Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 9 settembre 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 8 settembre, avrebbe
potuto aprirsi con "Bush non rinuncia al processo di pace",
ma non è successo. Quello era il titolo del Corriere,
giornale repubblicano-ma-non-republicones che ormai ha soffiato
a Rep. il ruolo di guida civile del paese oltre a Magdi Allam
(di Khaled Fouad Allam, invece, non ne vogliono sapere). Il quotidiano
di Ezio Mauro, detto anche Al Jamurya, nel Mese III della Nuova
Era Gregaria, ha aperto con un titolo diverso, simile a quello
di un tabloid: "Non posso tagliare le tasse".
Il numero di ieri era abbastanza noioso, specie per il peana
a Yasser Arafat per la tromba di Bernardo Valli. C’erano, però,
due belle pagine di interviste sull’11 settembre a giornalisti
americani, curate da Alberto Flores D’Arcais (fratello). Peccato
solo per il Federico Rampini sulla "nuova destra" Usa,
condito di tutti i luoghi comuni del caso.
Molto più interessanti i numeri del weekend, e non solo
per il ritorno di Concita De Gregorio (Conc.), subito adorante
come ai tempi migliori (stavolta tocca a Bellocchio) e cattiva-chic
con il Cav. Cominciamo da sabato. Nelle pagine dei commenti c’era
un articolo di Khaled Fouad Allam, l’uomo che i dipendenti del
Carl. hanno scelto per sostituire l’Allam vero che se ne è
andato al Corriere. La settimana precedente, con il suo editoriale
di apertura del giornale, l’altro Allam aveva preso una cantonata
senza precedenti, confondendo l’ayatollah Bagher Al Hakim, ucciso
in un attentato a Najaf, con il padre Mushim Al Hakim. Sabato,
dunque, l’altro Allam ha scritto un articolo abbastanza inutile
fino all’ultima colonna, utile a dimostrare che anche lui sa
dell’esistenza del padre dell’ayatollah ucciso. Dopo qualche
frase su Mushim, l’altro Allam torna su Bagher tentando di giustificare
il bidone che aveva rifilato ai lettori la settimana precedente.
Scrive, cioè, che Bagher "nel 1967, quando aveva
30 anni, assunse la paternità del nuovo indirizzo dell’Islam
sciita". Però non è vero. Non è vero
che nel 1967 aveva 30 anni, visto che è nato nel 1940
(ma c’è chi dice 1939, in qual caso nel 1967 avrebbe avuto
28 anni), ma soprattutto non è vero che "assunse
la paternità del nuovo indirizzo sciita". Il motivo
è semplice: ancora nel 1982, cioè 15 anni dopo
il 1967 di cui parla l’altro Allam, Bagher era ancora hojatoleslam,
in pratica un semplice monsignore. Sostenere che 15 anni prima
era già al pari di uno dei Grandi Ayatollah, è
come paragonare don Abbondio al Cardinal Borromeo. Errore che
Magdi Allam non avrebbe mai fatto.
Caso Telekom Serbia. La posizione di Rep. è sempre più
paradossale. Non è da tutti fare uno scoop, poi insabbiarlo
e infine dare di cialtrone a chiunque lo confermi. I dipendenti
del Carl. ci sono riusciti (anche Scalfari, domenica). Ma quello
che è successo tra giovedì e sabato è incredibile.
Ricorderete che giovedì, i due segugi republicones, Bonini&Davanpour,
avevano fatto un’intera pagina di intervista all’avvocato Paoletti,
accusato da Igor Marini di essere l’uomo chiave delle tangenti.
Paoletti spiegava come Marini fosse un millantatore, ed era ritratto
come un martire. Magari è vero, ma il giorno dopo il pm
dei magic moments, Marcello Maddalena, ne ha chiesto l’arresto,
proprio sulla base delle parole di Marini. Rep. che ne aveva
fatto uno dei suoi eroi, ha deciso di andare avanti nell’inchiesta,
avanti nel senso di Avanti, giornale di Bettino Craxi: così
la notizia dell’arresto e della conferma giudiziaria delle dichiarazioni
di Marini è finita in un boxino anonimo a pagina 7. Ripetiamo:
solo due giorni prima, l’uomo arrestato sulla base delle "menzogne"
di Marini, aveva ricevuto la prima e l’intera terza pagina del
giornale. Fenomeni.
Infine Piero Citati, impegnato a lanciare una scrittrice canadese,
come se ci fossero altri scrittori canadesi oltre a MR. Comunque,
Citati scrive: "Invece milioni di americani, inglesi, francesi,
italiani, tedeschi leggono delirando i romanzi sovente pessimi,
talora mediocri, rarissimamente buoni di Philip Roth". Finalmente
una posizione politicamente scorretta su Rep. Bravo Citati, anche
se Red. Corr. delira per i "sovente pessimi e talora mediocri"
romanzi del più grande scrittore del secolo.
(continua)