Camillo di Christian RoccaPare che funzioni. Il rapporto sul terrorismo internazionale

Washington. Pare che funzioni. La campagna lanciata contro il terrorismo dall’Amministrazione americana  dopo l’11 settembre comincia a dare i suoi frutti. Il segretario di stato Colin Powell, insieme con l’ambasciatore Cofer Black,  coordinatore dell’ufficio Antiterrorismo, ha presentato mercoledì i"Patterns of Global Terrorism 2002", l’annuale pubblicazione con la quale la diplomazia Americana è tenuta ad informare il Congresso sullo stato del terrorismo nel mondo. Nel 2002 ci sono stati 194 attacchi terroristici, con un calo del 44 per cento rispetto all’anno precedente. E’ il livello più basso di attacchi da 30 anni. L’ultima volta che il numero di attentati i è sceso sotto i 200 è stato il 1969. Secondo Cofer Black, ci sono parecchie ragioni dietro questo risultato:" Intanto sono diminuiti sensibilmente gli attentati alle pipeline della Colombia,  ma è stato fondamentale aver aumentato le misure di sicurezza, specie ai confini o agli aeroporti, ovunque nel mondo." Terzo punto ha detto ancora il coordinatore dell’Antiterrorismo un gran numero di sopetti terroristi non è più in grado di fare attentati perchè è in prigione.
Più di tremila affiliati di Al Qaida sono stati arrestati in più di cento paesi". Black però sostiene che il merito principale sia da attribuire al cambiamento delle condizioni mondiali di sicurezza dopo l’11 settembre: "I paesi stanno in guardia contro il terrorismo. Si scambiano informazioni di intelligence e di polizia, arrestano i sospetti e ostacolano gli attacchi. I governi e le istituzioni finanziarie stanno prosciugando le fonti di finanziamento dei terroristi. L’azione militare in Afghanistan e in Iraq li ha cacciati via da questi paesi e ha distrutto i rifugi nei quali si riunivano e dai quali dipendevano. Le nazioni stanno combattendo il terrorismo in tutto il mondo in modo energico, devono essere orgogliose di questo storico numero basso di attentati".
Powell ha presentato il rapporto, spiegando che dall’11 settembre a oggi "gli Stati che finanziano il terrorismo sono sotto pressione internazionale e sempre più isolati. Gran parte di questo lavoro ‘salva vita’ è stato fatto dietro le quinte. Nel frattempo, le forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno distrutto l’importante roccaforte terroristica in Afghanistan, liberando gli afghani dalla doppia tirannia dei talebani e di Al Qaida". Secondo Powell "anche la liberazione dell’Iraq è una grande vittoria per la libertà. Ha liberato la comunità internazionale dalla minaccia posta dalla combinazione potenzialmente catastrofica tra un regime criminale, armi di distruzione di massa e terroristi. E ha liberato il popolo iracheno da un oppressore".
Nel rapporto sullo stato del terrorismo internazionale si legge che "nonostante la rilevante pressione ricevuta dal governo americano" ci sono ancora sette Stati che aiutano e finanziano il terrorismo: Cuba, Iran, Iraq, Libia, Corea del Nord, Siria e Sudan. Alcuni hanno fatto qualche prima mossa di cooperazione con gli Stati Uniti, molti di loro, invece, continuano a perseguire obiettivi destabilizzanti.
Cuba e Sudan partecipano rispettivamente a 12 e 11 convenzioni internazionali contro il terrorismo, ma continuano a fornire supporto a organizzazioni terroristiche straniere (basche, colombiane e irlandesi nell’isola; islamiche in Sudan). Siria e Libia dicono di voler cooperare con gli Stati Uniti e di aver diminuito le loro attività, ma la loro cooperazione rimane insufficiente in alcune aree.
Chiusa la partita con il regime di Saddam, Iran e Corea del Nord sono i due paesi più pericolosi. Teheran resta lo Stato più attivo nelle operazioni terroristiche compiute l’anno scorso. Ha fornito finanziamenti, addestramenti e armi ai gruppi terroristici anti israeliani e centroasiatici. Di più, alcuni membri di questi gruppi, e di Al Qaida, hanno trovato rifugio in Iran. La Guardia islamica rivoluzionaria e i ministeri dei Servizi e della Sicurezza sono coinvolti nella progettazione e nel supporto di atti terroristici, e continuano a esortare alcuni gruppi a usare il terrorismo come strategia per raggiungere gli obiettivi.
Su Al Qaida l’atteggiamento iraniano è di due tipi: ha consegnato ai governi stranieri qualche affiliato, ma ne ha protetti altri. L’Iran, si legge nel rapporto del Dipartimento di Stato, nel 2002 ha incoraggiato le attività anti israeliane sia operativamente sia a parole. L’ayatollah Khamenei definisce Israele "un tumore cancerogeno" e di conseguenza il suo paese finanzia, arma e addestra gli Hezbollah libanesi e i gruppi palestinesi che vogliono cacciare a mare Israele, cioè Hamas, Jihad islamica e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Teheran incoraggia gli Hezbollah e i terroristi palestinesi a coordinare i loro piani e ad aumentare le loro attività militari contro lo Stato ebraico.
Il rapporto del Dipartimento di Stato confida nella volontà del regime siriano di abbandonare le attività terroristiche, nonostante per il momento ci sia soltanto qualche timido segnale. L’aiuto siriano ai terroristi palestinesi è limitato e prevalentemente politico, ma consente all’Iran di fornire assistenza, via Damasco, agli Hezbollah in Libano.

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