Camillo di Christian RoccaAmerican Ground

C’è un libro straordinario che va letto e si legge d’un fiato. Si intitola "American Ground" ed è edito da Adelphi. L’autore è William Langewiesche, un giornalista che fa il compito più bello del mondo. Scrive pochi articoli, due o tre l’anno, ma di una lunghezza sterminata, con una profondità mai vista e un proverbiale distacco da quello che racconta. Succede una cosa, qualsiasi cosa, e lui si mette al lavoro. Indaga sul caso per due o tre mesi, a volte cinque o sei, e poi si mette a scrivere per l’Atlantic Monthly, il suo magnifico giornale. Ne escono romanzi-reportage sul modello reso celebre nel 1966 da Truman Capote, quando in "A sangue freddo" raccontò la storia dello sterminio brutale di una famiglia del Midwest da parte di due psicopatici.
Poco tempo dopo che arrivano nelle edicole, i lunghi e dettagliati reportage di Langewiesche diventano libri. E’ capitato, per restare ai più recenti, con l’inchiesta sul pilota dell’Egypt Air 990 che nell’ottobre del 1999 precipitò nell’oceano Atlantico a poche miglia dalla costa americana (uscito in Italia per Arcana), e con lo strepitoso "Anarchia in mare", inchiesta sul mare e sui pirati in corso di traduzione per Adelphi.
Ma il libro che è appena uscito in Italia è "American Ground", già apparso l’anno scorso in tre lunghissime puntate sull’Atlantic Monthly e ora tradotto da Roberto Serrai per Adelphi. L’oggetto del reportage è "il cumulo", la parola scelta da Langewiesche (e da Serrai) per descrivere la montagna di detriti che si è creata a Manhattan a causa del crollo delle Torri. E’ un reportage sulle macerie. Asciutto, analitico, freddo, scientifico eppure entusiasmante. Langewiesche è stato l’unico giornalista ammesso a Ground Zero. Ha ottenuto l’autorizzazione a condizione che non scrivesse niente durante i lavori. Ha osservato e poi descritto con una chiarezza stilistica fenomenale. Il libro inizia come dovrebbero cominciare tutte le storie ben raccontate: "Le Torri gemelle del World Trade Center sono crollate l’11 settembre 2001". Tutto quello che è successo da quel preciso istante fino a quando l’ultimo camion di detriti ha lasciato Ground Zero è il fuoco dell’inchiesta giornalistica, il cui protagonista principale resta il cumulo, il milione e mezzo di tonnellate di macerie miste a tremila corpi.
Langewiesche è stato l’unico testimone scrivente delle attività di sgombero delle macerie, la sola persona in grado di poter raccontare in modo preciso e disteso gli enormi problemi, i rischi, i timori, le tensioni e i disagi degli sconosciuti lavoranti di Ground Zero. E’ incredibile come l’evento più filmato, più visto, più analizzato e raccontato degli ultimi decenni abbia nascosto le storie contenute in questo libro. Il giornalista si è messo sulle tracce di due oscuri funzionari comunali, Ken Holden e Mike Burton, i sovrintendenti alla manutenzione delle strade e dei marciapiedi di New York che nel caos successivo al crollo delle Torri si sono trovati, assolutamente per caso, alla guida delle operazioni. Non avevano i titoli, né erano stati nominati da nessuno. Ma fin dal primo momento, quando ci fu da prendere decisioni delicate e tutti avevano una soluzione ma nessuno era in grado di dare ordini né ordine, loro due sono stati i più freddi, dotati di carisma e competenti. "In un altro Paese ­ scrive Langewiesche ­ prima di prendere qualsiasi iniziativa, si sarebbero cercate risposte precise. Si sarebbero nominate commissioni di esperti e consultate le maggiori autorità in materia. Le rovine sarebbero state studiate con cura, e chi avesse dovuto avrebbe seguito un piano d’azione rigidamente preordinato. Per non parlare del fatto che l’esercito avrebbe assunto il controllo dell’area". A New York non è successo niente di tutto questo, per giorni c’è stata anarchia totale e tutti sono partiti all’attacco del cumulo, consapevoli di fare una cosa straordinaria. A poco a poco si è cominciato a dare razionalità ai lavori, turbati dai problemi che ogni giorno dava il cumulo e dall’impeto irrazionale dei pompieri, che avrebbero voluto scandagliare pietra dopo pietra le macerie al fine di rintracciare i frammenti dei loro caduti.