Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 9 ottobre 2003

La
prima pagina dell’organo dei Radical In, cioè La Repubblica
(Rep.) di ieri, 8 ottobre, si è aperta con "Fini:
voto agli immigrati". La parola subito a uno dei tre republicones
addetti alle questioni delicate, Massimo Giannini (gli altri
sono Davanpour se di mezzo ci sono le sbirrerie e un Ramp! qualsiasi
per gli affari esteri). Dunque, la notizia è che Fini
vorrebbe far votare gli immigrati. Rep. applaude? Ovvio che no,
chi lo sente poi Tabucchi? Però non può neanche
fare buuu. Che fare allora? Ecco a cosa servono professionisti
come Massimo Giannini. Lui la soluzione la trova sempre. Seguiamolo.
Inizio: "Francesco Storace, tre giorni fa, gli aveva chiesto
di ‘dire qualcosa di destra’. Gianfranco Fini, ieri, non l’ha
accontentato". Questo serve a ricordare fin da subito che
qualsiasi cosa Fini proponga oggi, sempre un fascistone rimane.
Svolgimento: Fini ha fatto bene, anzi benissimo ma via via che
lo loda, Giannini spiega che il leader di An ha fatto questa
proposta non perché ci creda veramente ma per mettere
in difficoltà la Lega, il Cav. e il governo. Giannini
sostiene che "in Italia non governa un centrodestra normale"
perché una proposta del genere non crea "un dibattito
fecondo". Ma nel caso in cui la proposta medesima è
avanzata dal vicepresidente del Consiglio, e non da un passante,
che sostiene un’idea che peraltro "rifletterebbe l’approccio
realistico di Beppe Pisanu", non uno qualsiasi ma il ministro
dell’Interno, non gli viene in mente che magari il dibattito
è già bello che creato. Finale: "Una cosa
è evidente: il Polo non c’è più". Secondo
il republicone se uno del Polo fa una proposta decente, questo
non vuol dire che il Polo ha proposto una cosa decente, significa
che "il Polo non c’è più".
Quaranta anni fa ci fu la tragedia del Vajont e Giorgio Bocca
ricorda quella mattina che andò a Longarone per scrivere
sul disastro della diga. Fa bene a ricordarlo, perché
quarant’anni dopo si ricordano soltanto gli articoli di Dino
Buzzati sul Vajont, dei suoi non era rimasta traccia.
Rep. ieri aveva uno scoop: "No alla grazia per Bompressi".
Uno scoop doppio, tra l’altro, perché Liana Milella svela
che il potere di grazia spetta al ministro della Giustizia e
non al Presidente della Repubblica. Certo, il caso è controverso,
si dibatte in dottrina sul potere di controfirma del ministro,
ma non è vero che il capo dello Stato "in base alla
Costituzione non può concedere la grazia di sua iniziativa,
ma deve aspettare che sia il Guardasigilli a formulargliene la
richiesta". Basta leggere la lettera della Costituzione
e il codice penale, articolo 681 comma IV, che dice: "La
Grazia può essere concessa anche in assenza di domanda
e proposta". Quindi anche quest’altro passaggio milelliano
è sballato: "Se il ‘no’ a Sofri prescindeva da una
richiesta che l’ex leader di Lotta Continua non ha mai voluto
presentare, ma che un fronte politico e intellettuale bipartisan
era pronto a inoltrare". Non prescindeva affatto, non c’è
bisogno di nessuna richiesta, sia nel caso si pensi che il potere
spetti esclusivamente al Quirinale sia nel caso si creda che
la volontà del Guardasigilli di controfirmare debba precedere
l’atto del presidente.
Rep. con Federico Ramp! ha fatto bene a non avventurarsi in previsioni
sul voto californiano. Scrivere il giorno prima delle elezioni
è sempre difficile. Non si sa mai. Però i republicones
si sono fatti fregare lo stesso, perché erano certi dello
"spettro di una nuova Florida" con "caos, ingovernabilità
o comunque un lungo periodo di incertezza". Un articolo
allarmistico, da tipico giornale tabloid. Mentre Rep. con tale
articolo non era ancora stata distribuita nelle edicole, Terminator
festeggiava già e il governatore Davis concedeva la vittoria.
Infine l’umoralista In, Michele Serra, vittima della disinformatjia
del suo stesso giornale. E’ uno di quelli che hanno creduto alla
frase di Putin sull’Iraq come l’Afghanistan, frase che il premier
russo non ha pronunciato nonostante Rep. gliel’abbia attribuita
nel titolo. Secondo Serra, poi, aver abbattuto un trentennio
fascista e liberato 22 milioni di persone dalla tortura sarebbero
"scarsi risultati". E’ già pronto per lo Spectator.
(continua)