Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 16 dicembre 2003

La
prima pagina del quotidiano di Largo Fochetti, cioè Repubblica
(Rep.), ieri 15 dicembre si apriva con "La cattura di Saddam".
Buona la copertura dell’arresto del rais. Bernardo Valli è
quasi dispiaciuto che Saddam si sia fatto beccare così.
Si aspettava un’eroica resistenza armi in pugno, anzi ammette
di essere andato in Iraq proprio per assistere a questa epopea.
Vittorio Zucconi fa il solito pezzo alla Zuccopycat ma, visto
il successo americano, opposto ai diecimila che ha scritto negli
ultimi mesi. Si segnala solo questo passaggio: "Cadono nelle
giornate pre-natalizie, quando la obbligatoria tenerezza dell’ora
rende tutte le famiglie anche più vulnerabili ai cattivi
pensieri e alle malinconie sotto le palline e gli addobbi colorati".
Ottima la corrispondenza da New York di Alberto Flores D’Arcais,
meno buona l’analisi della situazione in quella zona geografica
chiamata "Oriente Medio" dal giornalista Rampoldi Guido,
il quale domenica gli-americani-ha-criticato. Perché non
usano la-irachena-tv in berluscones-modo.
Nell’analisi di ieri, Rampoldi Guido anche ha scritto: "Così
la sua barba incolta potrebbe essere non solo un espediente per
rendersi irriconoscibile, ma anche un travestimento politico
per accreditare la conversione alla Vera Fede incontrata in clandestinità".
Di pari spessore il commento di Tahar Ben Jelloun: "Se la
cattura di Saddam da un lato aiuta Bush nella sua lotta per essere
rieletto, dall’altro dovrebbe soprattutto aiutare gli Stati arabi
a chiudere coi regimi non democratici. Ma quello è un
programma ampio che, a meno che quei paesi possiedano gas o petrolio,
agli Stati Uniti non interessa". Interessa a TBJ, invece.
Che voleva lasciare Saddam al potere.
I lettori di Rep. sono fortunati, hanno Khaled Fouad Allam che
rimette in riga alcune tesi elaborate dai suoi colleghi. La cattura
di Saddam ha "il senso d’una liberazione per l’intero paese,
ma anche dell’inizio d’un nuovo capitolo della loro storia: una
pagina è stata voltata definitivamente (). In Iraq sta
per nascere qualcosa di nuovo". E, ancora: "Quanto
è avvenuto non rimarrà circoscritto all’Iraq, perché
non è plausibile lo sviluppo d’uno spazio democratico
in un paese circondato da regimi autoritari; e il triangolo Turchia-Israele-Iraq
nei prossimi anni avrà un peso crescente in Medio Oriente,
la cui storia è destinata a cambiare. Alcuni regimi tremano,
sentendo le scosse del crollo di Bagdad avvicinarsi per varcare
la loro soglia. Di fronte a un’Europa divisa, gli Usa si sono
assunti il compito di capovolgere la storia politica del Medio
Oriente, e le pressioni esercitate su Siria, Libano e Iran vanno
in questo senso: instaurare in quei paesi uno standard minimo
di democrazia affinché derive di tipo dittatoriale non
diventino il presupposto per un’escalation terroristica nel mondo".
E’ pronto per passare qui al Foglio. E se Rampoldi Guido sostiene
che "nessuno che non sia Frattini sostiene che la guerriglia
abbia ricevuto il colpo decisivo", KFA spiega che "la
cattura di Saddam avrà un effetto-ricaduta anche sul terrorismo,
perché finirà per isolare la figura di Bin Laden
e Al Qaeda, cui viene a mancare la testa di ponte rappresentata
dal dittatore iracheno". L’ineffabile Renato Caprile non
si è ancora accorto che il 10 dicembre, sotto le sue finestre
di Baghdad, 15 mila persone hanno sfilato inneggiando contro
il terrorismo e contro Saddam. Ieri ha visto però piccoli
assembramenti in favore del rais e ha sentito il forte dovere
di intervistare padre Jean Marie Benjamin, secondo il quale "sotto
il profilo politico" l’arresto di Saddam è una minchiata.
Conclude Caprile: "Potrebbe, paradossalmente, non servire".
Potrebbe, paradossalmente, servire che l’albergatore gli conceda
una camera con vista sulla città. (continua)

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