Camillo di Christian RoccaL'ultima tentazione di Gibson

New York. La passione di Gesù Cristo è, certo, la più grande storia mai raccontata, ma ora che ci si avvicina a mercoledì 25, giorno delle ceneri e della prima del controverso film di Mel Gibson, potrebbe diventare anche uno dei più grandi successi commerciali, nonostante la storia sia recitata in aramaico e in latino. Le polemiche, le accuse di antisemitismo e la pretesa fedeltà ai testi sacri hanno trasformato il film che racconta le ultime dodici ore di Gesù nell’evento cinematografico dell’anno. Gli esperti dei botteghini sostengono che oggi sia impossibile prevedere quanto riuscirà a incassare, c’è chi dice venti milioni di dollari, chi ottanta, chi è certo invece che già alla fine del primo weekend Gibson si porterà a casa trenta milioni di dollari, rientrando dalle spese di produzione. La Passione di Cristo verrà programmato in duemila cinema americani e, a Dallas, ci sono multisale che daranno il film su tutti e venti gli schermi. E i biglietti sono già esauriti.
Su Fandango, il sito internet per le prenotazioni, si è già scatenata la corsa al posto al cinema, ha scritto il settimanale Time Out. L’entusiasmo tra i moviegoers è stupefacente per un film senza Nicole Kidman e senza hobbit. I campioni d’incasso diventano blockbuster, film di successo, grazie alla generosa spinta della produzione che investe venti, trenta milioni di dollari per promuoverli. Gibson e la sua Icon Production, invece, hanno speso niente. Sono stati sufficienti le polemiche, il dibattito e tutto il resto per far conoscere il film. Il regista lo aveva previsto in un’intervista al New Yorker: "Avremo il miglior marketing e la miglior pubblicità che siano mai stati visti".
Il vecchio tam tam sembra aver funzionato, con l’aiutino involontario dei media tradizionali. Ci sono cento milioni di cristiani in America, e se tutti i giornali e tutte le televisioni ripetono ogni giorno, senza peraltro averlo visto, che questo film racconta in modo fedele alle Scritture la crocifissione di Cristo e che a qualcuno, la comunità ebraica o gli intellettuali laici, l’idea non va bene, si può immaginare la mobilitazione. Anche la data della prima, il giorno di inizio della Quaresima, è stata scelta con un occhio di riguardo alla comunità dei fedeli. Time Out ha scritto che ci sono associazioni religiose, chiese e oratori che acquistano biglietti di gruppo per visioni collettive. C’è qualche riccastro, dicono alla Newmarket, la società indipendente distributrice del film, che chiede di comprare i biglietti per tutta la città. Costoro avranno a disposizione anche un imponente merchandise ufficiale, magliette, cappellini, portachiavi, tazze da caffè e libri con il logo ufficiale del film. Il pezzo più pregiato, in vendita a 16 dollari e 99 centesimi, è la copia del chiodo con cui Gesù fu crocefisso, da usare come ciondolo da mettere al collo.
Le associazioni ebraiche più critiche e più sospettose, intanto, si organizzano per dibattiti e cineforum, già dal 26, dal giorno dopo la prima visione, per capire se davvero il film avrà l’effetto di gettare benzina sul già infiammato antisemitismo in Medio Oriente e in Europa. Il timore è che "The Passion of the Christ" possa dare l’idea che siano stati gli ebrei a uccidere Gesù. Gibson ha negato categoricamente l’accusa, ma il dubbio nasce dal fatto che il Vaticano ha assolto gli ebrei solo nel 1965, con il Concilio Vaticano II, la cui legittimità non è riconosciuta né dal regista né dai cristiani tradizionalisti.
Tutti ne parlano ma pochissimi hanno visto il film, proprio per mantenere il mistero. I grandi critici lo vedranno lunedì prossimo, in alcuni selezionati cinema di New York già esauriti. Pare che che alcuni giornalisti iper liberal, come Frank Rich del New York Times, non siano stati invitati. Lo ha visto, invece, Peggy Noonan, ex collaboratrice di Ronald Reagan e oggi opinionista conservatrice: "Non è un film sull’odio, ma sull’amore e sull’eterna guerra dell’amore contro il male. E’ una storia sugli ebrei e sui romani, su santi e peccatori ebrei e su bruti e cinici romani, ma in realtà non è una storia su di loro, riguarda l’umanità. Parla di noi".

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