Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 26 novembre 2003

La
prima pagina di ieri 25 novembre di Repubblica (Rep.), l’unico
giornale del mondo occidentale che si premura di definire "di
origine ebraica" l’autore di un articolo comparso sulle
sue pagine, si apriva con "Fini: fascismo male assoluto".
Il commento, equilibrato e per niente fazioso, è di Giulio
Anselmi, autore di origine ligure. La cronaca del viaggio del
vicepresidente del Consiglio italiano è raccontata da
Alberto Stabile e da Alessandra Longo, autrice di origine primafirma
salvo poi essere stata scalzata da Concita De Gregorio, a sua
volta autrice di origine andalusa. Anselmi riconosce "il
coraggio, la rapidità e la radicalità con cui"
Fini "ha affrontato la propria storia e il proprio passato"
e gli chiede soltanto un ultimo gesto simbolico "la cancellazione
dallo stemma del partito delle fiamme che ancora lo collegano
al Msi". Il tono della vice Conc. è diverso. E’ serio,
data la circostanza, ma anche di presa in giro di un Fini con
"kippà e forcina" che descrive come se non avesse
mai sentito parlare dell’Olocausto.
La pagina dedicata alla Sme e al processo perso dal proprietario
di Rep., Carlo De Benedetti, padrone di origine ebraica, è
affidata a Liana Milella, autrice di origine e stampo giudiziario.
Nessun commento, però, fatta eccezione per il consueto
poema in prosa del poco chiarissimo prof., Franco Cordero, autore
di origine materna certa ma paterna numquam, il quale così
spiega la sconfitta del gruppo Rep.: "Il pasticcio dipende
da un grossolano lapsus nella l. 26 aprile 1990: l’art. 319 commina
da 2 a 5 anni; l’art. 319-ter da 3 a 8 se il fatto avviene ‘in
atti giudiziari’; l’art. 321 estende al corruttore le pene del
corrotto ma siccome sarebbe troppo facile dirlo così,
familiarmente, complica la frase enumerando gli articoli da applicare,
perché i legiferanti soffrono d’una rage du nombre; nel
loro abracadabra i numeri contano più delle parole; il
codice diventa filastrocca, sciarada, giro dell’oca". Abracadabara.
Chiaro, no?
I republicones non hanno trovato nessuno, nemmeno Davanpour,
autore di origine partenopea e parte civile, per commentare la
motivazione della sentenza di assoluzione di Giulio Andreotti.
Neanche Giorgio Bocca, autore a denominazione di origine controllata,
il quale ha preferito criticare "le piccole astuzie"
e i "giochi di parole" di una "politica in fuga
dalla realtà".
La pretesa superiorità sociale di Michele Serra, autore
antropologicamente corretto, ieri ha raggiunto vette inaspettate.
L’umoralista di Rep. sostiene che è inutile che i forzitalioti
cerchino, come ripete Sandro Bondi, di "liberare la cultura
dall’abbraccio asfissiante della sinistra". Secondo Serra,
"non fu la sinistra a occupare la cultura, furono gli intellettuali
a occupare la sinistra, a considerarla, a ragione o torto, casa
loro". Il recensore non sa se il lettore ha capito bene,
e quindi ripete: secondo l’umoralista, la cultura va a sinistra
perché la casa della cultura è a sinistra. A destra
sono tutti ignorantoni. Infatti "basta sentir parlare il
Capo per capire che la cultura, in politica, non serve più".
La controprova? "I pochi intellettuali di destra di questo
Paese sono, infatti, nell’area di An, dove una persona colta
può sentirsi magari a disagio, ma mai ridicola".
Rileggere prego: "Destra", "pochi intellettuali",
"area di An", "magari a disagio". E "mai
ridicola", quanto la spocchia dell’umoralista radical chic.
Non ci sono soltanto bambinate su Rep. Il reportage dalla Cina
di Bernardo Valli è molto bello (chissà se laggiù
Valli ha incontrato Marco Lupis Macedonio eccetera). Molto interessante
anche il reportage sull’Arabia Saudita di Guido Rampoldi, autore
che diede origine allo scandalo Telekom Serbia. Ramp! è
contrario alla guerra preventiva di Bush, ma spiega per filo
e per segno come l’America dovrebbe subito invadere l’Arabia
Saudita, uccidere i suoi leader e convertire il suo popolo.
Rep. comunque è un giornale venduto al Cav. Ieri diceva
che la legge Gasparri "è due volte incostituzionale",
mentre secondo il giornale più democratico e antifascista
del west, cioè l’Unità, la legge è incostituzionale
"4 volte". Sarà l’influenza di Merlo, autore
di origine terzista? (continua)

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