Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 20 gennaio 2004

La
prima pagina del quotidiano di Largo Fochetti, cioè La
Repubblica (Rep.), ieri 19 gennaio si apriva con "Autobomba
al comando Usa, strage a Baghdad". L’editoriale è
di Sandro Viola, il quale ha già deciso che Tony Blair
(vedi articolo a pagina 2 del Foglio di oggi) ha mentito e falsificato
le carte per convincere gli inglesi a invadere l’Iraq. Curiosa
l’altra accusa a George Bush: "L’eliminazione di Saddam
Hussein era stata decisa ben prima dell’11 settembre".
Viola crede che sia uno scoop, invece non lo è. Il Congresso
americano, il 31 ottobre del 1998, erano gli anni di Bill Clinton,
ha approvato una legge, l’Iraq Liberation Act (per i tassonomici
è la Public Law 105-338), che impone agli Usa di "sostenere
gli sforzi per rimuovere dal potere l’attuale regime iracheno
e promuovere la nascita di un governo democratico che sostituisca
quel regime". La decisione di far fuori Saddam era, dunque,
pubblica ed è dell’amico Bill, che poi non fece niente
per i noti motivi personali. I piani, invece, sono stati preparati
una decina di anni fa, ai tempi della prima guerra del Golfo.

C’era un ottimo ed equilibrato articolo di Edmondo Berselli sull’anomalia
del caso Cav. (in crisi) e una bella intervista tradotta dal
Washington Post al vicepresidente Usa, Dick Cheney. Per la prima
volta i lettori di Rep. hanno la possibilità di informarsi
su Cheney senza che nessuno gli dia di affarista e guerrafondaio.
Domenica era molto buono e corretto anche l’editoriale di Zuccopycat,
il quale dopo aver scritto per mesi il contrario, improvvisamente
ha raccontato che la sinistra americana è "senza
idee" e non ha nessuna speranza di battere Bush. Ieri, però,
Rep. si è corretta con una pagina dal titolo "Bush
in crisi nei sondaggi". Ragazzi cari, decidetevi.
Domenica c’era un editoriale di Eugenio Scalfari sulla tracotanza
del ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, per aver invitato "perentoriamente
e per iscritto il governatore a violare l’obbligo del segreto"
sul caso Parmalat. "Vuol dire ­ scrive Scalfari ­
che la legge bancaria vale solo per i gonzi e che il ministro
del Tesoro può violarla e indurre altri a violarla?".
Secondo Scalf., "la legge bancaria fa rigoroso divieto alla
Banca centrale di fornire ragguagli su specifiche operazioni
bancarie a chicchessia, fosse pure il minisrto del Tesoro".
E’ così? No, non è così. Ecco il testo dell’articolo
7 del testo unico bancario: "Tutte le notizie, le informazioni
e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua
attività di vigilanza sono coperti da segreto d’ufficio
anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione
del ministro del Tesoro". (continua)

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