Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 7 agosto 2003

La prima pagina di Repubblica
(Rep.) di ieri, 6 agosto 2003, avrebbe potuto aprirsi con il
titolo "Calcio, ecco le false garanzie" e fare dunque
uno scoop, ma non è successo. Quello era il titolo del
Corriere della Sera, giornale repubblicano-ma-non-republicones
che ormai ha soffiato a Rep. il ruolo di guida civile del paese
(oltre a Magdi Allam). Il quotidiano di Ezio Mauro, nel Mese
II della Nuova Era Gregaria, Ferina e Forastica, si apriva invece
con un titolo diverso. Più simile a quello di un tabloid
che a quello di un giornale di qualità: "Giakarta,
strage all’hotel Usa". L’editoriale è di Guido Rampoldi,
il Massimo Giannini dei servizi esteri. L’articolo comincia in
modo immaginifico. Dopo un paio di righe si legge: "Nel
wayang kulit le trame sono tortuose come la mitologia indù
cui sono ispirate, i protagonisti hanno personalità ambivalenti
e il pubblico non vede mai il dalang, il maestro delle ombre
che muove le figurine in controluce". Quasi Zuccopycat.
Rampoldi, insomma, deve essere un grande esperto di queste cose,
ma Red. Corr. è pronto a scommettere che la prima pagina
di Rep. sarebbe andata a Magdi Allam se il Corriere non glielo
avesse soffiato. Rampoldi spacca il capello in quattro e sostiene,
al contrario del titolo che fa esplicito riferimento alla proprietà
americana dell’albergo, che l’attentato non c’entra con la strategia
terrorista di Al Qaida: "In Indonesia non è raro
che le bombe precedano le decisioni dei magistrati".
Il titolo di fianco all’apertura
è proprio su una decisione dei magistrati. Quelli milanesi,
caso Imi-Sir e Lodo Mondadori. C’è da spiegare. Il tribunale
di Milano l’altro ieri ha depositato le motivazioni della sentenza
Previti. Ma soltanto ieri il testo è stato divulgato.
Ieri vuol dire che al momento in cui Rep. ha scritto l’articolo
le motivazioni non erano state ancora divulgate. Una ragione
c’era. Era necessario, come spiega la stessa Rep., "attendere
la presenza di tutte le parti in causa". Eppure già
ieri Rep. è riuscita a pubblicare il succo della sentenza.
Un colpo giornalistico, senza dubbio. Ma qualcuno deve aver violato
il segreto e passato sottobanco a Rep. il testo prima ancora
che venisse consegnato a tutte le parti in causa. Delle due l’una,
o è stato un magistrato o una delle parti in causa è
stata favorita da una cortese anticipazione, magari la principale
parte in causa: cioè l’editore di Rep. Il giornalista,
Pier Francesco Fedrizzi, tenta comicamente di sostenere di non
aver letto le motivazioni in anticipo, ma ogni due righe svela
un particolare e fa previsioni fino a virgolettare un passaggio
della sentenza che non dovrebbe aver visto. Fedrizzi cita tra
virgolette e poi aggiunge: "Questo ci si aspetta reciti
in sostanza il testo che sarà ‘sdoganato’ domani".
In sostanza o tra virgolette? Ci si aspetta o aspettate e vedrete?
Sarà sdoganato o è il solito aumm-aumm?
Si fa presto a dire Galimberti
Alle pagine dodici e tredici
c’è la quarta puntata del reportage di Mario Vargas Llosa
dall’Iraq. Stavolta Rep. titola correttamente: "I desaparecidos
del Tigri, l’abisso di orrore del regime". (Ok, troppo lirico
ma probabilmente ieri Zuccopycat deve aver fatto un salto in
redazione).
Di suo Vittorio-Gatto-Copione
Zucconi ha scritto un articolo che comincia in puro stile Zuccopycat:
"Ci sono partite che nessuno può vincere, non chi
le gioca, non chi le guarda, non chi le racconta. E’ la ‘partita
della vita’ tra un uomo e una donna, tra l’idolo del basket Kobe
Bryant e una teenager diciannovenne che lo ha accusato di stupro,
che oggi comincia in un tribunale delle Montagne Rocciose accerchiato
dai cani in calore dei media, è uno di quei match dai
quali tutti usciranno sconfitti". Il finale, scoppiettante,
contiene un errore: la ragazza "sta ricevendo minacce di
morte da qualche fan dei Lakers preoccupato per le cose davvero
importanti nella vita di un tifoso: il campionato prossimo, le
partite, i tre punti". Ma il basket americano funziona in
un altro modo, non si assegnano tre punti ma contano il numero
e la percentuale di partite vinte rispetto a quelle giocate.

Infine Umberto Galimberti.
Una pagina intera, primo articolo di una serie dedicata alle
"forze che agitano il fragile terreno dell’amore".
Non sono Elio e le Storie Tese, è tutto vero. L’articolo
inizia così: "Si fa presto a dire amore". Prestissimo,
in effetti, ma mai più di quanto si impiega ad abbandonare
la lettura di un articolo inutile. (continua)

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