Camillo di Christian RoccaJazz, the best of 2003

I MIGLIORI DISCHI DELL’ANNO
La sindrome di Fabio Fazio, variante nostrana della ben più grave malattia di Nick Hornby, lo scrittore inglese che è diventato un mito per i trenta-quarantenni occidentali grazie alla sua mania compilatoria di classifiche, audiocassette e memorabilia musicali, affligge da sempre il colonnista jazz del Foglio. Quali sono stati, dunque, i migliori dischi jazz del 2003? Ci sono due strade per avere la risposta. Una, più istituzionale, è quella di affidarsi all’annuale, e ormai storico, referendum della rivista Musica Jazz. Da anni i critici e i recensori italiani, tra cui il qui presente colonnista, scelgono il meglio del jazz italiano e internazionale come se fossero l’Academy di Los Angeles. La rivista, nel suo numero di gennaio appena uscito in edicola, pubblica i risultati del Top Jazz accompagnandoli da un cd riepilogativo. La prima via, dunque, consiste nell’andare in edicola, acquistare la rivista, ascoltare il cd come un trailer e poi decidere quali dischi comprare. La seconda strada è quella di seguire i consigli di uno solo dei giurati ma a proprio rischio, anche perché quest’anno sono distantissimi da quelli istituzionali.
Musica Jazz ha eletto Enrico Pieranunzi e Uri Caine, musicista italiano e musicista internazionale dell’anno. Le scelte del colonnista jazz sono state Enrico Rava (il quale ha appena registrato un grande disco per la Ecm) e Steve Bernstein, l’eclettico trombettista della scena avant-jewish-jazz di New York. Il miglior disco jazz dell’anno, secondo Musica Jazz, è "Alegría" di Wayne Shorter, qui giudicato come uno dei più noiosi del decennio, secondo soltanto ai precedenti dischi del sassofonista. Shorter gode di fama regressa, per i suoi anni con Miles Davis e per la stagione con i Weather Report. Ora, nonostante continui a vincere premi su premi, è uno straordinario sonnifero, tanto che a giugno il vostro colonnista non è stato l’unico ad abbandonare a metà concerto la sala della Carnegie Hall in occasionde del festival jazz Jvc di New York. Anche "Fugace", del clarinettista e sassofonista bergamasco Gianluigi Trovesi, vincitore del premio come miglior disco italiano, non è un disco particolarmente eccitante.
La scelta del Foglio è decisa: il miglior disco jazz dell’anno è quello leggero come una piuma, ed elegante come solo un cd Ecm può esserlo, di Tord Gustavsen, pianista norvegese poco più che trentenne. Si intitola "Changing Places" e ha messo in fila altri due grandissimi cd, "Akroasis" del pianista greco Vassilis Tsabropoulos, e "These are the vistas", il primo disco del gruppo grung-jazz The Bad Plus (provate ad ascoltare la versione di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e capirete che cosa vuol dire grung-jazz). I tre migliori dischi italiani, invece, sono "Slang" del chitarrista methenyano Simone Guiducci, "Colours" del duo piano-clarinetto di Nico Morelli e Mauro Negri e "Due colori" del pianista milanese Antonio Zambrini. Secondo Musica Jazz i migliori gruppi sono due trio, quello di Keith Jarrett e Doctor 3 tra gli italiani. Questa colonna ha scelto il quintetto di Dave Holland, seguito dalla Millenial Territory Orchestra di Steve Bernstein (che si può ascoltare tutti i lunedì nel miglior club di New York, il Jazz Standard, dove servono costatine e bistecche strepitose) e The Bad Plus. Tra gli italiani, i migliori del 2003 sono l’Ottetto di Trovesi, Doctor 3 e l’inattesso quartetto del fisarmonicista Max Daloe.
Secondo Musica Jazz i migliori giovani talenti dell’anno sono il sassofonista Francesco Bearzatti e il pianista americano Jason Moran. Il vostro colonnista confessa di non aver mai sentito Bearzatti, ma si rifiuta di considerare Jason Moran un "nuovo talento". E’ su piazza da anni, e ha già fatto 4 o 5 dischi uno più bello dell’altro (compratene uno qualsiasi, ma accertatevi che ci sia una versione di "Planet rock" di Afrika Bambaata o un Intermezzo di Schubert). Il colonnista ha votato il pianista Luigi Martinale tra gli italiani e, appunto, Gustavsen, tra gli international. Scelta comune, invece, per la miglior ristampa dell’anno: "Streams Of Consciousness" del duo Abdullah Ibrahim e Max Roach.

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