Camillo di Christian RoccaUn altro giornale si scusa (non è Rep.), parte edlle accuse a Galloway erano false. Il caso però resta in piedi

New York. L’omertà italiota e l’arroganza editoriale del direttore di Repubblica sul caso Lupis Macedonio eccetera non ha diritto di cittadinanza nel mondo dei giornali seri e corretti. L’ultimo esempio, dopo il New York Times e il Washington Post, è quello del Christian Science Monitor, piccolo ma autorevole giornale di Boston, che ieri ha pubblicato un’intera pagina di scuse al deputato laburista George Galloway. Ricordate il caso Galloway? E’ il deputato laburista inglese pro Saddam che è stato accusato da un paio di inchieste giornalistiche, riprese in Italia quasi esclusivamente dal Foglio, di essere stato a libro paga del rais di Baghdad.
Secondo le accuse, basate su due diversi ritrovamenti di documenti scritti in arabo, Galloway riceveva soldi provenienti dal programma delle Nazioni Unite oil-for-food, denari quindi che avrebbero dovuto sfamare la popolazione. Bene. Parte di quelle accuse si sono rivelate bufale, false, inventate.
Il Christian Science Monitor, ma l’11 maggio scorso lo aveva già fatto il Mail on Sunday di Londra, ha scoperto con una lunga e dettagliata inchiesta interna che il secondo ritrovamento di documenti, quelli appunto pubblicati sul giornale di Boston, era costituito di prove artefatte. Piene di imprecisioni e contraddizioni. Dopo un attento esame dell’inchiostro si è scoperto anche che i documenti erano stati predatati. Da qui le scuse del Monitor lunghe una pagina, che però il deputato laburista ­ nel frattempo sospeso dal partito di Tony Blair ­ non ha voluto accettare. Galloway, infatti, non ritirerà la querela per diffamazione che aveva già preparato contro il giornale americano.
La stessa inchiesta del Christian Science Monitor, però, spiega che le carte del Daily Telegraph sono differenti e provenienti da fonti diverse da quelle che hanno fornito il falso al loro giornale. Di più. Sostiene che "dopo aver esaminato le copie delle due pagine di documenti pubblicati dal Daily Telegraph che legavano Galloway con il regime di Saddam, Hassan Mneimneh le ha giudicate conformi, a differenza di quelle del Monitor, con gli autentici documenti iracheni che ha visto". Mneimneh ne ha visti molti di documenti autentici, perché è il capo dell’Iraq Research and Documentation Project di Washington che ha in custodia oltre tre milioni di documenti governativi iracheni requisiti dagli americani dopo la prima guerra del Golfo del 1991. Secondo il Christian Science Monitor l’analisi di Mneimneh è stata decisiva per scoprire il falso dei propri documenti.
Il Daily Telegraph, forte anche della analisi e delle conferme di Mneimneh, considera dunque ancora più provata l’autenticità del proprio scoop uscito in due puntate nella seconda metà di aprile. Il direttore del giornale londinese, Charles Moore, conferma che la loro inchiesta si basava su altri documenti, trovati dal giornalista dentro il ministero degli Esteri di Baghdad. Le accuse false del Monitor dicevano che Galloway avesse preso dal regime 10 milioni dollari in undici anni per promuovere gli interessi iracheni in Occidente. Non era vero. Lo scoop non smentito del Daily Telegraph, ripreso dal Foglio, sosteneva che Galloway prendeva 375 mila sterline l’anno (500 mila euro) per il suo Fondo Mariam, attraverso un suo complice giordano che trattava con Tareq Aziz. Galloway, ha scritto ieri il Guardian, non ha mai querelato il Daily Telegraph.
La direzione del Christian Science Monitor ha rispettato i propri lettori, ha ammesso di aver sbagliato e, ancora più clamoroso se si fa un paragone con l’etica dei republicones, ha riconosciuto la veridicità dello scoop di un altro giornale. Sembra il caso Lupis Macedonio eccetera. Ma non è così. Anzi, vedrete che chi ha nascosto il caso Galloway in poche righe ora scriverà con enfasi che era tutto falso. Solo metà delle prove sono false. Il caso è vero.

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