Camillo di Christian RoccaL'anti Al Jazeera

"Se una radio è libera, ma libera veramente piace anche di più perché libera la mente", cantava Eugenio Finardi molti anni fa. George Bush lo ha preso in parola è ha lanciato la più grande offensiva mediatica dai tempi dei tentativi, riusciti, di far crollare l’impero sovietico con notizie e informazioni a modulazione di frequenza. Ora è nata Al Hurra, televisione americana di lingua araba che trasmette in Medio Oriente con l’obiettivo di rispondere alla potenza di fuoco antioccidentale di Al Jazeera, il principale network televisivo del mondo arabo. Al Hurra vuol dire La Libera, è finanziata dal Congresso americano con 62 milioni di dollari per il primo anno e trasmette via satellite da un sobborgo della Virginia. Lo spot di lancio è immaginifico: un crescendo di musica sinfonica che accompagna cavalli che corrono liberamente, uomini che camminano controcorrente, occhi che si spalancano e lo slogan: "Tu pensi, tu desideri, tu scegli, tu esprimi, tu sei libero, Al Hurra, proprio come te". La Libera trasmette 14 ore il giorno, informazioni, notiziari, moda, tendenze, documentari. E’ impossibile sapere se piaccia ai telespettatori. Secondo il New York Times i documentari e tutto quanto è impossibile vedere su una tv araba è moto apprezzato, ma se i kamikaze palestinesi vengono chiamati "terroristi" rischia di sembrare propaganda americana.
I giornalisti di Al Hurra sono belli e alla moda, i programmi sono veloci, i talk show più pacati rispetto alle infuocate discussioni delle tv arabe. L’iniziativa mediatica nel mondo arabo e islamico è cominciata due anni fa, come parte integrante della guerra al terrorismo. Il primo esempio è stato Radio Sawa, che vuol dire "insieme", su onde medie con notizie e musica pop. Gli americani finanziano anche trasmissioni in lingua farsi nell’Iran degli ayatollah. E la settimana scorsa sono partite, da Cipro, le trasmissioni di Radio Free Syria.

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