Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 12 dicembre 2003

La
prima pagina del quotidiano di origine indipendente ma ora in
corso di trasferimento in Largo Fochetti, quartiere della Garbatella,
cioè Repubblica (Rep.), l’unico giornale del mondo occidentale
che si premura di definire "di origine ebraica" l’autore
di un articolo comparso sulle sue pagine il 21 novembre, ieri
si apriva con "Provetta, bufera nell’Ulivo" che faceva
il paio con il "Provetta, il Polo blinda la legge"
del giorno precedente. "Provetta" deve essere piaciuto
ai republicones, ma non è una gran trovata.
Concita De Gregorio, autrice di origine andalusa, ha scritto
un articolo molto divertente sul Cav. e i giornali, macchiato
soltanto da un errore (ha scritto "Gran Bretagna" invece
che "Polonia" nel riferire una frase del Cav. sui paesi
scontenti del progetto di Costituzione europea). Conc. prende
in giro il pubblico in sala in modo sublime e la "strana
dottrina del Cavaliere" sui giornali. La strana dottrina
in realtà è molto chiara: i giornali non li legge
più nessuno e "il 70 per cento degli articoli che
scrivete ­ ha detto il Cav. riferendosi ai giornalisti ­
li leggete solo voi e il vostro direttore". In pratica la
stessa identica dottrina enunciata da Massimo D’Alema (in una
famosa intervista a Lucia Annunziata) quando Max era ancora il
leader della sinistra.
Sulla fecondazione, Rep. non nasconde che i problemi ormai siano
più dell’Ulivo che del Polo. Lo scrive, sconsolato, Michele
Serra, autore di origine comunista. Mentre Eugenio Scalfari,
autore di origine burina (Civitavecchia) si chiede giustamente
che cosa ne pensi Romano Prodi della vicenda. Rep. oltre a una
bella intervista a Marco Pannella di Alessandra Longo, autrice
di origine vice-Conc, ospita anche una lettera di dissenso alla
legge sulla fecondazione inviata dal ministro Stefania Prestigiacomo.
A pagina 8 c’è un titolo sulla Costituzione europea. Tra
virgolette si annuncia la delusione di Madrid nei confronti del
Cav: "Non fa niente per noi", versione ispanica del
celebre "iddu pensa solo a iddu" che piace tanto a
Giuseppe D’Avanzo (Davanpour), autore di origine partenopea e
parte civile, quando apre il faldone "Cav. e mafia".
Solo che, leggendo l’articolo da Madrid, non si trova nessuno
che dica quella frase, tantomeno tra virgolette. I titolisti
se la sono inventata. "I vostri articoli usano frasi tra
virgolette di fonte anonima", accusava il Cav. riportato
da Conc. Questo è uno dei casi. Nell’articolo c’è
una frase tra virgolette, però anonima, che dice come
il Cav non stia "facendo nulla per trovare una soluzione
di consenso sui punti più controversi della futura Costituzione".
Ma nel titolo, sempre tra virgolette, la stessa frase diventa
un’accusa di tradimento: "Non fa niente per noi", vittimismo
che, leggendo il resto dell’articolo, viene escluso ("il
problema alla fine è tutto di Aznar").
Poi ci sono i servizi dall’America. Uno molto equilibrato di
Alberto Flores D’Arcais, autore di origine nobiliare, spiega
come dietro la decisione del Pentagono di affidare gli appalti
per la ricostruzione dell’Iraq ai paesi che hanno fin qui pagato
sia più che normale, visto che i ponti, le strade, i porti,
le scuole, le ferrovie, le reti idriche e telematiche e gli ospedali
saranno "finanziati con i dollari dei contribuenti americani".
Per quale motivo, infatti, gli americani dovrebbero favorire
chi ha cercato in tutti i modi di lasciare l’Iraq a Saddam? E’
del tutto ovvio che saranno i 68 paesi alleati, che pagano ogni
giorno e non solo in termini economici, a dividersi la torta
non del petrolio iracheno, ma dei soldi scuciti dagli americani.
Secondo Zuccopycat, autore di origine modenese, invece è
la prova che "chi aveva diffidato dell’idealismo come movente
della nuova politica americana" avesse ragione, ma la cosa
gli viene comunque buona per uno dei suoi attacchi hollywoodiani:
"Il castigo dell’Impero contro gli alleati ribelli"
eccetera eccetera. (continua)

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