Camillo di Christian RoccaCaso Mauro a Baghdad

Finanche la neonata stampa irachena è più seria e corretta di Repubblica e del suo vertice insabbiatore. Il giornale iracheno Al Sa’ah ha infatti chiesto scusa ai propri lettori per un articolo falso comparso sulle sue pagine il 9 giugno. Così, dopo il New York Times e il Washington Post e il Christian Science Monitor, anche la stampa libera araba si comporta come si conviene quando si scopre che un articolo è stato completamente inventato. Da una parte, dunque, ci sta il giornalismo del mondo civilizzato, al quale ora si è aggiunto anche quello del mondo appena liberato, dall’altra resta l’arroganza editoriale di Repubblica, tabloid alle vongole che ha scelto di non far sapere ai propri lettori che almeno un paio di articoli di Marco Lupis Macedonio eccetera erano al contempo inventati, rubati, copiati e pieni di errori. Il giornale iracheno aveva raccontato che diciotto militari americani avevano stuprato due minorenni irachene, una delle quali sarebbe morta dopo lo stupro mentre l’altra sarebbe stata uccisa dalla sua stessa famiglia per la vergogna. La storia, scrive New Republic citando Al Sa’ah, era falsa. Lo ha scritto sul suo giornale il direttore di Al Sa’ah, il quale si è reso conto che si trattava di una bugia quando si è recato sul posto, a Wasit. Ni’ma Abdul-Razzaq non è Ezio Mauro.

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