Camillo di Christian RoccaIl girotondo made in Usa non si nega un bel conflitto d'interessi

New York. Il girotondo di Howard Dean continua a girare intorno ma senza più obiettivi realistici. Gira così a vuoto che ora cominciano a venir fuori le magagne. L’ex governatore del Vermont un paio di settimane fa ha nominato Roy Neel, ex collaboratore di Al Gore, come capo della sua campagna elettorale. Neel ha preso il posto del beniamino dei media, Joe Trippi, il Mandrake della raccolta fondi su Internet che era riuscito a creare dal nulla il fenomeno Dean. Ora Trippi commenta la corsa per la Casa Bianca tutte le sere sulla Msnbc. Ma non è questo il conflitto d’interessi di cui si discute. Il Washington Post, martedì, ha raccontato un’altra storia. La campagna Dean ha raccolto oltre 40 milioni di dollari, gran parte dei quali sono stati spesi in spot pubblicitari. Joe Trippi credeva fortemente nel mezzo, così tanto che ha convinto l’ex governatore del Vermont a bombardare a tappeto fin dall’estate scorsa, sei mesi prima del caucus in Iowa. Ad agosto, addirittura, 300 mila dollari sono stati spesi in Texas, in casa di Bush, dove si voterà il 9 marzo. A fine agosto è andato via un milione di dollari per spot tv in sei Stati, tra cui il Wisconsin dove si vota martedì.
I soldi arrivavano ogni giorno dal pozzo senza fine dei piccoli finanziatori di Internet, e ogni giorno super Trippi programmava spot in tutto il paese. La strategia era chiara, farsi notare subito, sfidare il presidente e far vedere che era Dean, solo Dean, l’unica vera alternativa a Bush. L’obiettivo è stato raggiunto, per la stampa Dean era il candidato front runner, ma nel momento in cui si sono aperte le urne l’effetto era già svanito. La scelta è stata giudicata bizzarra dagli altri candidati, i quali ovviamente hanno aspettato le primarie per trasmettere gli spot. In Iowa Dean ha comprato ogni spazio possibile, anche su circuiti minori. Poi sono finiti i soldi. "Davvero non c’era nessun motivo", ha detto al Washington Post il capo di un’altra campagna.
Una ragione, però, forse c’è. Joe Trippi aveva un doppio ruolo. Guidava, senza retribuzione, la campagna elettorale di Dean ma era ed è proprietario della Trippi, McMahon & Squier, una società che gestisce l’acquisto degli spazi televisivi per conto di Dean. La società di Trippi, per quanto si sa, ha gestito oltre 13 milioni di dollari di Dean, ricevendo una commissione tra il 7 e il 15 per cento dell’importo. Il Washington Post ha sentito il parere di esperti, professori e consulenti politici e il giudizio è stato unanime: è conflitto di interesse. Trippi ovviamente nega, e spiega che ogni decisione è stata presa collettivamente.
La battaglia dei sospetti e degli spot riguarda anche il campo del probabile vincitore della nomination, John Kerry. Dietro a un’oscura associazione che ha pagato spot in cui Dean viene descritto come incapace di affrontare il pericolo bin Laden, si è scoperto esserci Bob Torricelli, uno dei raccoglitori di fondi per Kerry, nonché potente ex senatore costretto a non ricandidarsi per i suoi poco chiari rapporti con un finanziatore. Kerry sostiene di voler far piazza pulita degli interessi speciali che con Bush e Cheney si sono appropriati della Casa Bianca, ma nel giro di pochi giorni si è saputo che è lui il senatore con più finanziamenti ricevuti dalle lobby, e ora questa cosa di Torricelli. "E’ incredibile ­ dicono gli uomini di Dean, per far circolare la notizia ­ è il re degli interessi speciali". Ma anche Dean non è lindo, il sostituto di Trippi, infatti, è stato per anni un importante lobbista delle telecomunicazioni.
Dean intanto gioca l’ennesima carta, martedì, alle primarie del Wisconsin. Se non vince neanche lì si ritira, aveva detto. Ora ha cambiato idea: se perderà anche lì, come è probabile, continuerà a girare in tondo. L’imperioso declino del beniamino degli intellettuali radical chic è cominciato nel momento in cui gli è arrivato il sostegno di Al Gore. Dean in tv ha confermato, spiegando che l’endorsement di Gore ha spaventato i potenti del suo partito, i quali hanno cominciato a temere che il dottore del Vermont potesse davvero farcela, questo dice Dean, convinto come è che il piano dei "Washington democrats" fosse fin dall’inizio quello di far vincere la nomination a John Kerry.

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