Camillo di Christian RoccaKerry sbanda sul matrimonio gay

New York. Ora che circolano le voci su una presunta, presuntissima, infedeltà di John Kerry, il candidato democratico maledirà la parola matrimonio. Vedremo che cosa succederà, intanto c’è da affrontare il matrimonio omosessuale, caso su cui Kerry sbanda. Sì-no-vediamo-che-succede sono le tre posizioni che prende su qualsiasi tema, non solo sul matrimonio gay. Non c’è argomento su cui sia sicuro sicuro di quello che dice e fa. Ha votato contro la guerra del Golfo del 1991 perché Bush non aveva sufficientemente coinvolto gli americani; ha votato a favore della guerra del Golfo del 2003, ma ora è contrario perché l’altro Bush non ha sufficientemente coinvolto il resto del mondo. Kerry è internazionalista ma il beniamino della sinistra italiana disse che "l’esercito iracheno è così male in arnese che anche gli italiani riuscirebbero a prenderlo a calci nel sedere".
Non è soltanto l’eroe della guerra in Vietnam, il probabile candidato a sfidare Bush è anche l’eroe del movimento che si oppose alla guerra in Vietnam, e non tanto perché circola la fotina che lo ritrae con Hanoi Jane Fonda ma, piuttosto, perché Kerry è diventato Kerry per l’impegno e la militanza nel gruppo marxista-pacifista anti guerra in Vietnam e poi per le sue deposizioni al Senato nelle quali accusò i commilitoni di crimini di guerra. Su Internet c’è un sito che si fregia del titolo "veterans against Kerry". Nel 1970, l’allora candidato alle primarie per il Congresso disse a un giornale di Harvard che avrebbe voluto vedere le truppe americane in giro per il mondo "soltanto sotto il comando delle Nazioni Unite" e che avrebbe voluto "quasi eliminare l’attività della Cia". Al Senato ha votato contro tutti i sistemi missilistici voluti da Ronald Reagan, quelli che contribuirono a far vincere la Guerra fredda e, negli anni di Clinton, a Guerra fredda vinta, fu uno dei sostenitori dell’inutilità della Cia e del suo ridimensionamento, salvo ora, ovviamente, sostenere che la guerra al terrorismo si combatte con i servizi segreti e non con gli eserciti.
Anche sul matrimonio gay il senatore Kerry non ha le idee chiarissime. O, meglio, ovviamente le ha, ma cerca di piegarle alla convenienza del momento. Gli è capitata questa sfortuna che il suo Stato, il liberal Massachusetts, abbia legalizzato il matrimonio gay, ma siccome le sfighe non vengono mai da sole, la capitale del Massachusetts ospiterà anche la convention democratica che dovrebbe incoronarlo sfidante ufficiale di Bush. Kerry teme che gli americani facciano due più due: Kerry, Boston, Massachusetts uguale matrimonio tra gay.
Quindi, nei giorni scorsi, si è affrettato a dire che la sua posizione è quella di Dick Cheney, che ha una figlia lesbica. La posizione sarebbe questa: Washington, il governo federale, non si occupi della questione, che deve restare di competenza degli Stati.
Questo gli è servito per dire di no al prospettato emendamento costituzionale federale che vieterebbe il matrimonio omosessuale e per lasciare quindi aperta la possibilità che ogni singolo Stato faccia come creda. Ma c’è un però, come per ogni posizione di Kerry. Se sulla procedura ha la stessa posizione di Cheney, sul merito condivide le preoccupazioni di Bush: "Mi oppongo al matrimonio gay e non sono d’accordo con la decisione della Corte del Massachusetts". La soluzione, per Kerry, è quella di riconoscere i diritti delle coppie gay e delle lesbiche attraverso le "unioni civili".
Solo che Kerry fino all’altro ieri la pensava e ha agito e votato diversamente. Quando nel 1996 il presidente Bill Clinton fece sapere che avrebbe firmato il Defense Marriage Act che definiva il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna e che, esplicitamente, vietava le nozze gay, John Kerry fu uno dei soli 14 senatori che vi si oppose. Anzi, sostenne che quella legge, che ora pare sostenga, era simile ai tentativi razzisti fatti negli anni Sessanta al Sud per criminalizzare i matrimoni interrazziali: "Questa è una legge incostituzionale, senza precedenti e non necessaria", disse con una frase che ora ripete uguale identica sostituendo la parola legge con la parola guerra. Due anni fa, infine, Kerry firmò insieme con altri colleghi del Congresso una lettera con la quale chiedeva al Parlamento del Massachusetts di far cadere l’emendamento che metteva fuori legge le nozze omosessuali. Cioè, il contrario di quello che dice ora. Lo ha fatto, dice oggi un suo portavoce, perché quella proposta avrebbe minacciato le unioni civili: "La sua posizione è cristallina, John è per le unioni civili, non per il matrimonio gay. E’ così chiaro".

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