Camillo di Christian RoccaRoy Moore e il monumento al Decalogo

Milano. La controversia sul crocifisso nelle scuole italiane ha un precedente clamoroso e recente negli Stati Uniti. E’ la storia del giudice dell’Alabama Roy Moore, di cui in questi mesi il Foglio ha scritto spesso, e della sua battaglia, persa, per evitare di rimuovere dall’atrio della Corte Suprema dell’Alabama un monumento di due tonnellate dedicato ai Dieci Comandamenti. Sabato scorso il Chief Justice Moore ha partecipato in Florida al nono raduno annuale di un gruppo di attivisti cristiano-conservatori. La mia battaglia, ha detto tra gli applausi del pubblico il giudice Moore, non è sul monumento alle Tavole della legge né sui crocefissi nei luoghi pubblici, ma su un’altra questione: "Una nazione può riconoscere ed essere grata al proprio Dio?". Secondo Moore, a causa delle ultime decisioni laiciste dei tribunali, l’America si "sta spostando dalla separazione tra Stato e Chiesa alla separazione tra il popolo e Dio".
E’ assurdo, ha detto Roy Moore, "in questo modo non avremmo diritti dati da Dio, ma soltanto diritti concessi dallo Stato. Così quello che ci è dato, ci può anche essere tolto. C’è qualcosa che non va in questo paese se prima di posare un monumento o appendere un crocifisso siamo costretti addirittura ad attendere la decisione di un giudice. In questo modo ­ ha chiuso Moore ­ il governo restringe i nostri diritti e i nostri pensieri".
Nel 2001 Moore aveva posato il monumento ai Dieci Comandamenti nella rotonda del palazzo della Corte Suprema a Montgomery in Alabama, e nel 2003 ha rigettato due diverse ordinanze federali che gli imponevano di rimuoverlo. Moore si è appellato alla Costituzione dello Stato dell’Alabama e al giuramento che ha pronunciato quando è diventato Chief Justice del suo Stato: nella formula di rito c’è una esplicita invocazione a "Dio Onnipotente". Secondo Moore, "il governo federale non ha nessun diritto di intromissione in Alabama. Se un giudice prende la legge nelle sue mani, commette un atto tirannico". I suoi oppositori ribattono con la Costituzione americana che con il 14esimo emendamento proibisce le leggi che favoriscono una religione. Ma anche la Costituzione dell’Alabama, all’articolo 1, dice che "nessuna religione può essere stabilita per legge". Moore si è difeso con perizia storico-giuridica, davanti alla Corte federale ha ricordato l’esplicito appello a Dio contenuto nella Dichiarazione dei diritti della Virginia, la "Rimostranza" di Thomas Jefferson e il suo reverente inchinarsi all’Almighty God. Il 12 agosto del 1861 è stato Abramo Lincoln a sostenere che bisogna riconoscere e riverire Dio onnipotente, obbedire alla sua volontà, essergli grati e implorare la sua protezione. Moore non ha tralasciato i continui riferimenti al Dio cristiano contenuti nella pubblicistica di George Washington, Madison e Truman. Con queste motivazioni Moore si è appellato alla Corte Suprema, ma il 12 novembre dovrà affrontare un processo e rispondere dell’accusa di aver violato le regole etiche e comportamentali del suo ufficio.
Alla fine di agosto, infatti, il 56enne Moore è stato sospeso dalla commissione etica dei magistrati dell’Alabama per essersi opposto alle decisioni della Corte federale, cui era obbligato per legge. Tanto che William Pryor, un altro giudice dell’Alabama, candidato da George W. Bush alla Corte Suprema ma inviso ai Democratici che da mesi al Senato ne bloccano la nomina per le sue posizioni cristiano-conservatrici, dopo aver sostenuto la battaglia di Moore si è tirato indietro nel momento in cui sono arrivate le ordinanze federali: "Nonostante io creda che le Tavole della Legge siano una pietra miliare della nostra eredità giuridica e che possano essere esposte costituzionalmente così come sono esposte nell’edificio della Corte Suprema a Washington, non darò assistenza a chi viola questa ordinanza esecutiva".
Il monumento di Montgomery è stato rimosso alla fine di agosto, e lo stesso è accaduto in Montana, ma la polemica si è fatta ancora più viva. Migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione in difesa di Moore ed è stata presentata una petizione con 150 mila firme. Con Moore c’erano il reverendo Jerry Falwell, l’ex candidato presidenziale Alan Keyes e il conduttore iperconservatore della Msnbc, Rick Scarbourough.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter