Camillo di Christian RoccaIpotesi per ridare a Ciampi il suo potere di grazia e a Marco l'acqua

Milano. Marco Pannella, questa mattina, avrà raggiunto le sessanta ore consecutive di sciopero della sete, un’iniziativa nonviolenta per restituire al presidente della Repubblica il potere di grazia, come gli spetta secondo la Costituzione. Le ore passano e la situazione si fa sempre più delicata per il leader radicale, come si evince dal bollettino medico che leggete qui sotto e dall’intervista al cardiochirurgo Bino Marino pubblicata a pagina 2.

Sempre questa mattina, alla sala conferenze di Palazzo Marini a Roma, si terrà un convegno di giuristi che ribadirà l’evidenza della lettera costituzionale: il potere di concedere la grazia a un detenuto condannato in via definitiva è potere esclusivo del capo dello Stato. Il ruolo del ministro della Giustizia è soltanto tecnico, burocratico, non a caso il Guardasigilli non si chiama più di ministro di Grazia e Giustizia dal 1989, anno in cui è stato approvato il nuovo codice di procedura penale contenente l’articolo 681, una specie di legge Boato ante litteram, che recita al penultimo comma: "La grazia a un condannato può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta". Nonostante alcuni politici di An e centristi (ma non il presidente della Sicilia, Totò Cuffaro) continuino contra legem a sostenere il contrario, non sono necessari né la domanda del condannato né la proposta del ministro. La grazia, confermeranno stamane i giuristi convocati dai radicali, è un atto precipuo e unilaterale del presidente della Repubblica, il quale se vuole, come sembra volere, può. E, se può, deve farlo senza aspettare il consenso dal potere esecutivo, cioè dal Guardasigilli.
Tutto semplice? Tutto risolto? No, affatto. Scorrono le ore e Pannella non ha nessuna certezza che Ciampi si sia riappropriato dell’esercizio del suo potere, sebbene ieri mattina al Quirinale non abbiano affatto sottovalutato la questione, grazie anche al rientro dopo una breve pausa del segretario generale Gaetano Gifuni.

Il ministro è attivo
La battaglia del settantaquattrenne leader radicale resta al buio, è cieca, azzardata. Pannella ama la vita, non vuole morire né fare il martire, aspetta soltanto un cenno del Quirinale per riprendere a bere. L’unico segnale partito dal Colle risale al giorno precedente l’avvio dello sciopero della fame, quando Ciampi chiese con una lettera al ministro Castelli gli incartamenti sul caso di Ovidio Bompressi e un dossier su Sofri. Antonio Maccanico, politico vicino al Quirinale, ieri ha detto che Ciampi si è comportato correttamente e che "nella peggiore delle ipotesi" la cosa verrà decisa con "un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale". Ipotesi confermata dal ministro Roberto Castelli al Tg3. Qui potrebbe entrare in gioco la presidenza del Consiglio. Per uscire dall’impasse costituzionale, con un occhio alle ore che passano e alle condizioni di Pannella, Silvio Berlusconi potrebbe dire che controfirmerebbe l’eventuale provvedimento di grazia oppure annunciare che schiererebbe l’Avvocatura dello Stato a favore della tesi "presidenziale" in caso di conflitto di attribuzione innanzi alla Corte Costituzionale.
Castelli è il più attivo, ieri ha ribadito che non sono vere le notizie riportate dal Corriere della Sera, secondo cui non avrebbe avviato l’iter per formare il dossier Sofri richiesto da Ciampi: "Si tratta di una falsità. Come ho già annunciato, infatti, ho dato indicazione agli uffici competenti di costituire il fascicolo, anche se per completarlo ci vorrà il tempo necessario per l’acquisizione dei pareri prescritti". La sete di Pannella non potrà durare a lungo, ma il leader radicale teme che, interrompendo ora la sua iniziativa, si tornerebbe al solito teatrino, al gioco dei rimandi, ai trabocchetti, al mancato ristabilimento dei poteri costituzionali del presidente. Che fare, dunque? Pannella si è appellato direttamente al capo dello Stato.
E’ comprensibile che Ciampi, a fronte di una prassi costituzionale di un certo tipo, fin qui sia stato cauto. Ma ora i pareri dei giuristi, anche di quelli a lui vicini, hanno superato in punta di diritto quella prassi. Il capo della Stato potrebbe mostrare a Pannella di essersi riappropriato del potere che gli spetta, magari esercitandolo su qualcun altro, su un detenuto che non è prigioniero a Pisa.

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