Camillo di Christian RoccaPAT METHENY, CHRISTOPHER O' RILEY, DR. LONNIE MARTIAL SOLAL SMITH, GREG OSBY, BUDDY DEFRANCO & TONY SCOTT,

PAT METHENY
One Quiet Night (Warner)
La versione di Pat Metheny di "Melody, at Night" di Keith Jarrett si chiama "One Quiet Night". Titolo simile, disco simile. Quello di Jarrett, ricorderete, era un disco notturno, di pianoforte solo, registrato in casa. Non era nato come un disco, anzi era una specie di cura per il pianista che stava guarendo dalla sindrome da affaticamento cronico. Metheny non è malato, nonostante non si tagli i capelli e nei concerti si ostini a indossare sempre la stessa orribile maglia da marinaretto a righe bianche e blu. Si è comprato una nuova chitarra baritono e ha cominciato a suonarla a casa sua, di sera. Da solo. Era il novembre del 2001 a New York. Ne è venuto fuori un disco bellissimo, forse il migliore di Metheny da secoli. Melodie, di notte. Una è My Song di Jarrett.

CHRISTOPHER O’ RILEY
Plays Radiohead – True Love Waits (Sony)
Alt. Non è un disco jazz. Christopher O’ Riley è un pianista classico. Ma, ari-alt, non è un disco di musica classica. Avete visto il titolo? Suona i Radiohead. Ma, scusate, ancora alt. Non è un disco rock. Che cos’è? E’ un disco di pianoforte-solo con 15 canzoni dei Radiohead. Siete ancora lì a grattarvi la pancia? Avvertenza. Le versioni di Brad Mehldau sono più belle, il tocco di O’ Riley denuncia formalità accademiche. Però correte, e buona fortuna. In un Tower Records, il titolare di questa rubrica ha impiegato 20 minuti per trovarlo.

DR. LONNIE SMITH
Boogaloo to Beck (Scufflin)
Questa rubrica ha una passione smodata per chi tenta di fare qualcosa di nuovo, per chi riesce a movimentare l’addormentato mondo del jazz. C’è riuscito Dr. Lonnie Smith, maestro col turbante bianco di uno strumento, l’organo Hammond, che nel jazz andava forte negli anni Sessanta ma che ora è di moda nel mondo dell’hip hop. Che ha fatto Dr. Lonnie Smith? Con l’aiuto di un chitarrista, di un batterista e del sassofonista David Fathead Newman ha preso undici canzoni alternative rock di Beck, e le ha rigenerate col suo fascinoso tocco groovie. Bello bello bello. Sembra il tipico disco Blue Note degli anni Sessanta, però con le melodie rock. Anche la grafica di copertina rimanda ai meravigliosi dischi Blue Note. Peccato che alla Blue Note non ci abbiano pensato. E così trovare questo disco sarà un’impresa. Che, garantito, vale la pena di tentare.

GREG OSBY
St. Louis Shoes (Blue Note)
Questa rubrica ha una odio spietato per i jazzisti che evitano di fare qualcosa di nuovo e contribuiscono ad addormentare il già sonnolento mondo del jazz. Ce ne sono tanti, lo sapete. Suonano il jazz di quaranta anni fa, come se fossero in un museo. Greg Osby non è tra questi, anzi. Però un disco dedicato alla musica di St. Louis prometteva male. E invece, melodie a parte, ha ri-arrangiato quella musica facendo tutto il possibile per allontanarsene pur rimanendovi fedele. Jazz tradizionale, epperò vivo e vibrante. E c’è una versione di Summertime difficilmente superabile.

BUDDY DEFRANCO & TONY SCOTT
Iridium NYC, dal 17 al 22 di giugno
Le leggende del clarinetto si ritrovano all’Iridium, bel jazz club sulla Broadway. Appuntamento imperdibile, e magari ne verrà fuori un disco. Una delle leggende è Buddy DeFranco, l’altra è Tony Scott, entrambi di origini italiane. Non è più, e meno male, il tempo di Bennie Goodman, il clarinetto è quasi sparito nel jazz moderno se non fosse per Don Byron e Marthy Erlich (ci saranno anche loro). "Tutti i critici ­ ha detto Scott ­ pensano che il clarinetto sia arrivato al suo apice e che più in alto di lì non può andare. Hanno ragione".

MARTIAL SOLAL
NY-1 (Blue Note)
Martial Solal è francese e non va spesso a New York a suonare. Se fosse americano sarebbe un mito del jazz. L’altra sera è tornato, all’Iridium, per presentare il suo nuovo disco che si chiama NY-1. E’ un live registrato al Village Vanguard pochi giorni dopo l’11 settembre. E’ un classicissimo trio jazz, malinconico.

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