Camillo di Christian RoccaTrippi giù per terra

New York. La rivoluzione è rimandata, i girotondi sono divertenti, scaldano i cuori, ma poi si finisce immancabilmente tutti giù per terra, oppure terzi in Iowa e secondi in New Hampshire. Così Howard Dean, il candidato democratico alla Casa Bianca ma anti establishment, l’uomo dell’America di sinistra, pacifista e non rappresentata dai parrucconi di Washington, ha licenziato il suo guru, Joe Trippi, il mandrake di Internet, il manager della sua strepitosa, fino al momento in cui si è fatto sul serio, campagna elettorale.

Al suo posto ha chiamato un uomo del Palazzo, uno che più establishment non si può, Roy Neel, lobbysta di Washington, grande amico di Al Gore. Si dice che Trippi sia stato fatto fuori perché aveva suggerito a Dean di non correre in tutti e sette gli Stati in cui si voterà martedì prossimo, ma di puntare soltanto su uno di questi, su quello che elettoralmente conta di più, il Missouri. Altri dicono che il motivo sia esattamente il contrario: Trippi non voleva abbandonare niente ma continuare a combattere ovunque, mentre Dean voleva puntare su un solo Stato. La confusione nello scientificamente disorganizzato team Dean è massima, nonostante il candidato che fu beniamino dei media, ora prometta che, grazie al nuovo manager, la sua campagna sarà meno improvvisata.
Dean non solo ha perso i due Stati dove era certissimo di vincere e dove ha speso in spot elettorali quasi sei dei complessivi nove milioni di dollari impiegati. Ha perso anche il favore dei giornali e delle televisioni e la bacchetta magica che gli faceva trasformare tutto in oro, cioè in finanziamenti. Ora i soldi stanno finendo. Viste le sconfitte, non arrivano più a fiotti, come era accaduto fin qui grazie all’organizzazione internettiana messa su da Trippi. Dean ha convocato il suo staff e gli ha chiesto di accettare un ritardo di due settimane nel pagamento degli stipendi. "Non siamo in bolletta", però c’è da arrangiarsi, ha spiegato Dean. I suoi hanno detto di sì.
Nel frattempo i deputati e i senatori, che fin qui si erano spesi per Dean in tutto il paese, hanno cominciato a chiedere il conto. Dean li ha riuniti in una conference call e ha ascoltato le loro richieste: caro Dean, sbrigati a vincere in uno Stato, e che sia importante, sennò noi "abbandoniamo la nave". I giornali americani dicono che Dean abbia capito l’antifona. Per cui non gli è restato che stabilire se puntare sul Missouri o correre all’impazzata in tutti e sette gli Stati. La soluzione, suggerita dal nuovo capo della campagna, è stata un’altra ancora: Dean non spenderà un dollaro in nessuno dei sette stati in cui si vota martedì, nemmeno in Missouri, e concentrerà gli spot sulle due primarie del 7 febbraio, in Michigan e nello Stato di Washington, e in quelle, dieci giorni dopo, in Wisconsin.
Strategia pericolosa, perché dà via libera agli avversari, rimette in corsa il generale Wesely Clark e rischia di mettere ancora più nell’ombra la sua campagna dopo che avrà registrato altre sette sconfitte. Dean, invece, spera che vincendo in un paio di Stati a ridosso del big tuesday, il grande e decisivo martedì di marzo, la sua stella possa tornare a brillare proprio in occasione del giorno in cui gran parte degli americani, compresi newyorchesi e californiani, deciderà chi sarà lo sfidante di George W. Bush.
Resta da capire come cambierà il candidato Dean con il licenziamento di Trippi, più che un eroe per le legioni di militanti del candidato, per i cosiddetti Deaniacs. Trippi è stato non solo il gran collettore di danaro attraverso Internet, ma anche l’ispiratore della campagna antagonista dell’ex governatore del Vermont. Secondo il New York Times, che fin qui ha osannato Trippi come uno dei più grandi geni della politica moderna, sarebbe stato lui, Joe Trippi, a consigliare a Dean quel discorso infuocato condito da urla belluine dopo la sconfitta in Iowa. Nelle intenzioni avrebbe dovuto galvanizzare le truppe in vista del New Hampshire, ma si è rivelato essere la principale causa della sconfitta.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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