Camillo di Christian RoccaEsportare la democrazia dentro l'Onu

Milano. L’idea che la democrazia e la libertà siano le più potenti armi di protezione di massa dei popoli, del mondo libero e dei diritti sociali e civili già acquisiti non è soltanto un’idea balzana di quei perfidi e pericolosi pensatori neocon che, secondo i numerosi detrattori, avrebbero "dirottato" la politica estera americana. Martedì scorso al Council on Foreign Relations di New York, uno dei più prestigiosi think tank di politica estera che, tra l’altro, edita la rivista Foreign Affairs, è intervenuto Kim Holmes, Assistente Segretario di Stato, cioè del ministero degli esteri guidato da Colin Powell. Holmes, che è responsabile delle politiche Usa nelle Organizzazioni internazionali, ha invitato gli Stati membri dell’Onu a promuovere "libertà economica" nel mondo e "caucus democratici", assemblee di paesi democratici, all’interno del Palazzo di vetro allo scopo di aumentare l’efficacia e la credibilità delle Nazioni Unite. Dall’impasse di questi mesi si esce soltanto con una riforma seria dell’Onu, ha detto il vice di Powell: "Non sarà semplice ma lo sforzo vale la pena".

Le linee guida di una riforma democratica delle Nazioni Unite sono semplici: più democrazia e più libertà economica. "Ogni diritto di partecipazione e di guida di organismi della Nazioni Unite ­ ha detto Kim Holmes ­ ne implica, come minimo, uno di responsabilità: essere in grado di onorare la maggior parte degli standard di decenza previsti dalla Carta delle Nazioni Unite". Tutti i membri devono rispettare "gli obiettivi degli organismi Onu di cui fanno parte. Questo vuol dire che un regime che minaccia i suoi vicini, sostiene il terrorismo e abusa dei diritti dei suoi cittadini dovrebbe essere ineleggibile al Consiglio di Sicurezza. Significa che i membri della Commissione Onu sui Diritti umani devono essere esempi di libertà e di stato di diritto".
Il mondo di oggi, spiega Holmes, ha davanti a sé il pericolo terrorista, quelle "minacce di tipo nuovo" di cui ha parlato anche Kofi Annan. Per affrontarle l’approccio è multilaterale: "La nostra causa è giusta, siamo fortemente impegnati a lavorare con le Nazioni Unite e attraverso la diplomazia multilaterale per raggiungere gli obiettivi comuni. Così continueremo a coinvolgere l’Onu su questa e su altre questioni fondamentali". Una delle quali è la riforma delle Nazioni Unite, nate in un contesto ormai superato e non più rappresentative del mondo odierno: "Sosteniamo ipotesi di riforma che facciano diventare il Consiglio di Sicurezza realmente più rappresentativo: il modo migliore per farlo è garantire che ne facciano parte i paesi democratici".
Anche sull’Assemblea generale ci sarebbe da intervenire: "Troppi paesi membri sono dittature che non rappresentano legittimamente i loro popoli. I governi mantengono il seggio in Assemblea anche a dispetto dei precedenti e dei propri comportamenti". Il Dipartimento di Stato non propone di cacciare dall’Onu le dittature, ovvio che no, anche perché la Carta parla esplicitamente di rappresentanza universale, ma Holmes crede che l’Onu avrebbe "un’autorità morale maggiore se gli Stati membri avessero governi democratici".

Quelli del Gruppo democratico
La parte finale dell’intervento di Holmes rilancia la battaglia del Partito radicale, di Madeleine Albright, di Jean Kirkpatrick, della Open Society di George Soros, di Freedom House e di altre organizzazioni che si battono da due anni per l’istituzione di una Organizzazione mondiale delle Democrazie, il cui primo passo è stato la nascita a Seul della Community of Democracies. Il vice di Powell, infatti, ha detto che "un’altra idea per cui è giunta l’ora di agire è la costituzione di un Democracy caucus. Nessuna democrazia è uguale all’altra, ma spesso esse hanno molto più in comune tra di loro che con i vicini. I paesi democratici potrebbero consultarsi e mettere insieme le loro energie per far avanzare la libertà in tutto il mondo. Potrebbero iniziare il lungo processo per salvare dal declino la Commissione sui Diritti umani, in modo che un giorno possa aiutare quei milioni di vittime dell’oppressione che guardano a essa con speranza".
Su questo fronte, proprio in questi giorni, i radicali di Emma Bonino e Marco Pannella stanno coordinando iniziative e appelli istituzionali per far nascere un Gruppo democratico di Stati che promuova i valori della democrazia e dei diritti umani dentro il sistema delle Nazioni Unite.

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