Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 28 novembre 2003

La
prima pagina del quotidiano di origine indipendente ma ora in
corso di trasloco in Largo Fochetti, quartiere della Garbatella,
cioè Repubblica (Rep.), l’unico giornale del mondo occidentale
che si premura di definire "di origine ebraica" l’autore
di un articolo comparso sulle sue pagine, ieri 28 novembre si
apriva con "Milano, la cellula del terrore". Il titolo
di centro pagina è su Alessandra Mussolini, mentre i due
commenti sulla quarantaduesima svolta antifascista di Gianfranco
Fini sono di Edmondo Berselli e Adriano Sofri. Sono, entrambi,
due articoli molto interessanti e per niente scontati. Berselli
dice che "Fini ha compiuto una rivoluzione storica"
e sostiene che ormai è diventato "un leader post-moderno".
Anzi, se davvero ce la dovesse fare, sostiene ancora Berselli,
che è autore di origine felsinea, Fini sarebbe "se
non un genio, almeno un grande talento pokeristico della politica
italiana", ma se "i trogloditi" dovessero frenarlo
si troverebbe nella scomoda situazione eccetera. Ecco, quel "trogloditi",
nonostante l’uso delle virgolette, forse non era il caso di usarlo,
anche perché, per esempio, mai Rep. ha definito "trogloditi"
Bertinotti e Cossutta, Diliberto e gli altri compagni del No
alla svolta post comunista di Achille Occhetto. Sofri, invece,
procede per paradossi e dopo aver scritto che oggi An è
il partito più antifascista che ci sia, apre una questione
"seccante" per la sinistra: "E veniamo al terzo
e più serio e coinvolgente, per noi, paradosso: che la
posizione filoisraeliana (e filoebraica) di Fini coincida con
una febbre antiebraica e antisraeliana che corre sotto la pelle
della sinistra". Su questo tema, ieri Rep. ha riportato
le critiche del presidente della comunità ebraica di Milano,
Roberto Jarach, a Yasha Reibman, il portavoce che aveva proposto
di aprire un dialogo con quei settori più antisionisti
della sinistra. Jarach, però, ha smentito che ci siano
"spaccature" dentro la comunità, anzi le ha
giudicate "inesistenti" in una lettera inviata a Rep.
Piero Ottone, autore non di origine anglosassone, scrive: "Leggo
in un’autorevole rivista che George Bush ha provocato, diremo
così, una nuova corrente di pensiero negli Stati Uniti:
il Bush hatred, l’odio di Bush". Red. Corr. non pretende
che l’Ottone abbia letto il giornale italiano che due o tre mesi
prima dell’autorevole rivista in questione ha raccontato nel
dettaglio il Bush hatred ma, forse, dando un occhio al quotidiano
della Garbatella un’idea avrebbe dovuto farsela. Ma gli va dato
atto che dopo aver paragonato l’odio per Bush con l’italico disprezzo
per Berlusconi, sia giunto alla conclusione che probabilmente,
forse, chissà, in questo modo si perdono le elezioni.

L’autorevole rivista non deve essere arrivata all’occhio di Giovanni
Valentini, il quale ha scritto un incredibile editoriale di critica
al governo sulla questione delle scorie nucleari di Scanzano.
Valentini avrà anche ragione, ma certo una sequela di
insulti così fitta non si era mai letta neanche in un
articolo di Curzio Maltese, l’autore di origine Rai di Baldassarre.
Esempi: "Pasticcio nucleare", "hanno sbagliato",
e fin qui va bene, poi una non felicissima di questi tempi "operazione-kamikaze",
infine, di seguito: "Un modello di malgoverno, un paradigma
di incapacità e irresponsabilità", "uno
smacco destinato a imprimere un marchio indelebile sulla credibilità
e affidabilità del centrodestra", "superficialità
e pressappochismo", "il peggio", "precedente
pericoloso", "la tara congenita del centrodestra berlusconiano"
(qui sembra Serra), "mancanza di una cultura di governo,
di una preparazione e di un’attitudine a governare", "intreccio
di affarismo e dilettantismo", "tendenza naturale alla
semplificazione", "rischio di un deficit democratico",
"autoritarismo senza autorità", "falsa
modernizzazione vagheggiata dal partito-azienda", "l’Italia
segna il passo o addirittura arretra", "vaudeville
governativo". Idea: le scorie a Largo Fochetti. (continua)

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