Camillo di Christian RoccaIl Jefferson iracheno

Kanan Makiya è l’intellettuale iracheno incaricato di scrivere materialmente la nuova Costituzione di Baghdad. Dall’11 agosto, su scelta del governo provvisorio iracheno, fa parte di un comitato di 25 persone che dovrà preparare una bozza di Costituzione per il nuovo Iraq. Makiya in realtà si occupa della nuova Costituzione da tempo. Membro dell’Iraqi National Congress di Ahmed Chalabi, e figlio di uno dei più grandi architetti iracheni, Makiya lasciò l’Iraq per studiare architettura al Mit di Boston. Da una quindicina d’anni scrive libri, articoli per New Republic, New York Times, The Times e New York Review of Books, e sceneggiature sulle atrocità del regime di Saddam. E’ professore alla Brandeis University di Waltham nel Massachusetts, ex trotzkista, vicino ai neocon e amico di Paul Berman e Christopher Hitchens.
Nei mesi scorsi, il Thomas Jefferson iracheno ha scritto l’imponente progetto di Costituzione federale approvato nel 2002 dalla conferenza londinese delle opposizioni irachene in esilio: un documento di 100 pagine con i passaggi e i tempi necessari per la democratizzazione dell’Iraq. Makiya è convinto di tre cose: l’Iraq non può essere governato con la logica tribale, quindi dovrà necessariamente essere uno Stato federale, e allo stesso modo non potrà essere uno Stato arabo, per la presenza paritaria dei curdi e dei turcomanni. La legittimità della nuova Costituzione, secondo Makiya, sta nel consenso che riceve dal popolo che vuole governare e non da una qualche organizzazione internazionale. La prima preoccupazione, dunque, è trovare la fonte di legittimità giuridica. Il colpo di Stato del 1958 abrogò la Costituzione del 1925, la più legittima carta fondamentale della storia irachena, in quanto l’unica adottata dopo un dibattito pubblico.