Camillo di Christian RoccaLo Stato dell'Unione 2004

I discorsi sullo Stato dell’Unione di Bill Clinton erano soliti ospitare una lunga serie di buoni propositi per l’anno in corso senza però un elemento unificante e visionario, ha scritto ieri Andrew Sullivan. Quelli di George Bush sono diversi. Negli ultimi tre, Bush ha quasi esclusivamente elencato gli obiettivi raggiunti nell’anno precedente. Nel suo speech di martedì, ha ricordato i tagli delle tasse, l’assistenza ai bambini, la legge sulla sicurezza. L’agenda per il futuro, specialità clintoniana, è insieme limitata e ambiziosa. Bush, in sostanza, ha detto che l’America dovrà continuare la lotta al terrorismo e raddoppiare gli sforzi per rilanciare l’economia e costruire un nuovo Iraq. L’America è in guerra, ha detto Bush, anche se c’è ancora chi non se ne capacita e considera il terrorismo come un crimine, un problema di polizia e giudiziario. "Dopo che le Torri gemelle furono attaccate la prima volta nel 1993, qualche colpevole è stato imputato, processato, condannato e mandato in prigione. Eppure la questione non è stata risolta". I terroristi hanno continuato a complottare e ad addestrarsi in altre nazioni, preparando piani più ambiziosi. L’11 settembre, ha detto Bush, ha dimostrato che i terroristi non possono essere affrontati in tribunale: "I terroristi e i loro sostenitori ci hanno dichiarato guerra, e guerra hanno avuto". Bush ha parlato del processo di democratizzazione in Medio Oriente.
Sull’economia ha ribadito l’importanza della riduzione fiscale e della ripresa, senza però affrontare con convinzione il nodo del deficit e del numero dei posti di lavoro. Bush ha spiegato il piano per la legalizzazione degli immigrati e il progetto di assistenza farmacologica per i pensionati. Cose di sinistra, insieme ad altre di destra. Sul fronte sociale ha difeso il matrimonio eterosessuale (e la legge di Clinton del 1996), ma ha anche varato un nuovo programma privato di assistenza per i redditi più bassi e uno da 300 milioni di dollari per il reinserimento in società di 600 mila carcerati prossimi alla libertà.

Pubblichiamo ampi stralci del discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da George W. Bush il 21 gennaio.

Questa sera l’America è una nazione chiamata a grandi responsabilità. E noi siamo pronte ad assumercele. Proprio nello stesso momento in cui noi siamo qui riuniti, centinaia di migliaia di soldati e funzionari americani sono impegnati in tutto il mondo nella guerra contro il terrorismo. Portando la speranza agli oppressi, e facendo giustizia dei violenti, questi nostri compatrioti rendono l’America più sicura.
Ogni giorno, gli investigatori delle forze di polizia e i funzionari dei servizi segreti tengono sotto controllo le minacce terroristiche; gli analisti esaminano le liste passeggeri delle linee aeree; gli uomini e le donne del nuovo Homeland Security Department pattugliano le nostre coste e i nostri confini. Grazie alla loro sorveglianza, l’America si sente protetta. Gli americani stanno dimostrando ancora una volta di essere i più instancabili lavoratori del mondo. L’economia americana cresce con grande decisione. La riduzione delle tasse che avete approvato sta dando ottimi risultati.
Questa sera, i membri del Congresso possono essere orgogliosi del successo ottenuto dalle grandiose iniziative di assistenza e riforma che gli scettici avevano ritenuto irrealizzabili. Avete migliorato gli standard qualitativi delle nostre scuole pubbliche e assicurato ai nostri pensionati la possibilità di acquistare medicine con l’assistenza del programma Medicare. Abbiamo affrontato insieme difficilissime sfide; ora dobbiamo fare una scelta: o andare avanti con fiducia e determinazione, o fermarci e ritornare alla pericolosa illusione che i terroristi non stiano meditando nuovi complotti e che i regimi fuorilegge non rappresentino per noi una minaccia. Possiamo proseguire ulteriormente la politica di incentivi alla crescita economica e di riforme nell’istruzione e nell’assistenza sanitaria, oppure tornare ai vecchi metodi e alle antiche divisioni.
Non siamo arrivati fino a questo punto ­ attraverso tragedie, durissime prove e la stessa guerra ­ soltanto per farci cogliere dall’esitazione e lasciare incompiuto il nostro lavoro. Gli americani si sono assunti la responsabilità del compito assegnatogli dalla Storia, e si aspettano la stessa cosa da parte di chi li governa [] La nostra principale responsabilità è la concreta difesa del popolo americano. Sono passati 28 mesi dall’11 settembre 2001: più di due anni senza un solo attacco contro il territorio americano. C’è la tentazione di credere che il pericolo sia ormai superato e alle nostre spalle. E’ una speranza comprensibile e rassicurante, ma falsa. Gli attentati e gli assassinii sono continuati a Bali, Jakarta, Casablanca, Riyadh, Mombasa, Gerusalemme, Istanbul e Baghdad. I terroristi continuano a complottare contro l’America e tutto il mondo civile. Ma con la nostra volontà e il nostro coraggio, sconfiggeremo questa minaccia.
Negli Stati Uniti, dove la guerra è cominciata, dobbiamo continuare a fornire ai responsabili della nostra sicurezza nazionale e al personale delle nostre forze di polizia tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per assicurare la nostra difesa. Uno dei più essenziali è il Patriot Act, che consente agli organismi federali un migliore scambio di informazioni, favorendo il rintracciamento dei terroristi, l’eliminazione delle loro cellule e il congelamento dei loro beni. Abbiamo usato per anni metodi simili per arrestare i trafficanti di droga. Se si sono dimostrati efficaci per catturare i criminali, lo saranno altrettanto nella caccia ai terroristi.
La validità di alcune importanti misure contenute nel Patriot Act scadrà il prossimo anno. Ma la minaccia terroristica non rispetterà certo questa scadenza. Le nostre forze di polizia hanno bisogno di questa fondamentale legislazione per proteggere i nostri cittadini. Dovete rinnovare il Patriot Act. L’America è partita all’offensiva contro i terroristi che hanno scatenato questa guerra. Lo scorso marzo, Khalid Shaikh Mohammed, una delle menti che hanno architettato l’attentato dell’11 settembre, è stato fermato e preso in custodia dalle autorità statunitensi e pachistane. L’11 agosto è stato catturato Hambali, un terrorista che era stato tra i principali protagonisti dell’attentato che in Indonesia ha ucciso più di 200 persone. Siamo sulle tracce di al Qaida in ogni regione del mondo, e quasi due terzi dei suoi leader conosciuti sono stati uccisi o presi prigionieri. Migliaia di militari molto capaci e determinati stanno conducendo una caccia all’uomo, alla ricerca dei killer ancora in circolazione, che si nascondono nelle città e nelle grotte di montagna; e, uno per uno, noi porteremo questi terroristi davanti alla giustizia.
Parte integrante dell’offensiva contro il terrorismo è il nostro impegno ad affrontare i regimi che ospitano e sostengono i terroristi, e potrebbero fornirgli armi nucleari, chimiche o biologiche. Gli Stati Uniti e i loro alleati sono assolutamente determinati: ci rifiutiamo di vivere all’ombra di questa catastrofica e definitiva minaccia. I primi ad accorgersi della nostra determinazione sono stati i talebani, che avevano fatto dell’Afghanistan la principale base d’addestramento per i terroristi di al Qaida. Oggi, quasto paese ha una nuova costituzione, che garantisce libere elezioni e la piena partecipazione delle donne alla vita politica. Si riaprono attività commerciali, gli ospedali riprendono a funzionare, ragazzi e ragazze sono di nuovo seduti ai banchi di scuola. Con l’aiuto del nuovo esercito afghano, la nostra coalizione sta effettuando intensi raid contro i talebani e i membri di al Qaida che ancora rimangono. Gli uomini e le donne dell’Afghanistan stanno costruendo una nazione libera e orgogliosa, decisa a combattere il terrorismo. L’America considera un onore essere sua amica.
Dall’ultima volta che ci siamo incontrati in questa stessa sala, le forze militari degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, dell’Australia, della Polonia e di altri paesi hanno imposto con la forza le richieste dell’Onu, posto fine al regime di Saddam Hussein e liberato il popolo dell’Iraq.
Dopo avere rovesciato il regime baathista, dobbiamo ancora affrontare quello che resta dei violenti seguaci di Saddam. Uomini che hanno abbandonato le proprie truppe durante la battaglia e si sono ora dati alla macchia, attaccandoci di nascosto. Questi assassini, ai quali si sono uniti alcuni terroristi stranieri, rappresentano una grave e costante minaccia. Ma stiamo ottenendo ottimi risultati. Il dittattore dell’Iraq, un tempo onnipotente, è stato trovato in una cantina, e ora si trova dietro le sbarre. Abbiamo catturato o ucciso 45 dei 55 funzionari del vecchio regime. Le nostre forze sono all’offensiva: effettuano più di 1.600 pattugliamenti al giorno e circa 180 raid alla settimana. Ci stiamo occupando di questi delinquenti ancora presenti in Iraq, esattamente come abbiamo fatto con il malvagio regime di Saddam Hussein.
La ricostruzione dell’Iraq è un’impresa molto difficile ma giusta. E l’America è sempre stata pronta a fare tutto il necessario per una causa giusta. Lo scorso gennaio, in Iraq la legge era ancora il capriccio di un solo e brutale uomo. Oggi, la nostra coalizione sta collaborando con il Consiglio di Governo iracheno nell’elaborazione di una nuova costituzione, con una carta dei diritti. Stiamo lavorando con gli iracheni e le Nazioni Unite per avviare la transizione a una piena sovranità irachena entro la fine di giugno.
Mentre in Iraq comincia ad affermarsi la democrazia, i nemici della libertà stanno facendo ogni possibile sforzo per diffondere la violenza e la paura. Cercano di scuotere la volontà del nostro paese e dei nostri alleati; ma gli Stati Uniti non si lasceranno mai intimidire dai delinquenti e dagli assassini. I terroristi perderanno, e il popolo iracheno vivrà in libertà. Mese dopo mese, gli iracheni si assumono sempre maggiori responsabilità per il mantenimento della propria sicurezza e la costruzione del proprio futuro. E stasera abbiamo l’onore di ospitare uno dei più autorevoli leader iracheni: l’attuale presidente del Consiglio di Governo iracheno, Adnan Pachachi. []
Grazie alla leadership e alla determinazione dell’America il mondo sta cambiando in meglio. Il mese scorso, il leader della Libia ha volontariamente accettato di rivelare e smantellare tutti i propri programmi per armi di distruzione di massa, compreso il progetto di arricchimento dell’uranio per la costruzione di bombe atomiche. Il colonnello Gheddafi ha compreso che il suo paese sarebbe stato prospero e più al sicuro senza questo genere di armi. In Libia, sono bastati nove mesi di intensi negoziati con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna per raggiungere questo successo; in Iraq, dodici anni di diplomazia non sono serviti a nulla. E la ragione è evidente: perché la diplomazia sia efficace, le parole devono essere credibili, e nessuno ha il minimo dubbio sulla parola dell’America.
Minacce di genere diverso richiedono strategie differenti. Insieme ad altre nazioni di quella regione, chiediamo che la Corea del Nord rinunci al suo programma nucleare. L’America e la comunità internazionale richiedono che l’Iran rispetti i suoi impegni e non costruisca armi atomiche. L’America è determinata a tenere le armi più pericolose del mondo lontane dalle grinfie dei regimi più minacciosi.
Quando sono salito su questo palco il 20 settembre 2001, avevo con me il distintivo di un poliziotto morto nell’attentato alle Torri gemelle: mi ricordava concretamente le vite terminate e una missione da portare a termine. Ho promesso a voi e a tutti gli americani il mio totale impegno a rendere sicura la nostra patria e a sconfiggere i nostri nemici. Voi, membri del Congresso, avete concesso le risorse necessarie per la nostra difesa, e preso la difficile decisione tra la guerra e la pace. I nostri più fedeli alleati non hanno avuto esitazioni. I diplomatici e i funzionari dei servizi segreti si sono dimostrati capacissimi e instancabili. Quanto agli uomini e alle donne dell’esercito americano, sono loro a fare il lavoro più duro. Abbiamo vista dipinta sui loro volti la gioia per un ritorno alla base sani e salvi, e la tristezza per la perdita di un compagno. Ho avuto l’onore di incontrarli in molti posti, dal ponte di una portarei in mezzo al Pacifico alla sala mensa di Baghdad.
In questo momento, molti soldati ci stanno ascoltando. Voglio dirlo espressamente a voi e alle vostre famiglie: l’America è orgogliosa di voi. La mia Amministrazione, e questo Congresso, vi forniranno i mezzi di cui avete bisogno per combattere e vincere la guerra contro il terrorismo.
So perfettamente che alcuni mettono in dubbio che l’America, dopo tutto, sia davvero in guerra. Considerano il terrorismo piuttosto come un crimine, un problema da risolvere con azioni di polizia, processi e pene. Dopo il primo attentato contro il World Trade Center nel 1993, alcuni dei colpevoli sono stati processati, giudicati e mandati in prigione. Ma il problema non è stato risolto. I terroristi, raccoltisi in altri paesi, continuavano a esercitarsi e a fare complotti, con piani sempre più ambiziosi. Dopo la distruzione e il massacro dell’11 settembre, non è più sufficiente affrontare i nostri nemici per vie legali. I terroristi e i loro sostenitori hanno dichiarato guerra agli Stati Uniti, e la guerra è ciò che hanno avuto.
Alcuni, in questa sala, e nel nostro paese, non appoggiano la liberazione dell’Iraq. Le obiezioni contro la guerra spesso nascono da giusti motivi di principio. Ma dobbiamo guardare ad occhi aperti, senza farci illussioni, quali sarebbero state le conseguenze se avessimo lasciato Saddam al potere. Osserviamo i fatti: il Kay Report aveva individuato numerosi programmi per lo sviluppo di armi di distruzione di massa, così come notevoli quantità di materiali che l’Iraq aveva tenuto nascosti alle ispezioni delle Nazioni Unite. Se non avessimo agito, il programma iracheno per la costruzione di armi di distruzione di massa sarebbe andato avanti. Se non avessimo agito, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sarebbero dimostrate carta straccia, indebolendo l’autorità di questo organismo e incoraggiando i dittatori di tutto il mondo a sfidarlo apertamente. In Iraq, le camere di tortura sarebbero ancora piene di vittime innocenti. Nessuno, tranne gli assassini, sarebbe a conoscenza delle sue fosse comuni, dove sono state gettate centinaia di migliaia di persone. Per tutti coloro che amano la libertà e la pace, il mondo, senza Saddam, è senza dubbio un mondo migliore e più sicuro.
Qualche critico ha detto che dobbiamo internazionalizzare il nostro intervento in Iraq. E’ una critica piuttosto difficile da spiegare ai nostri alleati in Inghilterra, Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine, Thailandia, Italia, Spagna, Polonia, Danimarca, Ungheria, Bulgaria, Ucraina, Romania, Olanda, Norvegia, El Salvador, e negli altri diciassette paesi che hanno inviato truppe in Iraq. Nei nostri dibattiti, non dobbiamo mai dimenticare il vitale contributo offerto dai nostri alleati, o sottovalutare i loro sacrifici.
Fin dall’inizio, l’America ha cercato il sostegno internazionale per le sue operazioni in Afghanistan e in Iraq. Ne ha ricevuto molto. Ma c’è una differenza tra guidare una coalizione di molte nazioni e sottomettersi alle obiezioni di qualcuna di esse. L’America non chiederà mai il permesso per difendere la sicurezza del proprio territorio. []
Circolano anche dubbi sul fatto che la democrazia sia un obiettivo realistico per il Medio Oriente, dove la libertà quasi non esiste. Tuttavia è un errore supporre che intere culture e grandi religioni siano incompatibili con la libertà e l’autogoverno. Io credo che Dio abbia piantato nel cuore di ogni uomo il desiderio di vivere in libertà. E anche se questo desiderio è stato calpestato da decenni di tirannia, saprà ancora risorgere a nuova vita. Finché il Medio Oriente resterà un luogo di tirannia, disperazione e rabbia, continuerà a produrre uomini e movimenti che minacciano la sicurezza dell’America e dei nostri amici. Perciò l’America ha fatto la scelta strategica di portare la libertà nel Medio Oriente. Sfideremo i nemici delle riforme, affronteremo gli alleati del terrorismo e chiederemo maggiore impegno ai nostri amici. Per passare attraverso il muro di un’odiosa propaganda, Voice of America e altri servizi radiofonici stanno aumentando la loro programmazione in arabo e persiano; presto, un nuovo canale televisivo comincerà a fornire notizie attendibili in tutta la regione. Vi sottoporrò una proposta per raddoppiare i fondi assegnati al National Endowment for Democracy, e concentrare i suoi sforzi nello sviluppo di libere elezioni, liberi mercati, liberi organi di stampa e liberi sindacati in tutto il Medio Oriente. E, soprattutto, porteremo a termine l’impresa storica della creazione della democrazia in Afghanistan e Iraq, in modo che queste nazioni possano rappresentare un modello per le altre e contribuire alla trasformazione di una regione sofferente del mondo.
L’America è una nazione con una missione davanti a sé, che sorge dalle nostre convinzioni più profonde. Non abbiamo nessun desiderio di dominio, nessuna ambizione imperialistica. Il nostro obiettivo è una pace democratica: una pace fondata sulla dignità e i diritti di ogni uomo e di ogni donna. In questa causa, l’America ha amici e alleati al suo fianco; e tuttavia riconosce il suo compito speciale: questa grande repubblica guiderà la battaglia in nome della libertà.
Nel corso degli ultimi tre anni, le avversità che abbiamo dovuto affrontare hanno rivelato in piena luce la forza sostanziale dell’economia americana. Abbiamo superato una recessione, un attentato terroristico, uno scandalo delle corporation e l’incertezza di una guerra. Poiché avete accettato di stimolarla con uno sgravio fiscale, la nostra economia è forte, e continua a crescere. []
Gli americani hanno investito i soldi risparmiati grazie alle riduzioni fiscali, dando grande impulso all’economia del paese. Il tasso di crescita economica nel terzo quarto del 2003 è stato il più elevato da vent’anni a questa parte. [] L’attività industriale aumenta. L’inflazione è bassa, e lo sono anche i tassi di interesse. Le esportazioni crescono. La produttività è alta, e aumentano i posti di lavoro. Queste cifre confermano che gli americani usano il loro denaro molto meglio di quanto sa fare il loro stesso governo. []
L’economia americana non è solo in fase di crescita ma anche di grandi cambiamenti. La tecnologia trasforma il modo in cui viene svolto ogni lavoro, e i lavoratori devono acquisire nuove capacità. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro si aprirà nei settori di alta professionalità come l’assistenza medica e la biotecnologia. Perciò dobbiamo intervenire per aiutare gli americani a raggiungere le conoscenze necessarie per ottenere un buon lavoro nella nostra nuova economia. [] Approvando il No Child Left Behind Act avete garantito maggiori sovvenzioni alle nostre scuole (un incremento del 36 per cento a partire dal 2001). [] Dobbiamo continuare a seguire una politica economica aggressiva e di continua crescita. [] La riduzione delle tasse approvata dal Congresso è prossima alla scadenza. Se non intervenite, l’ingiusta tassa sul matrimonio verrà ripristinata. Se non intervenite, milioni di famiglie dovranno pagare 300 dollari di tasse federali per ogni loro bambino. [] Se non intervenite, gli americani si vedranno aumentare le tasse. Ciò che il Congresso ha dato, il Congresso non deve togliere. Per assicurare un aumento dei posti di lavoro, i tagli fiscali approvati devono essere resi permanenti.
La nostra agenda per la creazione di nuovi posti di lavoro e per la crescita economica intende aiutare i proprietari di piccole imprese commerciali, sollevandoli dal peso delle regolamentazioni federali. []
Entro due settimane, vi sottoporrò una proposta di bilancio per sovvenzionare la guerra, proteggere la patria e affrontare importanti priorità interne, limitando allo stesso tempo le spese sussidiare a meno del quattro per cento. Per ottenere questo risultato, il Congresso deve concentrarsi sulle priorità fondamentali, tagliare le spese inutili e usare in modo saggio e previdente il denaro dei cittadini. In questo modo, possiamo dimezzare il nostro deficit nel giro di cinque anni.
Questa sera vi chiedo anche di approvare una riforma delle nostre leggi sull’immigrazione, in modo che riflettano i nostri valori e siano di beneficio alla nostra economia. Propongo un nuovo permesso temporaneo di lavoro per consentire a lavoratori stranieri consenzienti di essere assunti per svolgere lavori in cui non sono disponibili cittadini americani. Questa riforma sarà vantaggiosa per la nostra economia perché i datori di lavoro potranno assumere i lavoratori di cui hanno bisogno per mezzo di un sistema onesto e ordinato. Un permesso temporaneo di lavoro contribuirà a proteggere la nostra patria, permettendo alla polizia di confine di concentrarsi sulle vere minaccie che incombono sulla nostra sicurezza nazionale. Sono contrario a procedimenti di amnistia e condono, perché incoraggerebbero un’ulteriore immigrazione illegale, ricompensando ingiustamente chi viola le nostre leggi. Il permesso temporaneo aprirà le porte di una futura cittadinanza a coloro che rispettano la legge, facendo uscire dalla clandestinità milioni di tenaci e onesti lavoratori.

Il sistema sanitario e scolastico
Al pari della nostra economia, anche il nostro sistema sanitario è in una fase di profondi cambiamenti. Tecnologie mediche sempre più strordinariamente sofisticate migliorano la qualità della nostra vita. Ma questi stupefacenti progressi hanno fatto anche salire nettamente i costi per l’assistenza medica e quelli dell’assicurazione sanitaria. Voi, membri del Congresso, dovete adoperarvi per mantenere sotto controllo questi costi e per diffondere i vantaggi della medicina moderna in tutto il paese. [] Sulla critica questione dell’assistenza sanitaria, il nostro obiettivo è quello di garantire che ogni americano possa scegliere l’assicurazione privata che meglio si adatta ai suoi bisogni individuali. Il Congresso deve intervenire rapidamente per fare in modo che le assicurazioni sanitarie abbiano un costo più ragionevole. []
Un sistema sanitario statale non è la soluzione giusta. Mantenendo i costi sotto controllo e aiutando un maggior numero di americani a procurarsi un assicurazione sanitaria, riusciremo a conservare quel sistema privato che permette all’America di avere la migliore assistenza medica del mondo.
Viviamo in un periodo di grandi trasformazioni: nel nostro mondo, nella nostra economia, nella scienza e nella medicina. Tuttavia, certe cose restano immutate: il coraggio e la compassione, l’integrità e l’onestà, il rispetto per le differenze di razza e di religione. I valori che guidano la nostra vita non cambiano mai. Ci sono insegnati da istituzioni di fondamentale importanza, la famiglia, la scuola e le congregazioni religiose. Queste istituzioni, questi impliciti pilastri della civiltà, devono rimanere solide in America, e noi le difenderemo. Dobbiamo stare al fianco delle nostre famiglie, aiutandole a crescere ragazzi sani e responsabili.
Una delle decisioni peggiori che un ragazzo può prendere è quella di rischiare la propria vita e il proprio futuro con la droga. Il nostro governo sta aiutando i genitori ad affrontare questo problema con diversi mezzi: severa educazione, cure mediche e misure penali. Nelle scuole superiori l’uso di droga è sceso dell’11 per cento nel corso degli ultimi due anni. [] I test anti-droga nelle scuole si sono dimostrati molto utili, e stasera propongo uno stanziamento di altri 23 milioni di dollari per le scuole che vogliono ricorrere a questo metodo per salvare la vita dei loro ragazzi. Lo scopo non è quello di punirli, ma di fargli capire questo messaggio: vi amiamo, e non vogliamo perdervi. []
Un’America forte deve anche dare grande valore all’istituzione del matrimonio. [] Il Congresso ha già preso posizione in merito, approvando il Defense of Marriage Act, firmato nel 1996 dal presidente Clinton. Questo statuto protegge il matrimonio per legge federale come l’unione di un uomo e di una donna, e dichiara che nessuno Stato ha il diritto di ridefinire il matrimonio anche per altri Stati. Alcuni giudici, tuttavia, hanno cominciato a ridefinire l’istituzione del matrimonio per mezzo di sentenza di tribunale, senza alcun riguardo per la volontà del popolo e dei suoi rappresentanti eletti. Su un tema di così grande importanza, bisogna ascoltare la voce del popolo. Se i giudici continueranno a voler imporre la propria arbitraria volontà, la sola alternativa che rimane al popolo è quella di ricorrere a un procedimento costituzionale. La nostra nazione deve difendere la santità del matrimonio. []
E’ anche molto importante rafforzare la coesione delle nostre comunità lasciando libero sfogo alla generosità e alla compassione delle istituzioni religiose dell’America. Gli istituti di carità religiosa, a qualsiasi confessione appartengano, svolgono un ruolo essenziale nel nostro paese. Eppure, il governo ha spesso negato sovvenzioni e contratti a questi gruppi soltanto perché hanno una croce, una stella di David o un crescente lunare come simbolo. Con un decreto esecutivo, ho destinato miliardi di dollari al sostegno di queste iniziative. Vi chiedo di trasformare in legge questo decreto, in modo che le persone religiose sappiano che la legge non farà discriminazioni ai loro danni.
Negli ultimi tre anni, tutti noi americani abbiamo dovuto affrontare prove che non avevamo affatto richiesto. Insieme, abbiamo ottenuto dei grandi risultati. Con la nostra azione, abbiamo mostrato che genere di nazione siamo. Nel dolore abbiamo trovato la grazia e la forza per andare avanti. Di fronte alle sfide abbiamo riscoperto il coraggio e l’audacia di un popolo libero. Nella vittoria, abbiamo mostrato i nobili obiettivi e il buon cuore dell’America. [] Ho visto con i miei occhi il carattere del popolo americano, che ha saputo mostrare calma nei momenti di pericolo, compassione per il prossimo, e notevole tenacia. Abbiamo partecipato tutti insieme a una grande impresa. Persino i più giovani comprendono che stiamo vivendo un periodo di grande importanza storica. Il mese scorso una bambina di Lincoln, nello Stato del Rhode Island, mi ha scritto una lettera. Cominciava così: "Caro presidente George W. Bush, se c’è qualcosa che io, Ashley Pearson, di anni dieci, posso fare per offrire il mio aiuto, per favore mandami una lettera e dimmi che cosa devo fare per salvare il nostro paese". E aggiungeva questo P.S.: "Se puoi mandare una lettera ai soldati, per favore scrivi: ‘Ashley Pearson ha fiducia in voi’". Questa sera, Ashley, il tuo messaggio alle nostre truppe è stato appena trasmesso. E, certo, c’è qualcosa che puoi fare anche tu. Studiare con impegno, ubbidire ai tuoi genitori, aiutare i bisognosi, e dire "grazie" quando vedi un uomo o una donna in uniforme. E mentre tu farai la tua parte, tutti noi qui riuniti in questa sala faremo del nostro meglio per assicurare a te e al resto dell’America una vita libera e sicura.
Miei cari concittadini, andiamo avanti con fede e con fiducia. La nostra nazione è forte e determinata. La causa per cui ci battiamo è giusta, perché è la causa di tutta l’umanità. L’impulso alla libertà che percorre tutto il mondo è incontrovertibile, e non è alimentato soltanto da noi. Possiamo confidare nel potere superiore che regola lo svolgersi degli eventi. E qualsiasi cosa avverrà, noi sappiamo che i Suoi scopi sono giusti e veri. Possa Dio continuare a benedire l’America.
George W. Bush
(traduzione di Aldo Piccato)