Camillo di Christian RoccaChanging Places, Tord Gustavsen

E’ settembre, primavera verrà. Tocca al jazz. Alt, non scappate. Il jazz non è noioso. Ve ne siete già andati? Peggio per voi. Il jazz può essere molto divertente e affascinante. Mi sa che ve ne siete già andati. Siete ancora lì? Sono pronto a scommettere che se Capital fosse multimediale vi farei ricredere. Se avessi la possibilità di dirvi: ok diffidentoni, cliccate qui e ascoltate Dave Douglas che rifà Bjork sono certo che capireste. Se vi potessi dire: va bene, ora spostate il vostro mouse su Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e sentite come è stata rifatta grunge-jazz dai Bad Plus, dieci a uno che le vostre certezze vacillerebbero. Oppure provate a sentire come Dr. Lonnie Smith e il suo organo Hammond hanno dato sostanza al fragilino Beck. E poi mi dite.
Il jazz è un genere superiore, fidatevi. Finanche i Radiohead, cioè i migliori, ci guadagnano. Avete mai sentito Brad Mehldau suonare Paranoid Android o Exit Music? Oppure ascoltate che cosa ha fatto Miles Davis con Time after Time di Cindy Lauper e Human Nature di Michael Jackson. Due canzoncine così-così trasformate in capolavori. Pensate che cosa avrebbe potuto fare la tromba di Miles con Trottolino Amoroso e dudu-dadada. Non sembra scritta apposta per lui? Questa è una mia fissa, quindi so che faccia state facendo in questo momento e dudu-dadada.
Avete sempre pensato che il jazz fosse noioso. Anch’io lo pensavo. Poi Cicco Campo mi ha fatto ricredere. (E’ un mio amico, non lo conoscete: grazie Ci’). Ma non è colpa vostra, in realtà. La colpa è del cinema, della televisione, di Woody Allen, di Renzo Arbore e di chi vi fa credere che il jazz sia soltanto quello degli anni Venti con i clarinetti e gli ottoni. Non è così. Le musiche dei film di Spike Lee sono jazz, e piacciono a chiunque. Ogni singolo momento di The Koln Concert di Keith Jarrett vi farà impazzire di gioia. Provate con i suoni gelidi eppure tradizionali di Jan Garbarek o con il minimal country di Bill Frisell. E’ jazz, anche se non sembra. E’ divertente, anche se è jazz.
Detto questo, correte dal vostro pusher preferito e fatevi consegnare un disco di un trentatreenne sconosciuto. Si chiama Tord Gustavsen, il trentatreenne non il disco. Il disco si intitola Changing Places. Gustavsen è norvegese e suona il pianoforte. In modo strepitoso e melodioso. Lento ed elegante. Quasi silenzioso e velocissimo. Gustavsen ha un tocco più leggero di una piuma. E’ Keith Jarrett che incontra Brad Mehldau. La forma canzone e il concerto per pianoforte. Il valzer e l’impressionismo. E dudu-dadada.
Christian Rocca

Keith Jarrett Trio  Up for it (Ecm)
I dischi di Keith Jarrett vanno comprati tutti. Questo è il disco celebrativo del suo celeberrimo trio con Gary Peacock e Jack DeJohnette. Compie venti anni.

Pat Metheny – One Quiet Night (Warner)
Un disco notturno, registrato da solo in casa. Con una chitarra baritono nuova di zecca. Uno dei migliori dischi di Metheny da secoli.

The Bad Plus  These are the Vistas (Columbia)
E’ il trio di Ethan Iverson, giovane genio del pianoforte. La sua versione di Smells like a teen spirit dei Nirvana vale da solo il disco.