Camillo di Christian RoccaI giornali inglesi e Hutton

New York. E’ come se i fatti non contassero, come se Tony Blair non fosse stato chiaramente scagionato e il giornalismo ideologicamente d’assalto coperto di cenere mista a vergogna. La stampa internazionale ha reagito in due modi alla notizia del rapporto del giudice Hutton: difesa corporativa nei confronti dei colleghi della Bbc messi alla gogna e tentativo di sminuire la sentenza. Gli articoli di cronaca sono corretti e puntuali, i titoli no, riflettono l’impostazione politica del giornale (chissà perché, per esempio, quel "ma" nell’apertura del Financial Times: "L’indagine sull’Iraq scagiona Blair, ma il capo della Bbc si dimette"). Gli editorialisti, invece, hanno commentato come se Hutton non avesse deciso, tanto più perché ha contraddetto i loro pregiudizi: Blair ha mentito, e se Hutton dice che non è vero, al diavolo Hutton, perché Blair ha mentito lo stesso. Così gli editorialisti che non riescono a capacitarsi del fatto che Blair non abbia mentito hanno subito cominciato a sparare su Hutton proprio perché non ha confermato le loro aspettative.
Il Washington Post ha dato poco spazio alla vicenda, quasi niente allo scandalo giornalistico. Il New York Times, più attento a causa dell’altro caso Blair, ha pubblicato due editoriali. "Blair è stato scagionato", dice il primo, ma visto che gli inglesi restano contrari all’occupazione dell’Iraq, "non aver imbrogliato non significa essersi comportato saggiamente". "I guardiani diventano i guardati", dice un titolo riferito al ruolo della Bbc e al danno che la vicenda ha creato alla credibilità del network. "Il rapporto Hutton minaccia il giornalismo investigativo", ha dichiarato al Guardian Lord Rees-Mogg, ex Bbc. Stessa cosa hanno detto l’anchorman di Channel 4 News Jon Snow e il notista politico del Daily Telegraph George Jones. "Ora i giornalisti saranno più timidi" e chi vorrà denunciare i misfatti sarà molto più preoccupato, dicono in coro.
L’Independent aveva la prima pagina completamente bianca, e con un solo titolo: "Whitewashed?". C’è il punto interrogativo, ma fa intendere che ci sia stato un colpo di spugna. Il Sun e il Times non ci girano intorno, anche se, quest’ultimo, crede che agli inglesi resti il dubbio. Simon Hoggart, sul Guardian, ridicolizza il rapporto Hutton: "E’ ufficiale: Blair è senza peccati!". Il Mirror, tabloid anti Blair, ha giocato con le parole "unfonded", che vuol dire "infondate", e "unfound", che significa "non trovate". Per cui, a caratteri cubitali: "Infondate le accuse di aver manipolato il dossier. Non trovate le armi di distruzione di massa che ci hanno portato alla guerra". Insomma, parlano d’altro. Il Daily Mail, altro tabloid, ha puntato su "quello che Hutton ha scelto di ignorare", cioè che "il dossier è stato alterato su richiesta di Campbell". Ma Hutton ha proprio escluso che questo sia avvenuto.
Secondo il Guardian, Hutton non ha tenuto conto del fatto che Alastair Campbell aveva ammesso che si voleva vendicare di Gilligan, l’autore dello scoop Bbc. C’entra qualcosa? No, ma tutto fa brodo. Jonathan Freedland, sempre sul Guardian, ha aperto un altro fronte: Hutton non ha tenuto conto "di fatti e testimonianze cruciali, quali le trascrizioni delle interviste che la giornalista della Bbc Susan Watts aveva registrato con il dottor Kelly e che avvaloravano gran parte delle accuse di Gilligan". Ma non è così. Il 14 agosto, Watts ha negato davanti a Hutton che il professor Kelly le avesse mai parlato di aggiunte e manipolazioni compiute da Campbell sul dossier anti Saddam. La giornalista consegnò la registrazione del suo colloquio con Kelly, che scagionava il consigliere di Blair, e accusò i suoi capi della Bbc di averla tirata in ballo e di aver fatto pressioni nel tentativo "incauto e falso", così disse, di usare la sua intervista per avvalorare la tesi di Gilligan. Tutto questo fu scritto sul Guardian, lo stesso giornale di Freedland. Il Financial Times è più equilibrato. L’editoriale dice che Blair non ha sexed up, ma s’interroga sui servizi segreti e sulle armi di distruzione di massa che non si sono trovate. Un problema più per Blair, scrive, che per Bush, per il quale "erano solo una delle ragioni per far cadere un regime pericoloso e crudele". Gerard Baker, sempre sul FT, mette insieme Bush e Blair e spiega che sia David Kay, il capo degli ispettori Usa in Iraq, sia Hutton "hanno dimostrato come la guerra non sia stata preparata da una cabala di neoconservative di Washington e dai loro lacché di Londra, ma si basava sui giudizi dei servizi segreti di entrambe le nazioni". "Gilligan è stato assunto per fare scoop e ottenere titoloni", ammette il Daily Telegraph. Ma, sullo stesso giornale, il conservatore Boris Johnson ha scritto che "la Bbc ha fatto il suo dovere, ridateci Gilligan". Per la rubrica Leader del Guardian, Hutton ha sbagliato a condannare la Bbc, perché lo scoop di Gilligan era di interesse pubblico. E quando c’è di mezzo l’interesse pubblico, scrive il Guardian, il giornalista ha più ragione che torto a raccontare la storia. Al Guardian che le accuse fossero false non gliene frega un cacchio.

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