Camillo di Christian RoccaIn fondo sono soltanto 40

Ne sono rimasti quaranta. Pensateci bene, sono soltanto quaranta i dittatori del mondo, l’ostacolo più grande alla pace nel mondo. Quaranta persone, nessuna donna, che torturano la propria gente e minacciano i vicini e il mondo intero. Erano quattro di più fino a poco tempo fa, poi gli americani hanno cacciato il talebano mullah Omar dall’Afghanistan, poi Saddam Hussein dall’Iraq, Charles Taylor dalla Liberia e, infine, Jean-Bertrand Aristide è stato costretto a lasciare Haiti. Settanta milioni di persone sono state liberate e, con grande fatica, ora sono libere e con una maggiore speranza nel futuro. Meno quaranta, dunque. Poi il mondo sarebbe pacifico, perché le democrazie non si fanno la guerra, al massimo si sfidano in Champions League.

Degli ultimi quarantuno ha parlato, in un libro americano, l’ex ambasciatore Usa a Budapest, Mark Palmer, poi ne ha scritto il Washington Post, e se ne occupa quotidianamente Freedom House, un’associazione fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt che si batte per liberare il mondo dai tiranni. Tutti gli anni Freedom House stila una classifica dei paesi liberi, semiliberi e dei paesi governati da dittature. Dall’elenco si può trarne fior da fiore, cioè i peggiori tra i peggiori.

Kim Jong Il (Corea del Nord), 63 anni, al potere dal 1994
Da trentuno anni consecutivi la Corea del Nord ha il peggior risultato possibile nella classifica di Freedom House, sia sui diritti politici sia sulle libertà civili. Kim Jong Il è degno erede del padre Kim Il Sung, nella loro Corea non esistono diritti, non c’è libertà di stampa né di parola, centocinquantamila dissidenti sono ai lavori forzati. Come nel Grande Fratello, quello di Orwell non quello di Ascanio, non esiste la privacy e gli oppositori sono giustiziati senza processo oppure confinati in campi di sterminio. Per non farsi mancare nulla, Kim Jong ha sviluppato anche un programma atomico con il quale minaccia la Corea del Sud, la Russia, la Cina e il Giappone.

Than Shwe, Burma (ex Birmania), 71 anni, al potere dal 1988
Il generale guida una giunta militare, il Consiglio per lo sviluppo dello Stato e della Pace che nel 1990 si rifiutò di concedere la vittoria elettorale al partito della premio Nobel, Aung San Suu Kyi. Than Shwe governa emanando decreti, controllando il potere statale, negando i diritti, discriminando le minoranze e commettendo crimini contro l’umanità. Non c’è nessuna libertà civile o politica, chi viene scoperto ad ascoltare trasmissioni radiofoniche dall’estero viene arrestato.

Hu Jintao, Cina, 61 anni, al potere dal 2002
A fronte delle aperture commerciali e del boom economico, Hu Jintao resta un dittatore comunista. I cinesi non possono decidere il proprio governo, i partiti d’opposizione sono illegali, il potere giudiziario è strumento del partito, la tortura è praticata con regolarità. Le libertà di stampa e di religione sono limitate. Pechino ha trentamila agenti che controllano il traffico su Internet, e i navigatori che sgarrano vanno in galera. Il governo impone alla Chiesa cattolica di non accettare i vescovi nominati dal Vaticano e controlla il materiale religioso pubblicato da ciascuna delle 5 religioni legali. La setta Falun Gong è considerata al pari dei gruppi terroristici. Il Tibet è ancora un territorio occupato e al Dalai Lama non è concesso rientrare in patria.

Principe Abdullah, Arabia Saudita, 80 anni, al potere dal 1995
Il re è suo fratello Fahd, costretto dal 1995 all’immobilità a causa di un infarto. Non ci sono mai state elezioni, ma c’è in corso una ferocissima lotta per la successione dentro una famiglia reale che conta diecimila membri. Al Qaida, dello sceicco saudita Osama Bin Laden, nasce nelle maglie di questa battaglia per il potere. Dopo la caduta di Saddam, Riad ha annunciato elezioni locali parziali e un pizzico di diritti civili per le donne ma per il momento resta una delle società più chiuse e retrograde del mondo. E’ una monarchia assoluta che ha come costituzione il Corano. Nei processi la testimonianza di una donna, quando è ammessa, vale la metà di quella di un uomo. Le donne non possono guidare né viaggiare da sole, e spesso sono punite pubblicamente dai membri della Commissione di prevenzione del Vizio e di promozione della Virtù. L’Arabia Saudita ultimamente ha dato una qualche mano agli americani contro il terrorismo, ma è accusata di propagandare il credo fondamentalista in giro per il mondo.

Teodoro Obiang Nguema, Guinea equatoriale, 61 anni, al potere dal 1979
Nel 2002 ha vinto le elezioni con il 99,7 per cento dei voti. Nel luglio scorso, la radio di Stato ha annunciato che il presidente "è in contatto permanente con l’Onnipotente" e che "può decidere di uccidere chiunque senza che nessuno glielo contesti e senza per questo andare all’Inferno". Le donne non hanno diritti, la libertà di culto è tollerata, di tanto in tanto esce qualche giornale indipendente.

Omar Al-Bashir, Sudan, 59 anni, al potere dal 1989
Bashir guida il più grande paese africano che ha sprecato 37 dei suoi 47 anni di indipendenza combattendo una guerra civile che ha causato 2 milioni di morti e creato 4 milioni di profughi. C’è un po’ di libertà di stampa, ma le elezioni non sono regolari, tanto che l’Unione Europea si è rifiutata di monitorarle. Si praticano le mutilazioni genitali femminili e le donne non hanno pari diritti perché la sola idea, dice Bashir, "è contraria ai valori e alle tradizioni sudanesi". Il Sudan ha ospitato, aiutato e sostenuto i terroristi islamici e Bin Laden ha vissuto qui a lungo. Bashir è accusato di utilizzare, come fece Stalin in Ucraina, la carestia forzosa contro quelle regioni del paese che gli si oppongono. E’ accusato anche di massacrare e praticare la tortura nei confronti dei cristiani.

Bashar Assad, Siria, 39 anni, al potere dal 2000
Bashar è il presidente ereditario, è succeduto a suo padre e guida il Baath, il partito gemello della famigerata organizzazione politica di Saddam. Il suo regime è altrettanto tirannico. Bashar è un musulmano alavita, gruppo che rappresenta soltanto il 5 per cento dei siriani ma che controlla ogni aspetto della vita pubblica del paese. E’ in guerra con Israele, controlla il Libano, è accusato di finanziare il terrorismo e di possedere armi di distruzioni di massa. La figura giuridica della donna è regolata dalla sharia, la legge islamica.

Saparmurat Niyazov, Turkmenistan 64 anni, al potere dal 1990.
Era il boss del partito comunista locale, alla caduta dell’Impero sovietico è diventato il presidente, ora addirittura è presidente a vita. Non garantisce nessun tipo di libertà politica, civile, di espressione, di stampa o religiosa ai suoi concittadini,

Fidel Castro, Cuba, 77 anni, al potere dal 1959
E’ il dittatore più longevo della Terra. Castro ha approfittato dell’attenzione mondiale sulla guerra in Iraq per arrestare i pochi dissidenti rimasti nell’isola e per fucilare, dopo processo sommario, tre cubani colpevoli di voler scappare dall’inferno da lui stesso creato. Alle elezioni del 2002 hanno partecipato 609 candidati, tutti scelti dal regime comunista, per gli altrettanti 609 posti dell’Assemblea nazionale. A Cuba non c’è libertà di stampa né di religione né di movimento interno. Un cubano non può scegliere la propria residenza né la propria educazione né il proprio lavoro. In prigione ci sono 320 prigionieri di coscienza accusati semplicemente di "pericolosità" o di "disseminare la propaganda del nemico".

Ali Khamenei, Iran, 65 anni, al potere dal 1989
Dopo la caduta del regime talebano l’ayatollah Khamenei, successore di Khomeini, è l’ultimo dittatore di uno stato teocratico. Esiste una parvenza di vita democratica, con elezioni, governo, Parlamento e stampa, ma la loro legittimità è nella mani degli ayatollah secondo il principio velayat-e-faghih che affida l’autorità temporale e spirituale all’uomo di religione, cioè all’ayatollah che resta in carica a vita e controlla tutti gli organi dello Stato, compreso il Presidente della repubblica islamica. L’Iran finanzia il terrorismo internazionale, gli Hezbollah libanesi, pratica la tortura e condanna a morte i dissidenti e gli oppositori.

Re Mswati III, Swaziland, 35 anni, al potere dal 1986
E’ re da quando ha raggiunto i 18 anni, quattro anni dopo la morte di suo padre, il quale aveva 100 mogli. Mswati III ha scelto la sua decima concubina convocando migliaia di giovani ragazze che ha costretto a ballare a seno scoperto.

Robert Mugabe, Zimbabwe, 80 anni, al potere dal 1980
Secondo Human Rights Watch, Mugabe ha ucciso o torturato 70 mila persone. Le elezioni sono tutt’altro che libere e quando l’oppositore, Morgan Tsvangirai, ha preso il 42 per cento dei voti è stato arrestato con l’accusa di tradimento. Negli anni scorsi ha scatenato la caccia all’uomo bianco, confiscando le fattorie di proprietà degli ex coloni britannici.

Khamtay Siphandone, Laos, 79 anni, al potere dal 1992
E’ un leader comunista, di stampo brezneviano, che guida il meno sviluppato dei paesi del sud est asiatico. E’ tutto controllato dallo Stato, la politica, la stampa, la religione. Gli oppositori muoiono in galera. L’iniziativa economica privata è tollerata.

Muammar Gheddafi, Libia, 62 anni, al potere dal 1969
Nonostante le ultimissime concessioni sulle armi di distruzione di massa, il risarcimento di colpe terroristiche del passato, alcuni discorsi di apertura alla democrazia e agli investimenti esteri, il regime di Gheddafi resta uno dei più repressivi del mondo. Non esistono partiti politici né libertà di stampa né di religione. La forma di governo è unica al mondo, Gheddafi la chiama jamahiriyah, cioè stato delle masse, ma in realtà decide tutto lui e il suo clan.

Ecco gli altri dittatori
Isaias Afwerki, Eritrea
Idriss Déby, Ciad
Gnassingbé Eyadéma, Togo
Paul Biya, Camerun
Lansana Conté, Guinea
Joseph Kabila, Congo
Musa Sude Yalahow, Somalia
Islam Karimov, Uzbekistan
Nursultan Nazarbayev, Kazakistan
Imomali Rakhmonov, Tagikistan
Askar Akayev, Kirgikistan
Aleksandr Lukashenko, Bielorussia
Hun Sen, Cambogia
Maumoon Absul Gayoom, Maldive
Qabus bin Said al-Said, Oman
Hamad bin Khalifa al-Thani, Qatar
Zayed ibn Sultan an-Nahayan, Emirati Arabi Uniti
Hassanal Bolkiah Muizzaidin Waddaulah, Brunei
Jigme Singye Wangchuck, Bhutan
Pervez Musharraf, Pakistan
Hosni Mubarak, Egitto
Zine al-Abidine Ben Ali, Tunisia
José Eduardo dos Santos, Angola
Abdelaziz Bouteflika, Algeria
Paul Kagame, Ruanda
Non Duc Manh, Vietnam

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