Camillo di Christian RoccaLa dottrina Rumsfeld per un Iraq libero

New York. Nel giorno in cui il New York Sun ha scritto in prima pagina che Saddam Hussein la settimana scorsa è stato visto a Tikrit (la fonte è il leader liberale Ahmed Chalabi), il segretario alla Difesa americano, Donald Rumsfeld, è andato a parlare al Council on Foreign Relations di New York per spiegare in venti minuti i principi base per un Iraq libero. Il suo discorso, largamente anticipato ieri in un suo articolo sul Wall Street Journal, è servito a fare il punto della situazione in Iraq, a sette settimane dalla caduta del regime e a pochi giorni dall’insediamento di Paul Bremer in sostituzione di Jay Garner. Rumsfeld è felice dei risultati fin qui raggiunti, non solo dell’esito della guerra, ma anche del fatto che a causa della velocità delle operazioni militari Saddam non sia riuscito a lanciare missili Scud contro i paesi vicini, come fece dieci anni fa; che i giacimenti petroliferi siano rimasti intatti; che non ci sia stato alcun disastro ambientale né umanitario; e che ponti, strade, ferrovie e infrastrutture siano state messe al sicuro e non distrutte né dai bombardamenti né da azioni di disturbo dell’esercito del rais. Secondo Rumsfeld questa è una grande differenza, che gioca a favore dell’Iraq, rispetto alla situazione dell’Europa nel secondo Dopoguerra. Non c’è da ricostruire un paese, ma la sua società devastata da trenta anni di dittatura, ha scritto Rumsfeld.
Certo, non è facile. Ci sono molte difficoltà: crimine, inflazione, disoccupazione, ma non è una sorpresa: "Nessuna nazione che ha fatto una transizione da una dittatura a una società libera è stata immune alle difficoltà e alle sfide, neanche la nostra".
Per riuscire nell’impresa, ha detto Rumsfeld, l’Iraq deve restare una nazione integra, non deve minacciare i suoi vicini o il mondo con armi di distruzione di massa né reprimere le minoranze. Il nuovo Iraq dovrà essere uno Stato di diritto, sostenere un’economia di mercato e avere un sistema giudiziario indipendente.
Il nostro obiettivo, ha detto Rumsfeld, è quello di trasferire l’autorità politica e amministrativa nelle mani degli iracheni il più presto possibile. Sebbene sia stata rimandata la costituzione di un governo provvisorio iracheno, già adesso le forze alleate cominciano a passare agli iracheni piccole posizioni di potere. A Umm Qasr, sede dell’unico sbocco marittimo, la gestione del porto è già nelle mani irachene sia pure sotto la supervisione britannica. Lo stesso, ha scritto il New York Times, si può cominciare a dire sul petrolio. Ovviamente gli americani continuano a mantenere il potere reale ma Thamir Ghadhban, un iracheno, agisce già come ministro del Petrolio di un governo che però ancora non c’è. "Solo se gli iracheni saranno coinvolti, e responsabilizzati, potremo ottenere un ampio supporto dell’opinione pubblica".
Le forze alleate, nel frattempo, hanno il compito di occupare il vuoto creato dalla caduta del regime e "non accetteranno autonominati leader iracheni". Per garantire la sicurezza della popolazione, gli angloamericani stanno addestrando e assumendo iracheni per costituire una forza dell’ordine locale. Gli angloamericani e i loro 37 alleati, ha detto Rumsfeld, non abbandoneranno gli iracheni, resteranno nel paese fin quando non saranno raggiunti gli obiettivi, e non un giorno di più. C’è da lavorare, ma qualcosa è stato già fatto, secondo quanto scritto sul Wall Street Journal da Rumsfeld: i servizi elettrici al Nord e al Sud del paese sono già migliori rispetto agli ultimi 12 anni, mentre l’approvigionamento energetico di Baghdad sta migliorando.
Gli alleati coinvolgeranno nello staff dell’amministrazione civile quegli iracheni che condividono gli obiettivi di un Iraq libero e moderato. Rumsfeld però non ha fatto cenno all’incursione notturna avvenuta la settimana scorsa nella sede di Baghdad dell’Iraqi National Congress, il partito più filo americano del paese. I militari Usa hanno arrestato, e subito rilasciato, 14 militanti del movimento di Chalabi che si opponevano a un’irruzione effettuata per cercare armi di distruzione di massa. Gli americani, scrive il New York Sun, avrebbero ricevuto una telefonata anonima, probabilmente da una fazione rivale dell’Inc, e si sono precipitati al circolo della caccia, ovviamente non trovando nulla.
La comunità internazionale, l’Onu e le organizzazioni non governative "saranno benvenute". Così come i paesi vicini, ai quali però "non sarà permesso di interferire". Rumsfeld ha fatto un esplicito riferimento a "coloro il cui obiettivo è quello di creare un Iraq a immagine dell’Iran". Ci sarà la de-bathificazione del paese, ci saranno processi e ci saranno errori, ha detto Rumsfeld. "Non potrà essere perfetto, saremo costretti a correzioni in corso. E’ uno sforzo che richiede pazienza", ma solo così "il mondo avrà un modello positivo di transizione dalla dittatura all’autonomia, oltre che un nuovo alleato nella guerra globale al terrorismo e nella battaglia per la libertà e la moderazione nel mondo islamico".

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