Camillo di Christian RoccaBush preferisce Kerry a Edwards

New York. Forse è propaganda per confondere le acque o forse no, ma pare che alla Casa Bianca preferiscano John Kerry, apparentemente il candidato più forte, a John Edwards, la matricola, come sfidante alle elezioni presidenziali del 2 novembre. Il Bush team sa come fare campagna elettorale contro un liberal del Massachusetts, Bush padre sconfisse Michael Dukakis, del quale Kerry è stato vicegovernatore, riuscendo a dipingerlo come un candidato debole sulle questioni di sicurezza nazionale.

I repubblicani sostengono che contro un candidato dell’aristocrazia liberal della East Coast, così caratterizzato e per questo poco amato nel resto d’America, sia molto più facile battersi rispetto alla sfida con un populista felice del Sud come John Edwards. Il senatore Kerry ha un seggio al Senato da diciannove anni e gli strateghi repubblicani hanno iniziato a studiare i suoi voti, i suoi discorsi ma anche i suoi comportamenti pubblici iniziati quando, di ritorno dal Vietnam dove fu eroe di guerra, divenne uno dei leader del movimento pacifista, un veterano contro la guerra. Sui giornali e su Internet circola il testo, anche in versione audio, dell’audizione che Kerry fece nel 1971 al Senato, nella quale accusò i suoi ex commilitoni di torture, stupri e assassinii di vietnamiti innocenti.
Kerry ha chiesto un dibattito sulla guerra in Vietnam, ma i repubblicani sembrano più interessati a far conoscere i voti che ha espresso in Senato sulla sicurezza nazionale. I democratici minimizzano, trovare il pelo in oltre 6.500 voti è robetta e sono felici che Bush sia stato costretto a iniziare in anticipo la sua campagna. E’ un segno di difficoltà. Ed Gillespie, presidente del comitato nazionale del partito repubblicano, domenica ha fatto capire il succo della controffensiva di Bush: "Kerry è giustamente orgoglioso per il servizio che ha reso al paese quando era nell’esercito. E’ meno orgoglioso, apparentemente, dei suoi voti al Senato sui temi della sicurezza nazionale: i voti contro gli elicotteri Apache, contro gli aerei Stealth, contro la prima guerra del Golfo. Ora ­ ha detto Gillespie alla Cbs ­ Kerry sostiene di essere contrario alla guerra in Iraq. La verità è che se le sue politiche fossero state applicate, Saddam Hussein non solo sarebbe ancora a Baghdad, ma sarebbe ancora in Kuwait". Il capo dei democratici, il potente clintoniano Terry McAuliffe, ha cercato di replicare ricordando che in campo c’è anche Edwards, che la partita non è ancora chiusa, che è troppo presto per fare campagna contro un candidato che ancora non c’è, ma i repubblicani ignorano deliberatamente Edwards e insistono sul record senatoriale di Kerry: "Ha presentato emendamenti per tagliare di un miliardo e mezzo di dollari i finanziamenti alla nostra intelligence ­ ha detto Gillespie ­ in un momento in cui eravamo impegnati nella lotta al terrorismo; 300 milioni di dollari di tagli nell’anno precedente l’attacco alla Uss Cole, 300 milioni di tagli l’anno precedente gli attacchi alle ambasciate americane in Africa orientale, 300 milioni di tagli l’anno precedente l’attacco a Dhahan e due anni prima il primo attentato alle Torri gemelle".

L’esame di Muravchik
I giornali conservatori si stanno scatenando nel controllare i voti di Kerry. Ma anche il liberal Washington Post ieri ha pubblicato un articolo di Joshua Muravchik, nel quale l’analista neoconservatore sostiene come le posizioni di Kerry siano state le più deboli anche rispetto al suo partito in tema di politica estera e di difesa nazionale. Il senatore del Massachusetts, ha scritto Muravchik, è noto per la sua battaglia contro il democratico Sam Nunn, di cui oggi si parla come suo possibile vicepresidente, sul finanziamento alla ricerca sui sistemi missilistici di difesa, che Kerry voleva tagliare. Kerry si è opposto a quasi tutti gli armamenti convenzionali e nucleari di cui si è dotato l’esercito americano in questi venti anni: i bombardieri B-1, i B-2, i caccia F-15, F-14, gli Harrier, gli elicotteri Apache, i missili Patriot e Trident. Secondo Muravchik, Kerry ha anche cercato di ridurre il numero dei carri armati Abrams, dei blindati Bradley, dei missili Tomahawk e dei caccia F-16. Kerry è stato uno dei senatori più critici delle politiche militari reaganiane che contribuirono al crollo dell’impero comunista sovietico, si è opposto all’intervento a Grenada, ha sostenuto chi forniva aiuti umanitari al Salvador controllato dalla guerriglia comunista, ha cercato un dialogo con i sandinisti del Nicaragua. E, nel 1995, dopo che in Bosnia furono uccise 250 mila persone, quando il Congresso votò per togliere l’embargo sulle armi ai bosniaci, Kerry fu uno dei soli 29 senatori che votò contro. Edwards, invece, non ha ancora terminato il suo primo mandato da senatore, e non può essere accusato di niente di tutto ciò. Costringerebbe Bush a parlare di lavoro e di economia.

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