La
prima pagina di ieri 26 novembre del quotidiano di Largo Fochetti,
cioè di Repubblica (Rep.), l’unico giornale del mondo
occidentale che si premura di definire "di origine ebraica"
l’autore di un articolo comparso sulle sue pagine, si apriva
con "Strappo sul Patto di stabilità". E’ successo
che l’Ecofin, il Consiglio dei ministri economici e finanziari
d’Europa, ha stabilito che la procedura per deficit eccessivo
avviata nei confronti di Germania e Francia dovrà essere
sospesa. L’Europa, insomma, ha dato un aiutino al mitico asse
franco-tedesco che piace tanto a Rep., giornale di origine indipendente
e di piazza Indipendenza ma oggi dipendente del Carl. e prossimo
alla deportazione in Largo Fochetti. Stavolta i republicones
sembrano falchi del Pentagono. Andrea Bonanni, autore di origine
prodiana, dice che "Francia e Germania () possono permettersi
di calpestare le regole comuni e le istituzioni che le rappresentano,
a proprio vantaggio e a danno di tutti gli altri cittadini dell’Unione".
Dice di più: "Parafrasando Orwell, tutti gli Stati
membri dell’Unione europea sono uguali, ma Francia e Germania
sono più uguali degli altri". Secondo il republicone
addetto agli affari prodiani, Francia e Germania, ovvero la vecchia
Europa, sono "diventati i padroni dell’Europa, potenze egemoni
in grado di piegarne le regole a proprio vantaggio". Insomma
un "disastro". E la colpa, ovviamente, "porta
la firma di Giulio Tremonti".
In prima pagina c’è un articolo da San Francisco, California,
sulla discarica di Scanzano Jonico, Basilicata, scritto da Federico
Rampini, autore di origine meneghina. Perfida, invece, l’intervista
di Antonello Caporale, autore di origine terrona, a Luigi Crespi,
l’ex gran capo di Datamedia costretto dai debiti a cedere le
sue aziende. Molto interessante il resoconto sull’ultima intervista
televisiva dell’ex dittatore cileno, Augusto Pinochet. Sebastiano
Messina, autore di origine pattista (non nel senso di Patti,
provincia di Messina, ma nel senso di Patto Segni di cui Messina
fu portavoce), si è occupato di un leghista condannato
per aver vilipeso la bandiera, mentre Michele Serra, autore di
origine comunista, anche quando esprime una critica più
che fondata (sul Cav. che non riceve il Dalai Lama) non dice
ai suoi lettori che il primo governo italiano, e tra i primissimi
in Europa, ad aver ricevuto il leader spirituale dei tibetani
fu proprio quello berluscones nel 1994.
Ottimo l’articolo da Baghdad di Renato Caprile, e forse è
questo il motivo per cui è stato confinato a pagina 20.
Caprile dimostra che le opinioni di Eugenio Scalfari, autore
di origine burina (Civitavecchia), di Giorgio Bocca, autore a
denominazione di origine controllata, e di Vittorio Zucconi,
autore di origine modenese, sono state smentite dai fatti. Gli
editorialisti avevano scritto che il terrorismo, o la resistenza,
non si può sconfiggere con i marines e con operazioni
militari, mentre Caprile riporta la notizia che da quando gli
americani hanno deciso di forzare la mano sono diminuiti "gli
attacchi ai soldati", perché la guerriglia "è
stretta alle corde dalle forze della coalizione". Tanto
che, si legge nel titolo, "La guerriglia cambia tattica,
ora il bersaglio sono i civili". I civili sono civili iracheni,
prova dunque che non si tratta di resistenza all’invasore ma
di terrorismo contro gli stessi iracheni che vogliono un Iraq
libero e democratico. Vedremo, nei prossimi giorni, se gli esimi
editorialisti di Rep. ne terranno conto. Così come si
spera tengano conto dell’incredibile dato sul boom economico
americano: + 8,2 per cento. Certo, se solo l’editore di Rep.
avesse aumentato dell’8,2 per cento l’importo del buono pasto
giornaliero per i suoi dipendenti, Rep. stamattina sarebbe in
edicola e ieri la crescita del pil americano non sarebbe stata
confinata a pagina 32 (con richiamo in prima). Vedremo, nei prossimi
giorni, se gli esimi editorialisti di Rep. ne terranno conto
nelle loro analisi sull’operato di George W. Bush.
Da un paio di giorni, infine, sulle pagine degli spettacoli stenta
a decollare l’allarme preventivo di una censura nei confronti
di Dario Fo, autore di origine repubblichina. L’altro ieri si
temeva una possbile censura alle prove (sì, alle prove)
dello spettacolo. Ieri Rep. ci ha fatto sapere che al premio
Nobel è arrivata una (sì, una) telefonata di insulti.
(continua)
27 Novembre 2003