Camillo di Christian RoccaORA IL NEW YORK TIMES VUOLE RESTITUIRE UN PULITZER

Milano. Il New York Times ha ammesso che un suo celebre corrispondente da Mosca, Walter Duranty, premio Pulitzer nel 1932, era un falsario, non meritava il massimo riconoscimento giornalistico americano. I suoi articoli filo stalinisti, ha detto il nuovo direttore Bill Keller, erano "disgustosi" anzi "vergognosi". Il Times fin qui aveva sempre rifiutato le accuse sull’operato del suo giornalista, anche quando S. J. Taylor, nel 1990, scrisse un libro, "Il giustificazionista di Stalin", con il quale criticava Duranty per aver nascosto ai lettori americani la brutalità del regime sovietico. Secondo Duranty i processi stalinisti si basavano su "confessioni veritiere" e i lavoratori sovietici celebravano la "libertà" aumentando la produzione industriale durante le festività religiose. Duranty vinse il Pulitzer per i suoi reportage del 1931, incentrati sulla magnificenza dei piani economici quinquennali e corredati da numerose interviste benevole con i leader sovietici. In realtà, ha scritto il New York Sun, il giornale che da un anno conduce una tenace battaglia per la revoca del Pulitzer a Duranty, i suoi articoli più "vergognosi" sono successivi, del 1932-33. Duranty, infatti, è passato alla storia del giornalismo per le cronache sulla carestia forzosa che uccise dieci milioni di ucraini. Uno degli articoli scritti per il Times nel 1933 iniziava così: "L’eccellente raccolto che si sta per ottenere dimostra come qualsiasi informazione sulla carestia nella Russia di oggi si un’esagerazione o una propaganda maliziosa".

"Le cose scritte da Duranty erano davvero orribili, una ripetizione a pappagallo della propaganda" sovietica, ha detto il direttore Keller che un mese dopo l’insediamento al Times ha incaricato un professore della Columbia, Mark von Hagen, di indagare sul lavoro di Duranty. Il risultato dell’inchiesta è stato impietoso per il giornalista: "Sono sgomento che il Times abbia avuto un cronista come questo che continuava a scrivere giustificazioni staliniste su quello che accadeva laggiù. E’ stata una disgrazia per il New York Times. Sono tutti d’accordo con me ­ ha detto lo storico riferendosi ai nuovi capi del Times ­ riconoscono che questi articoli sono quanto di peggio il giornale abbia mai pubblicato". Il risultato dell’inchiesta è stato inviato alla commissione del Pulitzer che da mesi, in seguito a una campagna della lobby ucraino-americana, istruisce il dossier che potrebbe portare alla revoca del premio.
Keller ha fatto di più. Nella galleria del giornale dove sono esposti i ritratti di tutti i giornalisti del Times vincitori di premio Pulitzer, accanto alla foto di Duranty ha fatto aggiungere una scritta che ricorda come molte persone abbiano screditato la qualità del lavoro del corrispondente da Mosca.

Dopo il caso Jayson Blair
E’ interessante capire che cosa abbia portato una cattedrale liberal del politicamente corretto e della superiorità antropologica come il Times a cospargersi il capo di cenere in questo modo inusuale. Non era mai successo. Duranty non è l’unico caso di cronaca scorretta e manipolata dal pregiudizio politico della storia del Times. Per restare ai rapporti con l’Urss, basta leggere il bestseller di Anne Coulter, Treason, per scoprire attacchi e omissioni del Times sul Venona Project, il programma ufficioso di decifrazione dei codici sovietici che, declassificato, portò a scoprire una fitta rete di informatori comunisti dentro il Dipartimento di Stato. Il Times bollò i promotori di Venona di anticomunismo isterico e parlò di cospirazione, eppure quando fu tolto il segreto sui documenti e quei rapporti tra spie americane e sovietici divennero di dominio pubblico, al Times ­ scrive Coulter ­ la cosa è stata notata a malapena.
La svolta del New York Times nasce il giorno in cui sono state scoperte le malefatte di Jayson Blair, il cronista che nel giugno scorso fu cacciato per aver falsificato, copiato e inventato una serie di articoli. Lo scandalo coinvolse il vertice del giornale che per due anni aveva coperto il vizio di Blair. Il direttore Howell Raines e il suo vice, nonostante le due clamorose pagine di scuse ai lettori e di correzioni degli articoli di Blair, sono stati costretti alle dimissioni. Forse proprio a causa di questro trionfo del politicamente corretto oltre che della supponenza di un giornale santuario che anche quando sbaglia e si scusa pensa sia meglio farlo alla grande, in modo clamoroso, con un gesto catartico e un gigantesco mea culpa collettivo stampato in prima pagina.
Ora al timone c’è Bill Keller, un giornalista più equilibrato del forte ma rozzo Raines. Si spera anche nel chiedere scusa.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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