Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 1 ottobre 2003

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 30 settembre, si è
aperta con "Pensioni, la sfida di Berlusconi". Rep.
è rimasta spiazzata, il Cav. è stato bravo e non
le ha sparate grosse. Gli articoli di sfottò sono rimasti
sulla penna. Che fare dunque? Un grande giornale avrebbe fatto
così: siamo fortemente contrari alle idee di Silvio Berlusconi
e al suo modo d’agire, ci fa anche un po’ schifo a dirla tutta,
ma stavolta gli va riconosciuto che ha proposto una cosa seria,
che va nella direzione di quanto gli ha chiesto la Commissione
europea guidata dal leader del centrosinistra che ci piace assai.
Bravo, dunque, caro avversario, stavolta siamo costretti a riconoscerlo.
Pensate che Rep. abbia fatto così? No, si è affidata
a uno dei suoi tre addetti alle questioni delicate, Massimo Giannini
(gli altri sono Davanpour, nei casi vari di sbirreria, e un Ramp!
qualsiasi ove le questioni delicate riguardino gli affari esteri).
Il commento di Giannini, infatti, ha un titolo oscuro: "I
fantasmi del ’94", come a voler dire: il Cav. sta cadendo,
visto che nel 1994 cadde proprio sulle pensioni. Lo svolgimento
è psicotico: Giannini riconosce che il Cav. è stato
"sorprendentemente misurato e responsabile" e che ha
usato un "linguaggio chiaro e non esasperato". Eppure
il senso dell’articolo sta nelle prime righe: "Impadronendosi
degli schermi Rai, il premier ha usato un’arma mediatica spettacolare
e irrituale. Forse lo ha convinto un pretesto occasionale: distrarre
l’attenzione degli italiani da un blackout energetico nel quale
Palazzo Chigi ha brillato per la sua assenza". Non c’entra
niente, ma il Cav. li ha fregati e loro una giustificazione dovevano
pur trovarla. "Sicuramente lo ha spinto una paura fondamentale:
finire travolto da una protesta sindacale che conquista l’opinione
pubblica e devasta la maggioranza. E’ questo il vero movente
del messaggio berlusconiano. Il fantasma del ’94". E’ questo
il motivo, dice: il Cav. avrebbe parlato di pensioni per evitare
di ripetere l’errore del ’94, quando cadde proprio per aver parlato
di pensioni. Eureka, lo specialista Giannini c’è riuscito
anche stavolta. Il ragionamento non deve aver convinto nemmeno
Giannini che, da quel punto in poi, ha raccontato che il Cav.
"avrebbe potuto inscenare la sua solita fiction propagandistica,
infarcita di bugie o di messaggi non veri ma verosimili"
oppure "avrebbe potuto scaricare tutte le colpe sugli appositi
comunisti" oppure "avrebbe potuto collocare nella matrigna
Europa quella volontà superiore che impone un sacrificio".
Gli sarebbe piaciuto a Giannini ma, purtroppo, "il premier,
ieri sera, non ha fatto niente di tutto questo". Lo ha fregato.
Come rispondere dunque a questo colpo basso? Be’, elencando tutto
quello che il Cav. avrebbe potuto fare ma che non ha fatto, Giannini
è arrivato a metà dell’articolo. Il più,
a quel punto, era fatto. Con fair play, gli ha riconosciuto l’assunzione
di responsabilità, ma ha dato ugualmente di "televenditore"
al Cav. Anche Sebastiano Messina, pur riconoscendo che il Cav.
"è stato molto efficace", "sobrio ed essenziale",
è tornato su questa cosa della televendita e del televenditore
di Arcore. Lunedì Rep. ha dedicato un’intera pagina su
questo tema. L’autore era Umberto Eco, già fenomenologo
di Mike Bongiorno. E’ una cosa orribile, sostengono in coro.
Red. Corr segnala a Rep. l’edizione domenicale del New York Times,
una Rep. fatta bene: "In democrazia, il presidente è
anche un venditore in capo".
Concita De Gregorio (Conc.) è tornata a scrivere con continuità.
Negli ultimi giorni si è dedicata a una serie di articoli
che si possono definire del tipo "inchieste alla frutta".
Conc. stagione autunno 2003 ha infatti ripescato tal Licio Gelli.
E non solo. Anche Tina Anselmi, che ieri ci ha dato la notizia
che "ha vinto Gelli". La prova? Fabrizio Cicchitto
è il vice di Sandro Bondi. Mizzica. "La nostra battaglia
è stata inutile", dice a Conc. la signora Trantino
del centrosinistra. Conc. scava come una talpa. Ora potrebbe
dedicarsi ad altri temi scottanti: lo scandalo Sifar, il golpe
Borghese, Gladio e, magari, se solo glielo permetteranno, anche
quel remoto scandalo telefonico nei Balcani. (continua)

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