Camillo di Christian RoccaUna soluzione made in America?

New York. C’è l’Iran ora. Improvvisamente pare che ci sia un’accelerazione dell’Amministrazione americana sul regime degli ayatollah. I fatti. Condoleezza Rice, in visita a Londra ma da ieri già in Medio Oriente per conto di George W. Bush, ha spiegato al Daily Telegraph che l’America è pronta ad agire da sola contro l’Iran (e la Nord Corea) se i paesi europei non volessero davvero cooperare per bloccare i progetti di sviluppo di armi nucleari. "Non volete una soluzione made in America? ­ ha detto il consigliere per la Sicurezza nazionale ­ e allora troviamo il modo di risolvere le questioni Iran e Nord Corea".

L’America non sta preparando un’altra guerra, ma la decisione e la risolutezza di Bush sembrano simili a quelle pre Iraq. L’Iran sta cercando segretamente di costruire armi nucleari, ha detto Rice. A questo punto, ha spiegato al Daily Telegraph, la cosa migliore per affrontare il caso è convincere Teheran ad accettare le ispezioni dell’Agenzia atomica internazionale. "Vogliamo una soluzione multilaterale, ma una decisione ci deve essere ­ ha detto al Telegraph ­ Dopo l’11 settembre l’assenza di azione non è più una soluzione. E qualche volta il multilateralismo è un modo diverso per non agire".
Secondo fatto: per la prima volta l’agenzia ufficiale del regime di Teheran, la Irna, ammette che qualcosa sta succedendo e fa intuire che la pressione occidentale sull’Iran comincia a farsi pesante. Il terzo fatto è quello dell’improvvisa visita a Teheran di Jack Straw, il ministro degli Esteri britannico. La missione è chiara: cari leader iraniani dovete urgentemente cooperare con le Nazioni Unite che vi chiedono di far entrare gli ispettori per cancellare i dubbi sulle vostre ambizioni nucleari. Straw non fisserà un ultimatum, ma racconterà al governo iraniano il "senso di urgenza" della comunità internazionale sul tema delle armi. Questa volta sia l’Europa sia le Nazioni Unite condividono la preoccupazione per i programmi nucleari iraniani. Certo non usano i toni americani, ma appoggiano la richiesta dell’Agenzia atomica per ottenere dall’Iran ispezioni complete.
Quarto fatto, che riguarderà parte della visita di Straw. L’America e la Gran Bretagna stanno cercando di ricostruire l’Iraq, ma tra le altre cose devono fare i conti con forze e uomini finanziati da Teheran. Secondo gli americani, i filoiraniani interferiscono già, secondo Straw non ci sono prove, ma certo "bisogna stare in guardia".
Ultimo fatto. La tv di Dubai Al-Arabiya, ieri pomeriggio, citando "fonti occidentali", ha detto che il numero 2 di al Qaida, Ayman al-Zawahiri, e il portavoce di Osama bin Laden, Suleiman Abu Ghaith, sarebbero stati arrestati in Iran. Lunedì il portavoce del governo iraniano aveva detto che avevano catturato alcuni membri di al Qaida giordani, sauditi e kuwaitiani, ma non aveva voluto fare nomi. Secondo Washington gli arrestati fanno parte della cellula iraniana di al Qaida, implicata negli attentati in Arabia Saudita. Teheran nega e sostiene che gli arresti sarebbero stati fatti prima del 12 maggio, cioè prima degli attacchi di Riad che hanno causato 35 morti. Chiunque siano gli arrestati è certo però che i terroristi trovano rifugio nel territorio iraniano, e soltanto le recenti pressioni post Saddam hanno convinto il regime degli ayatollah a procedere agli arresti.

I componenti sotterrati nel giardinetto
Nel frattempo, sempre sul fronte delle armi di distruzione di massa, i giornali americani hanno raccontato che a Baghdad sono stati trovati macchinari per l’arricchimento dell’uranio. Non è la smoking gun, ma la prova che i programmi di Saddam per la costruzione della bomba atomica non erano mai stati abbandonati. La scoperta è stata fatta scavando nel giardino di Mahdi Obeidi, uno degli scienziati iracheni. Obeidi ora collabora con gli angloamericani e ha consegnato molti documenti sui programmi nucleari di Saddam. Nel 1991 l’Iraq era a pochi mesi dalla Bomba, dopo la guerra del Golfo la sua capacità è stata quasi azzerata. Saddam ha dato ordine agli scienziati di nascondere i componenti dei sofisticati sistemi di arricchimento dell’uranio. E così ha fatto, per la sua parte, Obeidi. Il quale sostiene che la stessa cosa fu ordinata ai suoi colleghi. Il New York Times, nel suo editoriale di ieri, ha scritto che la scoperta rivela che Saddam nascondeva materiale che non avrebbe dovuto possedere. Il fatto, ha scritto ancora il Times, dimostra che "gli ispettori avevano davvero poche chance di trovare materiale proibito sotterrato nei giardinetti di casa".

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