Camillo di Christian RoccaHate, The Delgados

The Delgados. Chi diavolo sono, direte voi? Me lo chiedo anch’io. Mai sentiti nominare. Sarò ignorante, oppure ormai un anziano trentacinquenne, ma io non li conosco. Ho chiesto in giro: notizie dei Delgados? Del-che? Solo uno mi ha detto che ne aveva sentito parlare: sono bravi no? Sono bravi, sì. Ma bravi bravi. Sono scozzesi, al quarto album. Altro non so. Li ho ascoltati in un negozio su Broadway, e ho comprato il disco, Hate. Ora dovrei dirvi che musica fanno, mi pare sia arrivato giusto il momento. Ok. Ci provo. Intanto i Delgados sono 4, spesso accompagnati da un’orchestra. La cantante è una donna, Emma Pollock, e si lamenta come Beth Gibbons dei Portishead. Ma qua e là canta anche un certo Alun Woodward, che è un uomo. Dicono che somiglino ai Beatles, però indipendenti e alternativi. Quanti ne abbiamo sentiti di wannabe Beatles negli anni? Centocinquanta, quattromila, settemilatrecento? I Delgados rientrano di diritto nella categoria. Se non altro perché una loro canzone si chiama "All you need is hate", come "All you need is love" dei Fab Four. Tutto quello che ti serve è un po’ d’odio. Da canticchiare in spiaggia. Se ci pensate è perfetta nell’estate della guerra al terrorismo. "Mi chiedi di che cosa hai bisogno? Hai bisogno di odio". Ecco.
Dunque. i Beatles con testi cupi come quelli di Morrisey degli Smiths (un’altra canzone si intitola soavemente "Child Killers"). E poi? La musica ha pretese sinfoniche ed epiche da ricordare i Genesis in versione new wave. Con un pizzico di David Sylvian arrangiato alternative country. Non credetemi fino in fondo. Un mio amico dice che quando un gruppo mi piace ci sento sempre i Genesis e David Sylvian. E’ vero. E anche i Radiohead, peraltro. Stavolta mi pare che ci sia anche un po’ di Ryan Adams, Ryan non Bryan. E dei Deacon Blue (che fine hanno fatto i Deacon Blue?). E dei Prefab Sprout (che fine hanno fatto i Prefab Sprout?). E della mia amata Alanis Morrisette. Ne sparo un’altra: a volte sembra che il direttore d’orchestra sia Zbigniev Preisner, l’autore delle musiche di Blu, Rosso e Bianco, la trilogia del regista Krzystof Kieslowski.
Credo di avervi ben confuso le idee, non comprerete mai un disco alt-new-beat-indie-progressive-folk-sinfonico che somiglia a una colonna sonora di un film polacco. Cavoli vostri.
Christian Rocca

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