Camillo di Christian RoccaL'America con l'Onu

Washington. Un nuovo governo iracheno scelto dall’Onu, previa consultazione con gli americani, dovrebbe guidare l’Iraq dal primo luglio. Tutti insieme appassionatamente, George Bush, Tony Blair, Kofi Annan e Paul Bremer, riprovano a coinvolgere la comunità internazionale, in realtà Francia, Germania, Russia e Cina, intorno a una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu sull’Iraq da approvare "quanto prima". L’obiettivo è ottenere un maggiore impegno multilaterale e affrontare di petto il punto del passaggio dei poteri agli iracheni, cui si arriverà tra meno di tre mesi, come previsto dall’iter avviato dalla precedente risoluzione Onu. La nuova risoluzione angloamericana sarebbe la quarta sul nuovo Iraq liberato dal dittatore. La prima, la numero 1483, approvata il 22 maggio 2003 con 14 voti a favore, zero contrari e l’astensione della Siria, inviava in Iraq il rappresentante dell’Onu. La seconda, la 1500 (approvata sempre 14 a 0), riconosceva le forze di occupazione, l’autorità provvisoria e, soprattutto, il Consiglio governativo iracheno come il legittimo rappresentante del popolo iracheno. Quel testo stabilì anche i confini della missione Onu in Iraq. Poi è arrivata la 1511, approvata all’unanimità il 16 ottobre 2003, la risoluzione che autorizzava "la Forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq" e che esortava "i paesi membri a dare il proprio contributo, in virtù di questo mandato delle Nazioni Unite, anche con l’invio di forze militari, alla Forza multinazionale". Alcuni paesi non belligeranti, come il Giappone, la Corea del Sud e moltissimi altri (ma con contingenti esigui) hanno inviato truppe in Iraq. Francia, Germania, Russia no. La 1511 imponeva agli angloamericani di stabilire un calendario da presentare alle Nazioni Unite e di trovare un accordo con le autorità irachene sulla transizione politica. Il 15 novembre 2003 l’accordo è stato raggiunto ed è stato deciso che il 30 giugno sia la Cpa guidata da Paul Bremer sia il Consiglio governativo iracheno si dovranno sciogliere. L’accordo prevedeva anche una serie di passaggi intermedi, alcuni realizzatisi, altri no. E’ stato rispettato, con un ritardo di un paio di giorni, l’appuntamento con la Costituzione provvisoria che, tra le altre cose, ha stabilito che le elezioni per un’Assemblea nazionale che redigerà la Carta definitiva dovranno tenersi entro il 31 gennaio 2005.

La nuova Costituzione definitiva sarà sottoposta a referendum entro metà dell’anno prossimo, mentre le elezioni dirette del governo si terranno entro la fine del 2005. Sempre secondo l’accordo del 15 novembre, entro maggio, americani e iracheni dovrebbero siglare un accordo sulla sicurezza che regoli il rapporto tra il governo e le forze militari americane, sul modello degli omologhi trattati stipulati in Europa al termine della seconda guerra mondiale. L’accordo non c’è ancora, anche perché non si sa ancora quale organo istituzionale iracheno erediterà il potere che oggi è detenuto da Cpa e Consiglio governativo. L’iniziale piano iracheno-americano prevedeva una serie di riunioni locali (caucus) che avrebbe dovuto scegliere un’Assemblea rappresentativa delle diverse articolazioni etniche e territoriali del paese. Il progetto è fallito a causa dell’opposizione del grande ayatollah sciita al Sistani che premeva per un più veloce passaggio elettorale.

Chi comanda dopo il 30 giugno
A quel punto sono tornate direttamente in campo le Nazioni Unite con l’inviato di Kofi Annan, Lakhdar Brahimi, il quale all’inizio dell’anno, su richiesta di Sistani, ha studiato la possibilità di convocare le elezioni prima del passaggio dei poteri del 30 giugno. Il team elettorale dell’Onu, che da allora lavora attivamente in Iraq, ha valutato negativamente l’ipotesi e ha confermato che prima del gennaio 2005 non sarà possibile organizzare un voto libero e giusto.
Resta aperta la questione su quale istituzione irachena prenderà il potere. Brahimi la settimana scorsa è tornato a Baghdad e, dopo una lunga serie di incontri, ha trovato un accordo di massima con i partiti iracheni e con i rappresentanti della società civile. L’idea, che ha avuto l’ok formale di Condoleezza Rice e di Paul Bremer, è quella di affidare all’Onu il compito di scegliere, dopo aver consultato gli americani, un nuovo governo iracheno che guiderà il paese nel delicato percorso verso la democrazia. Brahimi, al cui fianco ha lavorato il vice di Rice, Robert Blackwill, ha proposto anche di convocare, a luglio, una Conferenza nazionale che eleggerà un’Assemblea consultiva da affiancare al nuovo governo provvisorio, fino alle elezioni del gennaio 2005. L’inviato di Annan ha appena lasciato l’Iraq e riferirà ad Annan. Le proposte saranno discusse dentro il Consiglio di Sicurezza, ha detto ieri Colin Powell, per essere inserite nella nuova risoluzione.

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