Camillo di Christian RoccaRice sott'attacco, Clarke non credibile

New York. Ora che c’è la Commissione d’inchiesta sull’11 settembre siamo finalmente venuti a conoscenza di moltissime cose inutili, tipo a che ora e in quale giorno il tal collaboratore di Bill Clinton abbia inviato al presidente un determinato rapporto su al Qaida, oppure in quale preciso giorno di luglio Condoleezza Rice abbia preparato un piano contro bin Laden. Un grande spettacolo in diretta tv, un romanzo sul funzionamento dell’impero, tutto molto bello, cinematografico, il trionfo della democrazia, ma in realtà non è venuto fuori niente che non sapessimo già, nulla che ribaltasse le certezze già consolidate. In sintesi: la minaccia del terrorismo islamico non è stata una priorità di governo né durante gli otto anni di Clinton né nei primi otto mesi di Bush. Tra otto anni e otto mesi c’è una bella differenza, e le responsabilità andrebbero ripartite.
I dieci commissari, cinque democratici e cinque repubblicani, hanno scandagliato ogni aspetto della vita federale collegata all’11 settembre, hanno ascoltato mille persone in dieci paesi e la testimonianza di 110 funzionari sia dell’Amministrazione Clinton sia di quella Bush. Il budget è di 15 milioni di dollari e a breve, in udienza privata, saranno ascoltati Clinton e Gore e Bush e Cheney. Seguiranno altre tre sessioni pubbliche, a metà aprile, a metà maggio, all’inizio di giugno, poi i lavori termineranno il 26 di agosto con una relazione finale che ripeterà quello che già sappiamo, cioè che se ci fosse stato un maggior coordinamento tra Fbi e strutture antiterrorismo, come c’è ora grazie al Patriot Act, magari i terroristi potevano essere arrestati prima dell’11 settembre.
Il liberal Thomas Friedman sul liberal New York Times e la conservatrice Peggy Noonan sul conservatore Wall Street Journal hanno usato le stesse identiche parole per descrivere la scarsa utilità della Commissione e per riassumere con una sola frase perché l’America l’11 settembre si sia fatta sorprendere: "E’ stato un fallimento dell’immaginazione". Non se l’aspettavano, è questo il punto. E’ inutile prendersela con il fallimento dei servizi segreti o con la scarsa volontà politica di affrontare i terroristi, la verità è che nessuno si aspettava un attacco di quel tipo. Non l’aveva previsto nemmeno l’ex capo dell’antiterrorismo, nonché il superfalco con l’ossessione della lotta ad Al Qaida, ovvero Dick Clarke, oggi autore di un libro di accuse a Bush così come ieri è stato la Cassandra dell’anti-terrorismo, inascoltato salvo in un caso, quando convinse Clinton a bombardare un laboratorio di armi chimiche di Osama in Sudan, che poi però si rivelò essere una fabbrica di medicine.

I sondaggi danno ragione alla Casa Bianca
La polemica è sulla decisione della Casa Bianca di non far testimoniare sotto giuramento Condoleezza Rice. In realtà il consigliere per la Sicurezza nazionale è stata già ascoltata dalla Commissione, per quattro ore e mezzo, ed è pronta a tornare, ma Bush non vuole che testimoni pubblicamente. I motivi sono di tipo politico e giuridico, di mezzo c’è la divisione dei poteri tra l’esecutivo e il legislativo, e il timore di rendere pubbliche informazioni, fonti e procedure segrete. Condi Rice però va in tv, dove non si giura, così cresce il sospetto che non testimoni perché nasconde qualcosa o copre qualcuno. Le accuse di Clarke, intanto, sono smentite dallo stesso Clarke, le cui interviste del 2002, le cui lettere di elogi a Bush del 2003, le cui e-mail a Condi Rice riportano invece giudizi e toni opposti a quelli del libro.
Il team Bush non licenziò Clarke, ma semplicemente gli affidò un ruolo più defilato. Clarke aspirava al ruolo di capo o di vice della Homeland Security, poltrona che Bush ha affidato al suo amico Tom Ridge. Il 50 per cento degli americani, secondo un sondaggio di Newsweek, pensa che le motivazioni di Clarke siano politiche, mentre il 65 per cento nega che le accuse possano far cambiare l’opinione sul presidente. A Meet the Press, talk show principe della domenica mattina, Clarke ha detto di aver votato per Al Gore e ha fatto capire che il 2 novembre sceglierà John Kerry, nonostante un passato da repubblicano. Le accuse che rivolge a Bush sono tre. La prima è che la guerra in Iraq non abbia aiutato la lotta al terrorismo, idea che il democratico Bob Kerrey ha contestato in diretta tv. La seconda è che dopo l’11 settembre Bush avrebbe subito voluto bombardare Saddam, cosa che però non è accaduta. Infine, prima dell’attacco alle Torri, Bush non avrebbe fatto niente contro il terrorismo. Andrew Sullivan ha scritto sul Times di Londra che oggi importa quale sia stata la reazione dei bushiani. Secondo lui "hanno fatto il miglior lavoro possibile".

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