Camillo di Christian RoccaCustodire i segreti

Milano. La battaglia sulla separazione dei poteri e sul segreto di Stato, invocati dalla Casa Bianca per ragioni di sicurezza nazionale, continua a tormentare i lavori della Commissione del Congresso americano che sta indagando sull’11 settembre. L’ultima notizia è di ieri mattina: un ex consigliere di Bill Clinton, opportunamente ascoltato dai grandi quotidiani, ha svelato come l’Amministrazione Bush abbia consegnato alla Commissione soltanto una parte dei documenti provenienti dagli archivi del presidente Clinton, mantenendo il segreto su qualche migliaio di pagine. L’intero archivio è costituito da documenti ufficiali, ma non pubblici, sui temi della politica estera e dell’antiterrorismo, ed è conservato dalla Fondazione che gestisce la biblioteca dell’ex presidente Clinton in Arkansas.
Su richiesta della Commissione d’inchiesta la Casa Bianca ha raccolto le quasi undicimila pagine, cioè il diario completo dell’azione antiterrorismo dell’Amministrazione Clinton, ma ha trattenuto circa il 25 per cento di quei documenti. Il portavoce di George Bush ha confermato la notizia e spiegato come metà dei documenti trattenuti fosse già nota. Il resto dei documenti sono "altamente delicati" per la sicurezza nazionale. Le informazioni contenute in quelle pagine saranno messe a disposizione dei dieci commissari in qualche altro modo: "Stiamo facendo in modo che la Commissione abbia accesso a tutte le informazioni di cui ha bisogno", ha detto il portavoce di Bush, Scott McClellan. I democratici temono però che la declassificazione parziale dei documenti rischi di dare ai dieci commissari un quadro falsato dell’azione anti al Qaida condotta da Bill Clinton. "Abbiamo fatto la stessa cosa con i documenti dell’Amministrazione Bush", ha replicato McClellan.
I giornali, però, insistono e in piena campagna elettorale il ricatto mediatico sembra funzionare, tanto che la settimana scorsa Bush è stato costretto a cambiare idea sulla testimonianza sotto giuramento di Condoleezza Rice. Una decisione che, come ha scritto l’Economist, ha scalfito il mito di Bush come leader fermo e impassibile. Condi Rice giovedì risponderà alle domande dei commissari e, a causa del solenne giuramento, sarà costretta a dire la verità se le chiedessero qualcosa di cui è a conoscenza ma che per ragioni di sicurezza la Casa Bianca vorrebbe tenere segreta.
Sempre su pressione dei giornali e dei talk show tv, la Casa Bianca ha rilasciato copia del famoso piano anti al Qaida, denominato Nspd-9, preparato il 4 settembre 2001 dalla Rice e arrivato sulla scrivania del presidente il giorno precedente l’11 settembre. Il progetto aveva recepito le idee del capo dell’antiterrorismo che Rice mise al posto di Dick Clarke, l’autore del best seller anti Bush (130 mila copie in una settimana e un film in discussione). Secondo i bushiani, il piano preparato dalla Rice era certamente più tosto rispetto ai precedenti, tanto che l’opzione militare contro i talebani era esplicitamente prevista, sia pure come extrema ratio. I detrattori, tra cui il senatore democratico Bob Kerrey, sostengono che il piano della Rice fosse acqua fresca, né più né meno della precedente strategia dell’Amministrazione Clinton. Il terrorismo non era un priorità, tanto che il Washington Post ha svelato come proprio quel giorno Condi Rice avrebbe dovuto tenere un discorso sulla sicurezza nazionale centrato sulla difesa missilistica e con nessun riferimento al terrorismo. I giornali hanno chiesto alla Casa Bianca di rendere pubblico il testo mai pronunciato, ma il team Bush, almeno su un documento che non è mai esistito, è riuscito a mantenere il segreto.

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