Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 8 novembre 2003

La
prima pagina dell’organo dei Radical In, cioè la Repubblica
(Rep.) di ieri, 7 novembre, si apriva con "Bossi: riforme
o salta tutto". L’editoriale è di Massimo Giannini.
Comincia così: "Dopo due anni e mezzo di legislatura,
il presidente del Consiglio si sente in dovere di comunicare
agli italiani che il suo governo intende governare e realizzare
le riforme". Dopo due anni e mezzo? Giannini, la settimana
scorsa, era il 30 di settembre, scrisse: "Un Berlusconi
sorprendentemente misurato e responsabile ha annunciato alla
nazione la riforma delle pensioni targata Casa delle Libertà".
La nota politica è affidata a Mario Calabresi, il quale
scrive un articolo che sarebbe bello se non fosse viziato dalla
tipica scorretteza giornalistica di Rep: attribuire citazioni
tra virgolette a persone che il giornalista non ha incontrato.
Scrive che Giulio Tremonti, "dopo il dolce alle castagne",
ha detto a Casini: "Pier Ferdinando, guarda che domani mattina
la Lega ti attaccherà con violenza. Con molta violenza".
Pare che Casini abbia "allargato le braccia e cercato una
battuta, come fa sempre nei momenti di scontro", dicendo:
"Cosa vuoi, siamo nati per soffrire…". Sarà
verissimo, specie il dolce alle castagne, ma perché Calabresi
finge di essere stato presente? Perché non dice chi gli
ha riferito queste frasi? E se non c’era, come diavolo fa a essere
così sicuro che le frasi, le virgole e gli aggettivi fossero
esattamente quelli? Non sarebbe più corretto riportare
il sentito dire fuor dalle virgolette?
Calabresi, non c’è dubbio, presente non era, visto che
scrive di "telefonate riservate" e di un "colloquio
a quattr’occhi nel tardo pomeriggio". Eppure, nonostante
i quattro occhi, il dialogo tra Casini e Fini esce su Rep.: "Non
accetterò mai pressioni da chi vuole che si calpesti il
regolamento. Se è previsto il voto segreto io lo concedo"
eccetera eccetera. Se gli occhi erano quattro, le bocche era
indubitabilmente due. O quella di Fini oppure quella di Casini.
Quasi certamente quella che ha parlato era di Casini, visto che
l’articolo di Calabresi è in difesa del presidente. Non
sarebbe stato più corretto scriverlo chiaramente?
L’altro editoriale è di Mario Pirani. L’argomento è
quello delle vendette partigiane nei confronti dei fascisti.
L’articolo gira nelle pagine interne e solo alla fine si scopre
che è un articolo del 1990. Per una volta Red. Corr. è
rimasto deluso dalla cronaca di Alberto Flores D’Arcais sul discorso
di George Bush sulla qualità dell’impegno americano in
Iraq e in Medio Oriente. E’ come se i republicones non avessero
colto l’importanza del discorso, a differenza del Corriere che
l’ha messo in prima pagina.
Le pagine 30 e 31 resteranno. Il titolo d’apertura della 30 recita:
"La difesa dei sapori perduti diventa una crociata globale".
Sotto, un altro titolo: "Riso, frutta, mais e formaggi.
Ecco le trincee della biodiversità". Infine un box,
di cui non si capisce l’attinenza con il resto della pagina:
"Domani il digiuno contro il condono". Perché
una notizia sul condono edilizio viene messa nella pagina monografica
sui cibi? Per il digiuno, ovvio.
Girando pagina, ecco un altro titolo: "La città che
non fa ingrassare, è il progetto dei nuovi urbanisti".
E che cosa prevedono le città del futuro? In soccorso,
cioè per spiegare meglio, arrivano i formidabili grafici
di Rep. Estratti: "Tante piste ciclabili dove non possono
accedere i motorini". Un’idea rivoluzionaria. Seconda novità
urbanistica: "Ovunque ci sono i marciapiedi". La stessa
Rep. se ne vergogna e aggiunge: "Obbligatori in teoria già
da fine ‘800". Ma, particolare importante, i marciapiedi
della città ideale "sono larghi, piacevoli, con alberi,
panchine, fontanelle". Ancora: "Dossi artificiali costringono
il traffico motorizzato a rallentare". Poffarbacco. Infine:
"Spartitraffico invalicabili dalle auto dove i pedoni si
possano rifugiare mentre attraversano" e "giardini
pubblici per passeggiare, giocare e correre". Manca solo
un bel commento di Natalia Aspesi e di Enzo Siciliano, magari
del 1976, perché l’elogio della berlusconiana Milano 2
sia completo. (continua)

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