Camillo di Christian RoccaL'eroe danese, in galera perché non vuole servire pizze a tedeschi e francesi

E poi dicono che la pizza è solo un simbolo dell’eterna indolenza italiana, infrollita a pasta e mandolini. Neanche per idea. Prendete carta e penna, segnatevi questo indirizzo, Valdemarsvej 14, 6720 Fanø, Danimarca. Insieme a quello Internet, www.hyggestedet.dk/aagespizza. Mandate lettere, cartoline, messaggi di felicitazioni. Anche assegni e bonifici bancari. Ordinate pizze via Internet se avete amici da quelle parti. Perché a quegli indirizzi risponde un eroe solitario e determinato, un tipo che con la pizza ha mostrato al mondo che cosa significhi avere idee chiare e schiena dritta. Ha 44 anni, si chiama Niels Aage Bjerre, e finalmente dopo tanti anni facciamo anche pace con una sigla letale, e grazie a lui troviamo l’unico bierre che ci vada a genio. Professione, per quanto possa apparire strano nella terra del principe Amleto, pizzaiolo appunto. Sull’isola di Fanø, a Sud-ovest di Copenhaghen, praticamente davanti alle coste tedesche. E infatti l’isoletta vive di turismo soprattutto tedesco e francese. Senonché il nostro pizzeroe nel febbraio scorso ha esposto nel suo locale un bel cartello, comunicando che no, lui pizze a francesi e tedeschi che sabotano Stati Uniti e Occidente tenendo per Saddam non ne serviva più. Si regolassero, mangiarane e mangiapatate, inutile rivolgersi al suo locale. Un fatal dì di febbaio tre germanici gliela tirarono, e con un perfetto idioma helsingoriano ordinarono pizze, naturalmente, alla salsiccia. Ma quando Bjerre fu per compiacerli, da un cachinno e una sconcezza si avvide della buggera. Non si scompose. Riprese le pizze, non volle denaro, indicò il cartello, pregò di uscire. L’indomani tre attivisti dei locali movimenti pacifisti, ché le isolette danesi son piccole ma traboccano di empito civile, lo denunciarono alla polizia per discriminazione ideologica e razzismo, reati puniti dal codice danese.

Il sostegno dei cadetti di Annapolis
Bjerre non demorse. Condannato in primo grado, si è appellato. Il razzismo è caduto, la discriminazione è rimasta. Risultato: non solo due raid notturni di malintenzionati lo hanno obbligato a cedere la pizzeria e a perdere i 30 mila euro che erano la media estiva del suo giro d’affari. E siccome le idee non si svendono, Bjerre anche in appello ha rifiutato di regolare i conti con la giustizia pagando i 700 euro di ammenda irrogatigli. "Per le idee si va in carcere, quando sono giuste", ha detto. E 8 giorni di carcere si appresta a scontare, tra qualche settimana perché il penitenziario è al momento pieno. Carcere, in nome della solidarietà a tutti i ragazzi che si sono battuti e si battono contro Saddam, e a onta di un’Europa di cacadubbi antiamericani.
Vi diciamo solo che nell’aula della Corte d’appello si è presentato con la Old Glory appuntata sul bavero, e alla stampa ha fieramente dichiarato che abbandona la sua amata Fanø e financo la Danimarca piuttosto che cambiare idea, se gli odiosi episodi di intolleranza nei suoi confronti dovessero continuare. Non ha neppure mancato di criticare i giudici: "Che anche i giudici vadano contro la posizione assunta dal governo danese che è stato solidale con gli Usa, è veramente il colmo per chi come me paga tasse salate".
Per questo vi invitiamo a sostenerlo di cuore. A Bjerre non restano che le pizze via Internet. I cadetti dell’Accademia navale americana di Annapolis si sono scatenati in suo sostegno. Ma visto che la pizza è italiana, facciamoci sentire anche noi, e in nome della pummarola n’coppa che, come direbbe Croce, "a tutti è Giove", stringiamoci a coorte intorno a Bjerre, eroe del nostro tempo.

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