato dove Bush nelle primarie del 1999 fu sconfitto da John McCain con uno scarto di quasi venti punti. Per capire l’importanza di Rove basta citare il Boston Globe, il cui articolo iniziava così: "Tornando sul luogo della sua più imbarazzante sconfitta politica". Sua, non di Bush.
La campagna presidenziale, dunque, è iniziata, e già ci sono furibonde polemiche per le ultime due mosse studiate da Rove, questa settimana oggetto di un lungo ritratto sul New Yorker. L’atterraggio sulla USS Lincoln di un Bush in versione Top Gun viene considerato il più formidabile spot elettorale per un presidente in cerca di rielezione. Si mormora che sia opera di Rove. I liberal rumoreggiano, per bocca del senatore democratico Robert Byrd e dei columnist del New York Times. Non si usa la guerra e la morte di decine di americani a fini elettorali, dice Byrd. "C’è stato un tempo in cui gli americani patrioti di entrambi i partiti avrebbero denunciato qualsiasi presidente che cercasse di trarre vantaggio politico dal suo ruolo di comandante in capo", ha scritto Paul Krugman, subito smentito su Internet da fotografie di Bill Clinton in divisa militare a bordo di una portaerei. La verità è che Rove è felicissimo delle polemiche scatenate dai Democratici, più attaccano il presidente vincitore di due guerre in 18 mesi, più Bush è al riparo da sorprese e problemi che gli potrebbero venire soltanto dal fronte interno, dal deficit e dalla disoccupazione oltre che dal gigantesco piano di tagli fiscali che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe rilanciare l’economia.
Come ha scritto ieri la rivista web Salon, gli avversari del presidente sperano che Bush resti vittima dello stesso destino politico di suo padre, vincitore nel 1992 di una guerra in Iraq e sconfitto alle elezioni successive a causa della crisi economica: "Il giovane Bush, però, ha due cose che suo padre non aveva: una guerra al terrorismo ancora in corso e un consigliere politico tosto come Karl Rove". Rove controlla anche il partito repubblciano e con un’altra mossa ha provocato ulteriori polemiche: "I Democratici hanno spostato la loro convention a metà luglio, sperando che noi fossimo costretti a riunirci ad agosto in contemporanea con le Olimpiadi. Non ci siamo cascati, e abbiamo spostato la nostra riunione a settembre". A New York. Nel terzo anniversario dell’11 settembre.

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