Camillo di Christian RoccaL'America spiega che il terrorismo minaccia tutti

New York. I terroristi hanno attaccato alleati dell’America, come la Spagna, e altre nazioni, come la Turchia, che non solo non hanno sostenuto la guerra a Saddam ma che hanno addirittura negato il transito all’esercito americano, complicandone i piani militari. Al Qaida è una minaccia per tutti, ha detto Colin Powell. E non lo è soltanto per l’America, non è un pericolo solo per l’Europa, ma rappresenta una minaccia per tutto il mondo civile, a prescindere dalla liberazione dell’Iraq. I terroristi che "amano la morte" hanno colpito il Marocco, l’Arabia Saudita, la Tunisia e l’Indonesia, paesi che non hanno sostenuto l’operazione americana in Iraq, e in Iraq uccidono ogni giorno gli iracheni, sunniti o sciiti che siano.
Fareed Zakaria, sul Washington Post, ha ricordato come al primo punto della dichiarazione di guerra santa di al Qaida ci fosse il ritiro delle truppe americane dall’Arabia Saudita: "Osama bin Laden forse non se ne è accorto, ma le truppe se ne sono andate, eppure la guerra santa continua". Il terrore, spiega Zakaria, è diventato fine a se stesso, aveva ragione Friedrich Engels quando, nel 1870, scrisse a Karl Marx che "il terrore è principalmente una crudeltà inutile commessa da gente terrorizzata che lo fa per rassicurare se stessa".
L’Amministrazione Bush, ieri mattina, ha schierato i suoi tre principali attori di politica estera nei tradizionali talk show politici della domenica: Colin Powell, in attesa di partire per l’Afghanistan e il Pakistan, alla Abc, Donald Rumsfeld alla Cbs e alla Cnn, e Condoleezza Rice a Meet the Press sulla Nbc. E’ passato un anno dall’invasione dell’Iraq, oggi liberato, dotato di una Costituzione provvisoria e avviato alla democrazia. Ci sono ancora mille difficoltà, ma fra tre mesi l’Iraq sarà indipendente. Bush e i suoi credono che sia un risultato eccezionale da spiegare agli elettori americani che, in questi mesi, sono stati sommersi dalla propaganda elettorale dei Democratici impegnati nelle primarie. Ma a fronte dei progressi in Iraq, confermati dai rapporti della Brookings, centro studi liberal, e dell’indipendente Council on Foreign Relations, c’è il terrore esportato in Europa l’11 marzo, 911 giorni dopo l’11 settembre (9/11), come fanno notare i maniaci delle coincidenze.
Colin Powell ha commentato l’attentato di Madrid spiegando che "gli attacchi sono la prova che la guerra al terrorismo deve essere combattuta". L’Amministrazione non si sbilancia sulla responsabilità del massacro, "chiunque sia stato ­ dicono alla Casa Bianca ­ il popolo spagnolo non si farà intimidire". Secondo Powell, "è prematuro esprimere un giudizio sulle responsabilità, non ne sappiamo ancora abbastanza". Anche il segretario alla Difesa, Rumsfeld, è cauto: "Non abbiamo prove certe, non c’è chiarezza ma sembra che ci sia connessione tra diverse forze terroristiche". A chi sostiene che la Spagna sia stata punita per aver appoggiato Iraqi freedom, Rumsfeld ha risposto che capita anche nella vita quotidiana che ci sia qualcuno che di fronte a una minaccia cerca di non esserne coinvolto, ma "non è un atteggiamento di cui sentirsi orgogliosi". "Non dobbiamo farci intimidire ­ ha detto Condoleezza Rice ­ il mondo di Osama ora è più piccolo di quanto fosse prima dell’11 settembre. Non ha più l’Afghanistan come base delle sue operazioni, non avrà l’Iraq né il Pakistan né l’Arabia Saudita, paesi che ora lottano duramente contro il terrorismo. Non avrà la Libia. Non avrà il Sudan. Lentamente, ma certamente, li stiamo sconfiggendo con una politica aggressiva e dura".