Camillo di Christian RoccaRedazionalmente Corretto del 8 gennaio 2004

La
prima pagina del quotidiano di Largo Fochetti, cioè La
Repubblica (Rep.), ieri 7 gennaio si apriva con "Afghanistan,
la strage dei bambini". Ancora niente, invece, per "Afghanistan,
la Costituzione liberale" oppure "Afghanistan, la Costituzione
della speranza". C’è l’Iraq, invece. Niente di eccezionale,
né di paragonabile al Rampoldi dell’altro ieri che si
chiedeva su quali basi giuridiche gli americani tengano Saddam
in galera. C’era un reportage di Attilio Bolzoni, l’uomo i cui
servizi da Nassiriyah vengono titolati dai fenomenali uomini
del desk al fine di metterla in quel posto al Cav. Il titolo
dell’intera pagina 9, infatti, recita: "A Nassiriya vi colpiranno
così. Gli italiani sapevano dell’attacco". Che cosa
si capisce da questo titolo? Una sola cosa: che gli italiani
erano stati avvertiti dell’attentato nel quale morirono 19 nostri
connazionali, inviati colà da un governo berluscones che
sacrifica la sua meglio gioventù pur di essere ricevuta
nel ranch texano del presidente cowboy. Non solo il Cav. sapeva,
ma non ha fatto niente. E’ così? Neanche per idea. Leggendo
l’articolo, invero alquanto confuso, si capisce che l’attentato
di cui si parla nel titolo non è quello del 12 novembre,
ma un altro. Un altro attentato, di qualche giorno fa, contro
il capo della delegazione britannica di Nassiriyah. Mezzucci.
Ieri, primo giorno post Epifania, non c’erano le consuete rubriche
quotidiane di Corrado Augias e Michele Serra, e la spiegazione
può essere quella di pagina 13, dove si legge di "Feste
agrodolci degli italiani. Tutti a casa dopo brindisi e paure".
Articolo interessantissimo.
L’inserto denominato "Diario" è dedicato alla
parola Egalité. Rep. affronta il tema con un’intervista
al prof. Ronald Dworkin, il quale dice che "Bush vuole tornare
indietro, ai tempi in cui (l’uguaglianza, ndr) non veniva riconosciuta
come un ideale e un principio della politica". Forse la
fonte di Dworkin è Zuccopycat. Nelle pagine culturali,
invece, c’è una recensione di Pier Aldo Rovatti a un libro
del filosofo Jacques Derrida, star dei leftist del Greenwich
Village. Il tema della speculazione filosofica di Derrida è
quello degli Stati canaglia. Chiosa Rovatti: "Tra le prerogative
peculiari del lavoro filosofico c’è quella di tentare
di andare a fondo sul significato e la storia delle parole che
entrano nei nostri giochi linguistici, e così Derrida
ha lavorato sulla parola canaglia". Bene, e che cosa ha
pensato Derrida sulla parola canaglia? Ce lo dice Rovatti: "Avremmo
dunque il paradosso che gli stessi Stati Uniti rientrerebbero
nella medesima definizione di Stati canaglia che hanno costruito
e usato contro altri". Insomma la solita "prerogativa
peculiare" di ogni articolo di Rep. sull’America.
(continua)

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