Camillo di Christian RoccaLa testimonianza di Condoleezza Rice

Washington. Il caso politico delle scorse settimane si è risolto in poco meno di tre ore. Condoleezza Rice, consigliere per la Sicurezza nazionale di George Bush, ieri si è infine presentata innanzi alla Commissione d’inchiesta sull’11 settembre. Secondo i detrattori di Bush, Rice non voleva testimoniare perché nascondeva chissà quali magagne; secondo la Casa Bianca, sarebbe stato meglio non testimoniare sotto giuramento per non essere costretti a svelare informazioni "altamente sensibili" per la lotta al terrore. Le pressioni della stampa hanno fatto vincere il round ai dieci commissari e agli accusatori di Bush. Condi Rice s’è quindi presentata ieri mattina alle 9, ora di Washington, ma tre ore dopo ne è uscita in trionfo.

L’ex rettore dell’università californiana di Stanford ha spiegato la genesi di questa guerra: "Per più di venti anni la minaccia terroristica è cresciuta e la risposta delle amministrazioni americane è stata insufficiente. Storicamente ­ ha detto Rice ­ le società democratiche hanno riflessi lenti nei confronti delle minacce, tendono piuttosto a rimandare il confronto con le minacce al momento in cui diventano troppo pericolose per ignorarle o al momento in cui è troppo tardi". Esempi? Eccoli: "Nonostante l’affondamento del Lusitania del 1915 e le continue molestie tedesche alle navi americane, siamo entrati nella Prima guerra mondiale solo due anni dopo. Nonostante le ripetute violazioni naziste del Trattato di Versailles e la serie di provocazioni tedesche degli anni Trenta, le democrazie occidentali non hanno agito prima del 1939. Il governo americano non ha agito contro la crescente minaccia dell’impero giapponese se non quando la minaccia è diventata evidentissima a Pearl Harbor". L’11 settembre ha cambiato prospettiva, ha detto Rice, prima non eravamo "sul piede di guerra" ma ora, "con la leadership di Bush, ci rimarremo finché la minaccia terroristica non finirà".

"Non mi pare di somigliare a Clarke"
La Commissione voleva sapere che cosa avesse fatto Bush nei sette mesi e mezzo precedenti l’11 settembre per prevenire l’attacco. L’ex capo dell’antiterrorismo, Richard Clarke, aveva accusato il presidente di aver sottovalutato bin Laden. Rice ieri ha spiegato che non è vero: dopo l’elezione i predecessori hanno informato la nuova Amministrazione del pericolo terrorista e di altre questioni di sicurezza nazionale. La minaccia era così seria che Bush ha preso una decisione inusuale: non ha sostituito i vertici clintoniani dell’intelligence, ma ha confermato sia il direttore della Cia, George Tenet, sia il capo dell’Fbi, Louis Freeh, sia lo stesso Richard Clarke, sia tutta la squadra antiterrorismo dell’Amministrazione Clinton.
Rice, sotto giuramento, ha detto che "la prima importante direttiva sulla sicurezza emanata dall’Amministrazione Bush non riguardava né la Russia né la difesa missilistica né l’Iraq, ma l’eliminazione di al Qaida". L’Amministrazione prorogò le azioni intraprese da Clinton e puntò, nel medio-lungo periodo, a elaborare una "nuova e complessiva strategia per eliminare la rete terroristica di al Qaida". Il piano fu definito il 4 settembre del 2001 e arrivò sul tavolo di Bush il giorno precedente l’attacco. Il problema della difesa nazionale era strutturale, ha detto Rice. Prima dell’11 settembre Fbi e Cia non comunicavano, ora con "il ministero della Sicurezza interna e con il Patriot Act le cose vanno meglio anche se il problema non è risolto definitivamente".
I commissari democratici le hanno chiesto con insistenza se con il memorandum del 6 agosto 2001 Bush fosse stato messo al corrente di un possibile attacco terroristico in America. Rice ha detto di no e che quel documento era stato sollecitato dallo stesso presidente. Non c’erano avvertimenti, né sulle modalità né sui tempi di un attacco, c’era solo un excursus storico sulle minacce di bin Laden. Altri rapporti, invece, parlavano di possibili obiettivi americani nel Golfo Persico, in Israele e al G8 di Genova. A domanda Rice ha risposto, e avrebbe voluto rispondere ancora se solo quegli stessi commissari che si erano lamentati della sua assenza glielo avessero permesso. Non è l’unico paradosso della storica audizione di ieri. L’altro è che i commissari liberal hanno accusato Bush per non aver invaso preventivamente l’Afghanistan, nell’estate 2001. Rice ha risposto che nel mondo precedente l’11 settembre non era concepibile attaccare tutti coloro che minacciavano l’America. La via corretta per far fuori i talebani, ha spiegato ai bellicosi commissari democratici, era l’approccio multilaterale, nel senso del coinvolgimento delle potenze regionali. Dopo l’11 settembre, invece, l’America non si può più permettere di aspettare che la minaccia si concretizzi: ecco spiegato l’intervento in Iraq. Bob Kerrey, liberal ma anti Saddam, è rimasto così spiazzato da Condi Rice che l’ha chiamata più volte "doctor Clarke". Alla quarta volta, Condi gli ha detto: "Non mi pare di somigliare a Dick Clarke".

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