Camillo di Christian RoccaGOTHAM CITY

IL FOGLIO, 4 giugno 2003
IL FOGLIO, 24 maggio 2003
IL FOGLIO, 17 maggio 2003
IL FOGLIO, 10 maggio 2003
IL FOGLIO, 30 aprile 2003

4 giugno
COME FINISCE SEX & THE CITY
Il 22 giugno riprende Sex & the City, la serie televisiva ispirata all’omonima rubrica su New York che Candace Bushnell teneva sul New York Observer. Questa è la sesta serie e sarà anche l’ultima. L’altro giorno è stata girata l’ultima puntata e un paparazzo del New York Post è riuscito a fotografare l’attrice protagonista, Sarah Jessica Parker, davanti al tribunale di downtown Brooklyn dove solitamente si celebrano i matrimoni. Carrie, la protagonista, dunque si sposa (forse). Ma il marito, almeno stando alla fotografia, non è l’eterno Mr. Big, piuttosto l’attore che nella quarta serie interpretava il fidanzato-vicino di casa che già una volta c’era quasi riuscito a convincerla.

IL NUOVO LIBRO DI BUSHNELL
Questa settimana è uscito il nuovo libro di Candace Bushnell, autrice di Sex & the City e giornalista così pettegola che al New York Observer i colleghi chiamano "Bedcheck" perché sapeva sempre chi scopava con chi. Il primo giornale a recensire "Trading Up" è stato il New York magazine, il settimanale che oggi ospita un’imperdibile rubrica sul sesso e sulla città, Naked City, a cura di Amy Sohn. (Naked City è la vera erede di Sex & the city). Il recensore del libro, John Homans, ex collega della Bushnell all’Observer, non è stato tenero con lei. Il libro, ha scritto, è totalmente privo di quel linguaggio sovraeccitato di Sex & the City. Cattivello. La Bushnell deve averlo bedchecked un po’ troppo.

SMALL’S HA CHIUSO
Il jazz club di New York più vicino all’idea di fumoso jazz club degli anni 60 è Small’s, locale chiamato così perché piccolissimo. Si trova in uno scantinato a due passi dal Village Vanguard. La musica inizia quasi a mezzanotte e finisce poco prima delle otto del mattino. Si paga poco (10 dollari) e dentro non c’è da bere (gli aficionados si portano la birra da casa). Causa 11 settembre e crisi economica la clientela si è dimezzata. Il divieto di fumo stabilito dal sindaco Mike Bloomberg ha dato il colpo definitivo. Il proprietario (quello seduto sulle scale che spesso diceva ai potenziali clienti che "il gruppo di stasera non vale niente") ha rifiutato i soldi messi a disposizione dai fan e l’idea di contaminare la sua creatura aprendo un bar. Il 1 giugno ha chiuso.

Tour sui luoghi di Blair
Secondo il New York Post i media junkies di Manhattan si divertono a fare il tour dei luoghi dove Jayson Blair preferiva trascorrere i pomeriggi da inviato sul campo. Si parte dal bar Robert Emmet che si trova sulla 44esima all’altezza della ottava Avenue (qui Blair beveva qualche bicchiere di scotch), poi si passa al Siberia sulla 40esima all’incrocio con la nona Avenue (dove Blair, sempre secondo il Post, scrisse un reportage sulla prigioniera di guerra Jessica Lynch datato West Virginia). Ultima tappa alla Playwright Tavern sulla 44esima all’incrocio della ottava Avenue.

UN PANINO E UNA COSA DA BERE
La guerra più idiota che l’America sta combattendo è quella degli hamburger. L’anno scorso il deli Daniel Boulud fece un attacco preventivo proponendo ai clienti il panino più costoso del mondo, un hamburger al foie gras da 29 dollari. Subito dopo, ha scritto Time Out, quelli dell’Old Homestad risposero con un burger al Kobe beef da 41 dollari. Ora Daniel Boulud ha risposto con un foie gras burger e tartufi alla modica cifra di 50 dollari. Ideale da mangiare sorseggiando il cocktail dorato del bar sulla Trump Tower: 50 dollari più mancia.

Cose newyorchesi
Sessanta anni dopo l’ultima volta, la New York Public Library ha aperto una sala da lettura all’aperto su Bryant Park.
Il miglior cappuccino e i migliori cornetti della città si trovano sulla 74esima east, tra Park e Madison Avenue, da "Via Quadronno", bar identico all’originale milanese che si trova, appunto, in via Quadronno.
Al Film Forum su Houston Street c’è in programmazione una versione restaurata e doppiata in inglese del capolavoro di Sergio Leone, "Il buono, il brutto e il cattivo". La Mgm ha convinto sia Clint Eastwood sia Eli Wallach a tornare in studio per doppiare la loro voce sopra i doppiaggi italiani originali. Per Lee Van Cleef, scomparso, è stato preso un attore con una voce molto simile.
La Filarmonica di New York nel 2006 lascerà il Lincoln Center e si trasferirà qualche isolato più a Sud, alla Carnegie Hall.

24 maggio

Catch me if you can
Jayson Blair è il giornalista imbroglione del New York Times che è stato costretto a licenziarsi dopo che i suoi finti scoop sono stati scoperti dai giornali concorrenti. Questa settimana si è fatto intervistare dal New York Observer, ed è sulla copertina di Newsweek e del New York Magazine. Blair è malato, o almeno così fa credere. Entra ed esce dai programmi di disintossicazione. Nell’intervista all’Observer ha ammesso che il suo caso, come scritto dal Foglio il 15 maggio, è una questione razziale. Sostiene però che la razza (Blair è nero) avrebbe giocato contro di lui e non a suo favore (Blair è stato assunto con il programma di aiuto alle minoranze). Blair sostiene che tutti i capi del New York Times, tranne il direttore e il vice, sono razzisti. Ce ne sarebbe uno che favorisce le ragazze ebree carine e tanti che odiano i negri. Insomma non un bel ritratto del quotidiano dei record. Ma Blair fa di più. Prende in giro quelli che fin qui lo hanno protetto, e cioè il direttore Howell Raines e il vice Gerald Boyd. Sostiene che gli pare incredibile come tutti costoro che si credono intelligentoni siano stati presi in giro per anni da uno assunto con le leggi dell’affirmative action. Insomma sembra la replica della storia portata al cinema da Steven Spielberg con Leonardo Di Caprio come protagonista. Blair ha già contattato un grande agente letterario, e presentato 5 pagine di sommario per un suo libro di memorie. L’Observer ha intervistato molti editori, ma pare che nessuno voglia comprarne i diritti. Qualcuno ci sarà, e pare disponibile a pagare fino a un milione di dollari, senza dimenticare che poi c’è Hollywood. L’attenzione dei newyorchesi ora è su Raines, il direttore che un anno fa raccolse 7 premi Pulitzer in un colpo solo, e ora si è messo nei guai per aver difeso un cronista falsario che lo prende pure in giro. Tutti si chiedono come mai uno come Raines, considerato un duro, abbia permesso a Blair di sfangarla sempre. C’è chi sostiene che basta leggere la biografia di Raines per capirlo: è il tipico liberal dell’Alabama, con il senso di colpa per la segregazione razziale. Tanto da aver vinto un suo Pulitzer personale per la storia della sua tata, ovviamente black.

CHI PROVA A PRENDERE IL NY MAG
Il New York Magazine è uno dei giornali più belli della città, nato nel 1968 dopo la chiusura del New York Herald Tribune, ha raccontato la vita di Manhattan con alcune delle migliori firme del giornalismo e della letteratura americana, da Ken Auletta a Norman Mailer a Tom Wolfe. Fu sul New York Magazine che Tom Wolfe definì "radical chic" la congrega di intellettuali liberal della città. Il settimanale va abbastanza bene (433 mila copie e un profitto tra il milione e i due milioni l’anno), ma non come ai tempi d’oro. C’è la concorrenza da un lato del New York Observer e dall’altro di Timeout. Primedia, la società che lo edita, ora lo ha messo sul mercato. Nonostante non sia un grande affare economico, il guadagno è troppo basso per un fatturato di 43 milioni di dollari, un giornale così elegante e prestigioso fa gola a molti. In prima fila, secondo il New York Times, c’è Jann Wenner, proprietario di Rolling Stone e US Weekly, ma piace anche agli editori del National Enquirer. Pare che anche Mortimer Zuckerman, proprietario del Daily News, e lo stesso New York Times stiano considerando l’ipotesi. C’è anche una cordata interna, oraganizzata dal giornalista più rappresentativo della testata, Michael Wolff. Il prezzo sarà superiore ai 50 milioni di dollari, ma il nuovo proprietario ­ ha scritto il New York Times – riceverà in cambio gandi inviti ai party di serie A e avrà assicurato un tavolo da Michael’s, il ristorante di Midtown preferito dall’elite giornalistica.

VISION FESTIVAL
Nello chicchissimo quartiere di Soho c’è in questi giorni un alternativissimo festival musical politico. Si chiama Vision, e il sottotitolo è "avant jazz for peace." Fino a lunedì 26 in una palestra di Mulberry Street si alternano sul palco gli esponenti più radicali del jazz e della poesia d’avanguardia, da John Zorn a Matthew Shipp, da Roscoe Mitchell a David S. Ware.

17 maggio
SONDAGGIO CIRAMI
Leona Helmsley è una delle più importanti proprietarie immobiliari e di hotel di New York, ma deve affrontare un processo intentatole dalle vittime di una sparatoria avvenuta nel 1997 nell’Empire State Building, palazzo che in parte è di sua proprietà. I suoi avvocati sono convinti che a New York la signora non possa beneficiare di un processo giusto e corretto, così si sono fatti venire in mente un’idea per spostare il dibattimento. L’idea è questa, un sondaggio con il quale è stato chiesto ai newyorchesi chi fosse il personaggio più odiato della città. Al primo posto è finita proprio lei, Leona Helmsley col settantuno per cento delle preferenze. Al secondo Lizzie Grubman, una ragazza di buona famiglia famosa per aver investito con la macchina un bel po’ di gente davanti a una discoteca di Long Island. Al terzo posto il candidato democratico alla presidenza, Al Sharpton, seguito da Martha Stewart, Donald Trump e Woody Allen. Tra i primi quattordici anche l’ex sindaco Rudy Giuliani, Mike Bloomberg, Tina Brown e Norman Mailer.

ROSSELLINI VENDE
Isabella Rossellini continua a disinvestire il suo patrimonio immobiliare di Manhattan, racconta il New York Observer. L’anno scorso aveva venduto la sua penthouse di trecento metri quadri nell’Upper East Side (Ottantacinquesima strada) per trasferirsi in un più piccolo appartamento di centottanta metri nell’Upper West (Ottantaseiesima). La penthouse è stata venduta per cinque milioni e mezzo di dollari, un milione e centosettantanovemila dei quali le sono serviti per acquistare l’appartamento nella west side. Ora ha venduto per quattrocentotrentamila dollari un loft di cento metri quadrati (one bedroom) al Financial District. Secondo l’Observer, la signora Rossellini è proprietaria di un altro appartamento al numero 25 di Central Park West.

YOU’VE GOT JAIL
Avete presente tutte quelle e-mail che ogni giorno ingolfano la vostra casella di posta elettronica e che publicizzano siti porno, mutui-a-tasso-zero e vacanze ai Caraibi? Nel gergo internettiano l’azione si chiama spamming, ed è uno degli effetti collaterali della rivoluzione digitale. C’è qualcuno che si impossessa del vostro indirizzo e non vi molla più con le sue proposte commerciali. Pare che il fenomeno, che è legale, ammonti al quaranta per cento totale delle mail inviate. L’Attorney General di New York, Eliot Spitzer, una specie di Di Pietro di Gotham City ha arrestato il campione mondiale di spamming. Si chiama Howard Camarck, ha trentasei anni, e nell’ultimo anno ha rotto le scatole (pardon, ha fatto spamming) a un miliardo di persone. Il procuratore lo ha arrestato con un sotterfugio, con l’accusa di aver creato trecentoquarantatré indirizzi mail corrispondenti ad altrettante persone residenti dell’area di Buffalo.

FISCHIATO A MANHATTAN
I giovani Democratici di New York della Democratic Leadership for the 21st century, organizzano una serie di incontri con i candidati alla presidenza degli Stati Uniti impegnati nelle elezioni primarie del partito. Martedì in un bar di Midtown è intervenuto Joe Lieberman, sedicente "rappresentante dell’ala vincente del partito". La posizione di Lieberman è chiara, sta col presidente George W. Bush nella guerra al terrorismo e sul fronte della sicurezza nazionale, ma lo critica su come sta gestendo il dopoguerra e sulla politica interna, principalmente sui temi economici. La linea di Lieberman, che non ha avuto paura a dire di essere favorevole a quel Patriot Act che secondo alcuni è una violazione dei diritti civili, non sono piaciute ad alcuni giovani liberal manhattanites. Lieberman è stato interrotto, preso in giro e fischiato ma anche applaudito. "Non è la prima volta che succede, e non sarà l’ultima", ha detto il senatore che per l’occasione ha sfoderato gli artigli e uno spiccato senso dell’umorismo. Quando gli hanno chiesto se si sentiva più ebreo o più americano, Lieberman ha risposto: "Sono un americano a cui è capitato di essere ebreo. E so che quando cadono le barriere per un gruppo etnico, le porte dell’opportunità si aprono per tutti. L’America è questa cosa qui".

10 maggio
REFERENDUM CONTRO ALBANY
Il Cinquantunesimo Stato americano non sarà l’Iraq ma potrebbe essere New York, almeno secondo il progetto di legge che prevede la separazione della metropoli da Albany, sede del governo dello Stato. L’idea è del consigliere comunale Peter Vallone junior. Gli argomenti sono quelli noti in questi casi: l’autorità centrale ogni anno prende dalle tasche dei newyorchesi tre miliardi e mezzo di dollari in più di quelli che poi investe sulla città. Il progetto chiede al Consiglio comunale di istituire una commissione che decida in due anni se tenere o meno un referendum. A quel punto la parola passerà ai newyorchesi, poi, come prevede la Costituzione americana, al Parlamento di Albany e, infine, a Washington. L’idea in realtà non è nuovissima, già nel 1969 lo scrittore Norman Mailer, allora candidato sindaco, la propose con scarsi risultati. Vallone, figlio di un importante politico newyorchese, è serissimo e sostiene che il nuovo Stato potrebbe chiamarsi Gotham, anche se sarebbe meglio tenersi il nome New York State e far cambiare nome ad Albany: "In fondo ­ ha detto Vallone al New York Times ­ noi abbiamo una forza di polizia più grande".

BLOOMBERG ALZA LE TASSE
Mentre George Bush marcia spedito verso un’altra gigantesca riduzione di tasse, il sindaco di New York, Mike Bloomberg, sta ottenendo il via libera da Albany per alzare l’imposta sui newyorchesi che guadagnano più di centomila dollari. Per uscire dalla crisi finanziaria (deficit di tre miliardi e ottocentomila dollari), Bloomberg ha chiesto anche l’aumento di altre imposte cittadine. "E’ una buona notizia per il New Jersey", ha detto un repubblicano di Staten Island, alludendo al fatto che imprese e cittadini a causa dell’aumento delle tasse penseranno sul serio di spostare business e residenza al di là del fiume. Per il New York Sun, invece, la città è stata tradita e gli effetti saranno nefasti. Così la pensa anche il Post. Bloomy, sceso a un imbarazzante 32 per cento nei sondaggi, ha passato un weekend spensierato, partecipando al Kentucky Derby, la più importante corsa di cavalli d’America. Ha puntato 50 dollari sull’unico cavallo nato a New York, Funny Cide, e ne ha vinti 600.

IL COMPLEANNO DI CENTRAL PARK
Maggio è il mese delle celebrazioni del 150esimo compleanno di Central Park. Nel 1853 il Consiglio comunale autorizzò l’acquisto di 778 acri di terreno tra la Quinta e l’Ottava avenue e tra la 59esima e la 106esima strada, ai quali si aggiunsero altri 65 acri fino a raggiungere la 110ma strada. I lavori cominciarono tre anni dopo. Si decise di chiamarlo "Central Park" nonostante all’epoca la zona fosse tutto fuorché centrale. I politici del tempo erano dei visionari che capirono come e dove la città si sarebbe estesa, al punto da scommettere sulla centralità di una zona allora periferica. Qualche anno dopo al bar dell’esclusivo Racquet Club di Park Avenue un imprenditore disse ai suoi amici che avrebbe costruito una residenza con appartamenti di lusso all’altezza della 73esima strada west. Lo presero per pazzo: "Lassù? Così lontano? Tanto vale allora che la costruisci in Dakota". L’imprenditore non si fece influenzare dalle critiche, e per sfida chiamò il palazzo "The Dakota". Oggi una delle costruzioni più prestigiose di Manhattan. Tornando al Parco, l’uomo che ha studiato il complesso sistema di irrigazione e di scarico delle acque costruito sotto i prati, e poi scelto ogni singola disposizione degli alberi, delle siepi, dei laghi e delle panchine, è l’architetto Calvert Vaux che lavorò al fianco di Frederick Law Olmsted. I due hanno progettato anche il Prospect Park di Brooklyn, molto simile a Central Park, ma che è considerato il loro capolavoro.

MONA LISA LIVE
Alla galleria d’arte contemporanea di Soho di proprietà di Jeffrey Deitch, scopritore di Keith Harings, il graffitaro morto di Aids nel 1990, è appena terminata la mostra "Mona Lisa Live" di Jean-Pierre Khazem. In una stanza buia c’era un piedistallo illuminato sopra il quale stava in posa una modella nuda con una maschera della Gioconda. La modella, immobile, posava per due ore al giorno, con pausa ogni trenta minuti.

30 aprile
Bloomberg sposa Giuliani
Il sindaco di New York Michael Bloomberg aveva detto subito che ci sarebbero state alcune cose che non avrebbe mai fatto: dare la propria reperibilità durante i weekend, e perdere tempo a celebrare matrimoni (attività che piaceva da matti a David Dinkins). Ma su questo preciso punto, Bloomberg ha cambiato idea dopo aver ricevuto una telefonata del suo predecessore, Rudolph Giuliani. Rudy si sposa il 24 maggio con Judith Nathan, e ha chiesto espressamente a Mayor Mike di celebrare le nozze. Bloomy ha così deciso di fare un’eccezione alla sua regola pre-elettorale. Sposerà soltanto gli ex sindaci. Su piazza restano soltanto Ed Koch e Dinkins. "Fin qui non hanno chiamato", ha detto Bloomberg. Koch, l’unico celibe, ha detto di aver conservato il numero di Bloomberg nel portafoglio, per averlo a portata di mano qualora avvertisse l’urgenza di convolare a nozze. Se Bloomberg, che è divorziato, volesse lui stesso sposarsi, Dinkins sarebbe felice di celebrare il matrimonio. Da quando c’è una legge che permette agli ex sindaci di continuare a sposare, lo fa ogni volta che qualcuno glielo chiede.

Festeggiare le truppe
Mike Bloomberg ha offerto al Pentagono la disponibilità di New York a ospitare una parata di saluto alle truppe americane di ritorno dall’Iraq, così come nel 1991 diecimila reduci dal Golfo furono festeggiati da quasi cinque milioni di persone tra Battery Park e Worth Street. Quella fu la più grande manifestazione nella storia della città. Bloomberg vuole ripetere l’impresa e annuncia già l’entusiastica adesione di molti proprietari di teatri di Broadway che offriranno l’ingresso gratuito ai militari. Ma ci sono tre o quattro problemi di cui tenere conto. Il Consiglio comunale ha votato una risoluzione contraria alla guerra, e a New York migliaia di persone in queste settimane hanno protestato contro la politica militare di Bush. Ma Bloomberg è convinto che la città saprà ringraziare le truppe e il sacrificio di "questi giovani ragazzi e ragazze che hanno messo le loro vite a rischio per tutti noi". Il punto è che le truppe americane non tornano tutte insieme dal Golfo e, particolare non secondario per un sindaco miliardario, la città non ha fondi da spendere per la parata. Per cui c’è da sperare che qualcuno si faccia avanti con donazioni che consentano di pagare l’organizzazione dei festeggiamenti.

UCCISA CAMERIERA DI BALTHAZAR
Lyric Benson si è laureata a Yale e appena iniziato una promettente carriera di attrice e di modella. Ha recitato in varie soap della televisione e in "Law and Order". Il suo bellissimo viso si nota nei manifesti dell’American Express, sponsor ufficiale del Tribeca Film Festival di Robert De Niro. La si vede ovunque in questi giorni. Anche da Balthazar, la brasserie più cool di SoHo dove Lyric lavorava come cameriera. Mercoledì finito il turno è rientrata a casa, dove ha trovato il suo ex fidanzato, un aspirante pompiere di origini italiane che le ha sparato in viso prima di uccidersi.

ASPIRANTI AVVOCATI
La facoltà di Legge della City University di New York (CUNY) si fa vanto fin dalla sua fondazione (1983) di sfornare avvocati dotati di coscienza sociale e di sinistra. Gli studenti però hanno preso troppo alla lettera la caratteristica della loro università: hanno presentato una petizione in difesa dell’unico avvocato mai accusato di aver fornito supporto consistente a una organizzazione terroristica. L’avvocato è una donna di 63 anni, Lynne F. Stewart, arrestata ad aprile per aver aiutato uno sceicco egiziano a guidare le sue attività terroristiche dalla cella di un carcere del Minnesota. Gli studenti del CUNY vorrebbero nominarla "avvocato dell’anno". Il rettore, preoccupato per la reputazione della facoltà, i cui studenti ottengono punteggi scarsi all’esame di abilitazione alla professione, ha detto che non consentirà ai ragazzi di chiudere la cerimonia di laurea con la premiazione della chiacchierata avvocatessa.

LE 50 DONNE PIU’ POTENTI DI NYC
Dimenticatevi di Sex and the city, le donne di New York pensano prevalentemente al potere. Il New York Post ha fatto la classifica delle 50 newyorchesi più potenti e ha pubblicato la lista in ordine alfabetico per non fare torto a nessuno. Ci sono Jennifer Lopez, Hillary Clinton, Gisele Bundchen, Annie Leibovitz e Anna Wintour, ma anche Jean Afterman (vicepresidente degli Yankees), Ann Moore (ammistratore delegato di Time), Jane Friedman (di Harper Collins), Amy Sacco (proprietaria dei due locali più alla moda quest’anno: Lot 61 e Bungalow 8), Cindy Adams (columnist del Post), Jane Rosenthal (produttrice e fondatrice del Tribeca Film Festival), Bonnie Fuller (direttore di Us Weekly) e Leona Helmsley (guru del mercato immobiliare in città).