Camillo di Christian RoccaJohn Potter w/ John Surman, Elisa, Gramsci Bar, Stefano Bollani

JOHN POTTER

Care-charming sleep (Ecm New Series)
Se vi annoia solo il pensiero di ascoltare un disco di musica classica ecco l’antidoto che fa per voi. John Potter, ex voce dell’Hilliard Ensemble, ha rimesso in piedi il suo progetto Dowland che si prefigge di far rivivere la musica improvvisata barocca. Canzoni e madrigali interpretate da cinque musicisti classici e jazz, uno dei quali è lo strepitoso sassofonista inglese John Surman. Vi sembrerà incredibile ma le composizioni di Purcell, Monteverdi, Cipriano da Rore e del bluesman Robert Johnson ascoltati così, e con il solito elegante tocco della Ecm, sembrano un modernissimo disco di alternative country.

ELISA – Lotus (Sugar)
Prendete Alanis Morissette e Tori Amos, mischiatele, uno dei possibili risultati è questo disco acustico di Elisa Toffoli, ex sciampista di Monfalcone oggi la più brava cantautrice italiana. Il disco di Elisa è davvero bello, specie quando rilegge le cover di Leonard Cohen, Allelujah, e di Lou Reed-Velvet Underground, Femme fatale. Elisa ha scritto anche una manciata di canzoni nuove, alcune delle quali, Broken e soprattutto Electricity, farebbero la fortuna delle radio americane se solo qualcuno gliele facesse ascoltare. Anche le sue vecchie canzoni, liberate dalla sovrapproduzione pop-elettronica delle versioni originali, migliorano parecchio. Paradossalmente, con i nuovi arrangiamenti unplugged, l’unico brano che non acquista brillantezza è proprio Luce, la più bella canzone vincitrice a San Remo degli ultimi secoli.

GRAMSCI BAR (Nun)
Gramsci Bar è un’idea geniale venuta in mente a un ex componente dei Matia Bazar, artefice ­ almeno così dice lui nel comunicato stampa ­ della svolta elettro-pop degli anni Ottanta (Vacanze Romane, eccetera) del gruppo italiano. Mauro Sabbione, che per motivi a questa colonna ignoti si fa chiamare Sablon, ha preso alcune storiche canzoni della sinistra, tipo l’Internazionale, Fischia il vento e così via, e le ha arrangiate in versione lounge, stile Buddha Bar o, per dirla come i detrattori, in stile sala d’aspetto degli aeroporti. Il risultato è fantastico. Immaginatevi seduti su un divano high-tech mentre bevete un Cosmopolitan accanto a una modella slava riparati da soffusi luci techno. Una cosa orribile, specie per la modella slava. Bene, invece che quella musica da arredamento d’ora in poi potrete ascoltare Hasta siempre comandante e Omaggio a Majakovskij. Un solo appunto: perché Sabbione, detto Sablon, tra i tanti inni di sinistra non ha inserito anche Giro-giro tondo?

STEFANO BOLLANI
Smat Smat (Label Bleu)
Stefano Bollani è il più promettente, anzi ormai acclamato, pianista jazz italiano. Suona in mille gruppi a suo nome o come guest star per altri jazzisti. Ne fa di cotte e di crude. Non c’è progetto antico o moderno, tradizionale o folle che non lo veda in prima linea. Alla fine questo è un difetto, fa troppe cose, tutte buone, sfiziose e interessanti ma nessuna memorabile. Valga come esempio questo disco, dove peraltro canta pure.

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