Camillo di Christian RoccaQuesta legge

Visto che qui sul Foglio si parla chiaro e senza infingimenti e che Giuliano Ferrara ha impostato la discussione sulla fecondazione assistita in modo viscerale, anzi ideologico, potrei dire in modo viscerale e ideologico che questa legge voluta dal Polo dei divieti con il sostegno di buona parte dell’Ulivo delle proibizioni fa proprio schifo. Sì, fa schifo. Non sembri un giudizio tranchant, è una posizione uguale e contraria a quella che è stata sviluppata su queste colonne, vale a dire: i figli so’ piezz ‘e core. Verissimo, così come è vero che i bimbi non si possono fabbricare, né modificare, né manipolare come una carotina, né scegliere à la carte, né possono essere considerati un diritto tutelato dalla Cgil. Tutto questo è ovvio. E’ talmente ovvio che nessuna di queste cose c’entra niente con la legge in discussione al Senato. Ma proprio niente. Utilizzare questi argomenti per sostenere la legge, cioè la paura che il passo successivo possa essere la selezione della razza, equivale a sviare il problema, a parlare d’altro, ad abrogare il weekend di Pasqua per evitare gli ingorghi in autostrada.

Separiamo le due cose. Da una parte c’è la legge, dall’altra il dibattito sulla convergenza di natura e civiltà che porta alla fecondazione e alla nascita di una creatura. La legge si prefigge di regolamentare la fecondazione assistita, ma in realtà la impedisce. Posizione legittima, ma nasconderla dietro il titolo "Procreazione medicalmente assistita" è robetta da imbroglioncelli di quarta serie. Sarebbe stato molto più serio proporre una legge consistente di un unico articolo: "Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è vietato". Punto.
Eppure questa legge dovrebbe fare schifo anche a chi crede che la fecondazione o è naturale o non s’ha da fare. Primo: prevede che alla donna possano essere impiantati tre e soltanto tre embrioni, nessuno dei quali potrà essere soppresso. Questo vuol dire che o non succede niente o nasce un figlio o ne nascono tre. Cioè, per paradosso, scoraggiando la fecondazione assistita si rischia di far nascere non uno, ma addirittura tre gemelli. Altra assurdità, questa di stampo taliban-vatican: l’embrione è un essere umano, con gli stessi diritti di un cinquantenne abbonato Rai. Per cui se già prima dell’impianto il medico si accorge che gli embrioni sono destinati a morire, questi non vengono messi da parte e magari destinati alla ricerca, giammai, dovranno essere impiantati ugualmente, e per legge, nell’utero della ragazza per lasciarli ivi morire. Dentro il corpo, anziché in laboratorio. E chi se ne fotte dei raschiamenti e delle aspirazioni e dei ricoveri in clinica. Il principio dell’avete-voluto-la-bicicletta-ora-pedalate è barbarie civile e giuridica. L’inseminazione forzosa di Stato, pratica da pulizia etnica, non è l’unica aberrazione. Ce ne sono cento altre: una volta avviato il processo non è più possibile cambiare idea, ma ovviamente è consentito abortire con la legge 194. Cos’è meglio, o meno peggio, sopprimere un embrione oppure un quasi bimbo? Oppure, a questo punto coerentemente, l’obiettivo è quello di abolire anche l’interruzione di gravidanza?

Un divieto più controverso
La legge in questione vieta la fecondazione eterologa, fattispecie certamente più controversa, ma in fondo altro non è che l’ipotesi in cui il marito è sterile e la moglie no. Secondo la nuova legge, la donna non potrà ricevere il seme di un donatore terzo. Vietato. Resta lecito, almeno per ora, l’adulterio, cioè il più naturale metodo di inseminazione eterologa esistente.
La cosa più grave è un’altra: la legge impone il divieto assoluto di ricerca scientifica, anche quella a fini terapeutici, per sviluppare nuove medicine, cure alternative, cioè per non distruggere altre vite. La legge difende la vita dell’embrione, ma se ne fotte dell’esistenza di un quindicenne sulla sedia a rotelle che potrebbe essere curato con le cellule staminali. Al punto che il ricercatore che tentasse di dare speranza a milioni di malati dovrà andare all’estero o in galera. Fino a sei anni di momenti magici.
Qual è il pericolo per l’umanità nel fornire assistenza medica a una coppia eterosessuale che vuole un figlio non fabbricato in laboratorio ma frutto dell’amore e fecondato con il proprio ovulo e il proprio seme? Non c’è Faust né Frankenstein né l’eugenetica nazista in questo caso. Non stiamo parlando di clonazione umana. La sterilità non è un flagello di Dio, è una malattia, lo dice l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Onu e la coalition of the willing dei medici uniti. E la fecondazione assistita non è una tecnica del diavolo, è una assistenza appunto, un rimedio, una medicina, come l’aspirina contro il raffreddore o l’insulina contro il diabete. Non c’è niente di disumano, nessuno vuole trasformarsi in Creatore. Piuttosto, non credete che sia più mostruoso trapiantare un organo? Espiantare un cuore a un quasi cadavere oppure un rene a un parente per impiantarli in un altro essere umano? Provate ad abrogare i trapianti di milza e i rifacimenti di tette: no alla manipolazione dell’essere umano, vietato ridare la vita, alt a chi vuole regalarsi una quarta misura. Viceversa mettere nello stesso calderone la fabbricazione di bambini e l’assistenza alla fecondazione, è solo un espediente retorico per ammantare di razionalità una posizione che è soltanto un rispettabile ma personale atto di fede.

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