Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 7 novembre 2003

La
prima pagina dell’organo dei Radical In, cioè la Repubblica
(Rep.) di ieri, 6 novembre, si apriva con "La Camera boccia
Castelli". L’editoriale copia-e-incolla è dell’ex
autore della Rai di Baldassarre, Curzio Maltese. Era da un bel
po’ di tempo che l’ex autore non scriveva l’opinione più
importante del giornale, e non solo a causa dell’arrivo a Rep.
di Francesco Merlo. Il motivo è, con ogni evidenza, un
altro: Maltese scrive sempre lo stesso articolo. A cominciare
dal titolo, che ieri recitava: "Lo spettro del ’94 per il
Cavaliere". Lo svolgimento è il solito, seguono estratti:
"La schizofrenia in cui vive l’Italia di Berlusconi";
"una specie di telenovela di sorrisi, con protagonista il
premier che ha trasformato Palazzo Chigi in un set pubblicitario,
ogni incontro internazionale in spot personale, la politica in
un Mulino Bianco"; "la progressiva frana di una maggioranza";
"un furioso regolamento di conti"; "la voce del
padrone"; "spot"; "gli illusionismi del premier";
"le berlusconate si moltiplicano ogni giorno"; "un
repertorio multi mediale completo di gag, slogan, barzellette,
finte notizie e bizzarrie"; "a partire dal solito trucco";
"l’inutile incontro con Putin"; "sono le cifre
di un fallimento"; "telegiornali fatti di cartapesta";
"le fiction diplomatiche del premier"; "prendere
atto del fallimento"; "un altro spettacolino, in una
versione casereccia del Titanic"; "una destra che non
è una destra".
In prima pagina c’è anche una lettera di Romano Prodi
che si apre con uno degli inizi di articolo più belli
degli ultimi anni: "Caro direttore, arrivo da New York,
scendo dall’aereo, prendo in mano Repubblica e vi trovo una lettera
di Nanni Moretti". In due righe la sublimazione di questa
rubrica e della sinistra italiana. Geniale.
Giorgio Bocca, ex oppositore dell’unità nazionale numero
1 è diventato un sostenitore dell’unità nazionale
numero 2. Gli capita spesso di cambiare idea, e la cosa va a
suo onore nonostante il solito tono cupo. Continua, invece, la
serie di interviste a personaggi della sinistra sulla violenza
terrorista. Simonetta Fiori ha intervistato Rossana Rossanda,
la giornalista del Manifesto che negli anni Settanta a proposito
delle Br scrisse che "sembra di sfogliare l’album di famiglia".
Rossanda ha detto che "il movimento comunista non ha mai
teorizzato l’omicidio della persona, né ha mai trasformato
gli uomini in simboli da sopprimere". Abbracciarne uno per
educarne cento, infatti.
Solita disinformazione nel titolo sul caso Andreotti: "Violante:
non fui giustizialista". A proposito di altri non giustizialisti,
Marco Travaglio è stato smentito da Giancarlo Lehner in
una lettera a pagina 16. Lehner lo smentisce categoricamente
su una decina di punti, (sul suo non essere previtiano non c’è
riuscito). Eppure Travaglio gli ha risposto così: "Ringrazio
Lehner per aver confermato le notizie del mio articolo".
Infine i soliti umoralismi del massimo teorico della superiorità
antropologica della razza di sinistra, Michele Serra. Indignatissimo
scrive che "il cordiale titolone del Giornale di ieri",
cioè "Violante ha infettato la politica italiana"
gli ha fatto molta impressione, nonostante non sia né
di ieri né dell’altro ieri, ma di lunedì. Secondo
l’umoralista Serra il titolo non solo era "incandescente",
ma anche "urtante, violento". Vero. "Ci sono concetti
che, applicati agli uomini, producono un suono cupo e nero, perché
sono l’eco dei peggiori pensieri, delle più bieche culture
del passato". Verissimo. "Comunque la si pensi su Violante
e su chicchessia, qualunque dimensione abbia l’ostilità
politica per il nemico, un giornale quotidiano, per giunta bene
personale della famiglia di un capo di governo, dovrebbe saper
misurare l’odiosa gravità di quel verbo". Parole
sante. Ma il titolo riportava una frase di Ottaviano Del Turco,
deputato del centrosinistra. Insomma, è come se il Cav.
avesse detto che Mussolini mandava gli oppositori in vacanza
e Belpietro avesse scritto un corrucciato corsivo contro la bieca
cultura che ha portato Rep. a dare l’odiosa notizia. (continua)

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